PIACENZA – L’esperienza dell’educativa di strada prosegue con continuità, a Piacenza, dal 2021, quando venne avviato il progetto “Crescere in sicurezza”, finanziato dalla Regione Emilia Romagna e attivo fino al 2023. In seguito, il percorso è stato portato avanti con ulteriore slancio grazie ai progetti “#Ontheroad” nel 2023, “Vega” nel 2024 e “Sirio” nel 2025, anch’essi cofinanziati dalla Regione nell’ambito dell’Accordo di programma sulla sicurezza (legge regionale n. 24/2003). Costante, nel tempo, la rete educativa coinvolta, composta dall’associazione Laboratorio di Strada Odv, dal gruppo informale Educatori di Strada, dalla cooperativa sociale L’Arco e dal Centro Sociale Papa Giovanni XXIII. Un impegno corale e congiunto, tra istituzioni e terzo settore, che oggi viene raccontato nella pubblicazione “Benessere di comunità. Il valore dell’educativa di strada” e che è stato oggetto, nella mattinata odierna, del convegno “Stare per restare” tenutosi all’Università Cattolica, con il coordinamento della Facoltà di Scienze della Formazione e del Centro Studi per l’educazione alla legalità e il patrocinio del Forum Italiano per la Sicurezza Urbana, il cui coordinatore nazionale Gian Guido Nobili, responsabile dell’Area Sicurezza Urbana, Legalità e Polizia Locale della Regione è intervenuto anche in conferenza stampa.
“Una delle parole chiave che emerge dalla pubblicazione dedicata all’educativa di strada – sottolinea la sindaca Katia Tarasconi – è il termine connessione. Con le ragazze e i ragazzi che gli operatori incontrano ogni giorno, perché a loro si rivolge innanzitutto questo percorso. Con tutti i servizi del territorio, perché alla base c’è un confronto imprescindibile e un impegno collettivo con il mondo della scuola, le forze dell’ordine, le istituzioni socio-sanitarie e il terzo settore. Infine, ma certo non ultima per importanza, c’è la correlazione con la comunità, perché l’educativa di strada è un elemento chiave nei processi di rigenerazione urbana”.
“La strada può essere un luogo educativo, di relazione, in cui si costruiscono identità e appartenenza – ha ricordato l’assessore alle Politiche Giovanili Francesco Brianzi – e il lavoro che viene portato avanti da una pluralità di attori a Piacenza ne è la dimostrazione importante, perché in questi anni ha svolto non solo un ruolo di prevenzione attiva nell’intercettare possibili situazioni di disagio e marginalità, ma ha anche contribuito in modo fattivo a instaurare legami e relazioni di ascolto, di fiducia, nell’ottica di una presenza educativa capace di portare, tra i giovani, il senso della partecipazione, di una cittadinanza più consapevole e responsabile”. Dalla fine di marzo sino al settembre 2026 sono già state programmate oltre 70 uscite degli educatori di strada, garantendo un presidio continuativo “cui si aggiungono – ha rimarcato l’assessore a Sport e Politiche Educative Mario Dadati – le attività ricreative e sportive promosse con il coinvolgimento di numerose realtà del territorio” e la presenza degli street tutor, nel quadro di un sistema integrato e di una rete di collaborazioni capace di agire come una vera e propria antenna nei diversi quartieri della città.
“L’Amministrazione comunale – ribadiscono Tarasconi e Brianzi – ha scelto di continuare a investire risorse e progettualità in questa direzione, grazie al supporto prezioso della Regione Emilia Romagna, al dialogo con le associazioni e gli operatori, senza dimenticare il lavoro di tutti gli uffici comunali coinvolti: dal Servizio Piacenza Giovani alla Polizia Locale, sino al Settore Infrastrutture che ha garantito, nell’ambito del progetto Sirio, la recente riqualificazione dell’area verde di via Millo o, l’anno scorso, il ripristino del campo da volley di Spazio 4”.
Cos’ha insegnato, sinora, questa esperienza? Gli educatori protagonisti del percorso, cui ha dato voce in conferenza stampa Lorenzo De Carli, la sintetizzano così nelle conclusioni del volume: “Uno dei principali insegnamenti riguarda l’importanza di creare e mantenere spazi sicuri di aggregazione, dove i giovani possano sentirsi accolti, ascoltati e liberi di esprimere i propri bisogni. Attraverso il contatto costante e il dialogo, si è potuto osservare che il disagio giovanile non è solo legato a fattori individuali, ma è spesso influenzato da condizioni familiari difficili, precarietà economica, mancanza di reti di supporto e problemi legati alla scarsa integrazione sociale. L’attività educativa di strada ha insegnato che l’approccio non giudicante e rispettoso è fondamentale per costruire relazioni di fiducia con i giovani, specie con quelli che vivono situazioni di vulnerabilità, come i minori stranieri non accompagnati o coloro che provengono da famiglie fragili. Solo attraverso questa fiducia si riesce ad aprire un dialogo che permetta di affrontare tematiche difficili come la violenza, l’abuso di sostanze, il disagio psicologico, e i comportamenti a rischio”.
A esprimere l’auspicio che l’attività degli educatori di strada possa inquadrarsi a tutti gli effetti come un servizio territoriale stabile, anche il professor Pierpaolo Triani, docente ordinario di Pedagogia della Facoltà di Scienze della Formazione e direttore del Centro Studi per l’Educazione alla Legalità dell’Università Cattolica, che ha ribadito il valore che si genera, per la comunità, sia grazie al lavoro svolto a contatto con i giovani, sia attraverso la collaborazione tra tutte le realtà coinvolte.
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