“Il governo dei giudici” di Sabino Cassese il 28 aprile la presentazione

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Alle 17 in modalità on line, con l’autore. Iniziativa dell’Osservatorio permanente legalità dell’Università di Parma

PARMA – AS’intitola Il governo dei giudici il nuovo volume di Sabino Cassese, che sarà presentato giovedì 28 aprile alle 17 in un webinar organizzato dall’Osservatorio permanente legalità dell’Università di Parma.

L’incontro sarà aperto dai saluti di Francesco Vetrò, docente di Diritto amministrativo all’Università di Parma, e di Simona Cocconcelli, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Parma. A seguire l’introduzione di Monica Cocconi, Delegata del Rettore all’anticorruzione e alla trasparenza, Responsabile scientifica dell’Osservatorio permanente legalità, e le relazioni di Marco Imperato, magistrato della Procura di Bologna, e di Margherita Ramajoli, docente di Diritto amministrativo all’Università di Milano. Il prof Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale, interverrà nel webinar.

L’incontro (per il quale è in corso la richiesta di accreditamento alla Fondazione dell’Avvocatura Parmense e all’Ordine degli Avvocati di Parma) sarà moderato da Elia Minari, coordinatore dell’Osservatorio permanente legalità dell’Università di Parma.

Per seguire il webinar occorre chiedere il link scrivendo a osservatorio@unipr.it

Dalla scheda del libro “Il governo dei giudici” sul sito web dell’editore Laterza:

«“L’indipendenza è divenuta autogoverno. Familismo ed ereditarietà hanno aumentato separatezza e autoreferenzialità. Ci si attendeva razionalità e si è avuto populismo giudiziario. Ci si attendeva giustizia e si sono avuti giustizieri”.

La situazione della giustizia in Italia è peculiare. Da un lato si assiste a una dilatazione del ruolo dei giudici, dall’altro a una crescente inefficacia del sistema giudiziario. Molti osservatori concordano sul fatto che la magistratura sia diventata parte della governance nazionale; che vi sia una indebita invasione della magistratura nel campo della politica e dell’economia; che in qualche caso la magistratura cerchi persino di prendere il posto della politica, controllando anche i costumi, oltre ai reati, proponendosi finalità palingenetiche delle strutture sociali, stabilendo rapporti diretti con l’opinione pubblica e con i mezzi di comunicazione. In questo contesto, le procure hanno acquisito un posto particolare, tanto che molti esperti parlano di una ‘Repubblica dei PM’, divenuti un potere a parte, con mezzi propri, che si indirizzano direttamente all’opinione pubblica, avvalendosi della ‘favola’ dell’obbligatorietà dell’azione penale, utilizzando la cronaca giudiziaria come mezzo di lotta politica e trasformando l’Italia in una ‘Repubblica giudiziaria’».