Gorrieri, “Impegno per una società giusta ed equa”

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In Consiglio il sindaco Muzzarelli e il presidente Poggi hanno ricordato il politico e studioso modenese a cento anni dalla nascita: “Il suo insegnamento è attuale”

Municipio-Comune-ModenaMODENA – “Ermanno Gorrieri ha sempre interpretato la politica come servizio alla società, con la convinzione, da autentico cattolico democratico, che una società per essere davvero giusta debba essere anche equa; che si debba lavorare per dare qualcosa in più a chi è più debole e fa più fatica, perché non tutti abbiamo le stesse opportunità e gli stessi mezzi. E quali siano le azioni e le politiche da applicare per ridurre le disuguaglianze è una domanda che ci dobbiamo fare anche oggi, soprattutto di fronte alla pandemia che ha ulteriormente allargato la forbice tra i primi e gli ultimi”.

Lo ha detto il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli ieri, giovedì 26 novembre, nel corso del Consiglio comunale (che si è svolto in presenza) nel quale sono stati celebrati i cento anni dalla nascita del politico e studioso modenese, “un uomo che ha saputo declinare i valori di libertà, uguaglianza e fraternità concretamente nella vita quotidiana di credente, di partigiano, di sindacalista, di studioso, di leader politico, parlamentare e consigliere regionale, ministro e poi consigliere comunale in un piccolo Comune”.

La cerimonia per il centenario, alla quale hanno partecipato due dei figli di Gorrieri, Claudio e Lucia, e, in collegamento, autorità civili e militari, è stata introdotta dal presidente del Consiglio comunale Fabio Poggi mentre l’economista Andrea Brandolini, autore di studi sulla povertà e il reddito, ha approfondito il tema delle disuguaglianze sottolineando in particolare che “è necessario riflettere sulla rete di protezione sociale italiana. Negli anni Settanta le difficoltà del sistema mutualistico portarono alla creazione del Sistema sanitario nazionale di carattere universalistico, l’auspicio, ora, è che la crisi spinga a superare l’attuale impostazione ‘categoriale’, favorendo tutele sociali universali commisurate ai bisogni delle persone, indipendentemente dall’appartenenza a una categoria”.

Di fronte a una situazione come quella del Covid – ha detto ancora Muzzarelli – probabilmente Gorrieri ci consiglierebbe “di rivolgere il nostro sguardo alle persone per ascoltare e cogliere fino in fondo il cambiamento in corso”. Il Covid ha accresciuto disuguaglianze “che erano già ampiamente presenti in Italia” e ha aumentato un divario che “non è solo legato al reddito, ma anche ai diritti e alle tutele. Il virus ha portato enorme tensione, anche nelle nostre comunità, tra chi è tutelato pienamente e chi non lo è per nulla. La sfida che ci aspetta, dunque, è quella di far ripartire un Paese cercando di promuovere una maggiore equità sociale. E se c’è una lezione che Gorrieri ci ha lasciato e che vogliamo applicare – ha proseguito – è quella della testarda intransigenza rispetto alla garanzia dei diritti e all’attenzione sugli esiti concreti delle politiche perseguite. Andare oltre gli slogan, la propaganda, e verificare quali sono davvero i risultati ottenuti”.

In apertura, il presidente Poggi aveva affermato che il senso della giornata “è farci interrogare da Gorrieri, profeta spesso inascoltato della lotta alle disuguaglianze. Perché quella che celebriamo oggi è una sconfitta, non del pensiero di Gorrieri ma della sua mancata applicazione: la nostra società rimane, infatti, tragicamente disuguale e ingiusta. Abbiamo la responsabilità – ha aggiunto Poggi – di far crescere quanto Gorrieri ha seminato, di seguire quel solco tracciato con metodo rigoroso e ricco di analisi e proposte concrete per essere artefici, per il ruolo che ognuno di noi ha, di un modello di integrazione e di sviluppo per il riscatto di tutti gli uomini e di tutte le donne da ogni forma di povertà e di disuguaglianza. Non nell’appiattimento di un assistenzialismo acritico, ma nella valorizzazione delle differenze per il riconoscimento dei bisogni e per la promozione dei singoli”.

Nel suo intervento, Brandolini ha parlato delle diseguaglianze nella società italiana prima e dopo l’emergenza Coronavirus, rilevando che nell’ultimo quarto di secolo la disuguaglianza è aumentata a causa della crisi valutaria del 1992 e della recessione del 2008-2009. Le difficoltà sono state amplificate dagli effetti del Coronavirus, che, a sei mesi dall’arrivo della pandemia, hanno comportato anche un decremento del reddito per quasi il 30 per cento delle famiglie: tuttavia “i trasferimenti pubblici – ha detto l’economista – hanno mitigato per ora l’aumento della disuguaglianza dei redditi”. Brandolini ha quindi ipotizzato una riforma organica della rete di protezione sociale italiana basata su tre criteri: un buon sistema di ammortizzatori che faciliti la riallocazione delle risorse tra imprese; un quadro di protezione sociale ben definito che riduca il senso di vulnerabilità delle famiglie e l’esigenza di accumulare risparmio a fini precauzionali; maggiore equità nella protezione dei lavoratori, anche in considerazione del mutato mercato del lavoro.