Il programma accosta due vertici del primo Romanticismo europeo, Fryderyk Chopin e Franz Schubert, delineando un percorso che attraversa danza, lirismo e visione poetica.
Le Valse op. 70 n. 2, op. 34 n. 1, op. 64 n. 3 e la celebre Grande Valse Brillante op. 18 mostrano l’arte con cui Chopin trasfigura il salotto aristocratico in spazio di raffinata invenzione pianistica: il ritmo ternario diventa flessibile respiro cantabile, ora malinconico, ora scintillante. Con la Polacca-Fantasia op. 61 il compositore supera la forma di danza per approdare a una costruzione libera e visionaria, dove l’eco dell’orgoglio nazionale polacco si fonde con un linguaggio armonico audace e introspettivo. La Ballata op. 47 n. 3, tra le pagine più luminose del ciclo, unisce slancio narrativo e architettura salda, in un equilibrio esemplare tra virtuosismo e poesia.
Di Schubert, il Minuetto e Trio D. 600 rivela una scrittura intima e sospesa, già proiettata oltre i confini classici. Composto nel 1813, questo brano è uno dei vertici della produzione pianistica breve di Schubert e uno dei minuetti più singolari di tutta la letteratura musicale. La scelta del do diesis minore è di per sé una dichiarazione di intenti, in quanto si tratta di una tonalità “oscura”, faticosa, legata al dolore e all’introspezione (si pensi alla Sonata Al chiaro di luna di Beethoven). Qui il Minuetto perde ogni residuo di danza e il ritmo viene scandito in modo quasi ossessivo, funereo: non c’è più la cortesia del salotto, ma l’inquietudine del viandante (Wanderer). La Sonata in la maggiore D. 959, composta nell’ultimo anno di vita insieme alle Sonate D. 958 e D 960, rappresenta il termine del ciclo vitale della forma Sonata classicamente intesa. Pur con l’inevitabile influsso delle sonate beethoveniane, Schubert trova una sua personale visione. In Schubert la tensione drammatica senza respiro di Beethoven si scioglie in diffuso lirismo e il suo serrato percorso formale si allenta e lascia spazio ad impreviste divagazioni: dall’ampio respiro dell’Allegro iniziale alla profondità quasi visionaria dell’Andantino, fino alla leggerezza inquieta dello Scherzo e alla luminosa cantabilità del Rondò conclusivo. In queste pagine, la forma-sonata si dilata in spazio espressivo, trasformando il pianoforte in voce interiore capace di abbracciare intimità e infinito.
Medaglia d’argento, premio del pubblico e premio di musica da camera al Concours Musical International de Montréal 2024, Gabriele Strata è riconosciuto dalla critica come “Un talento dalla sensibilità straordinaria e dalla tecnica perfetta” (Il Sole 24 Ore). Già vincitore del primo premio e del premio del pubblico al Rio de Janeiro International Piano Competition nel 2023 e del XXXV Premio Venezia, nel 2021 il Teatro la Fenice gli conferisce lo storico premio “Una vita nella musica – giovani” per meriti artistici. È regolarmente invitato nelle più importanti stagioni italiane ed internazionali, esibendosi in Sala Verdi a Milano (Società del Quartetto), Berliner Philharmonie con la Sinfonie Orchester Berlin, Wigmore Hall, Barbican Centre e Cadogan Hall a Londra, Het Concertgebouw ad Amsterdam, Maison Symphonique di Montréal con Orchestre Symphonique de Montréal, St. David’s Hall di Cardiff con la Cardiff Philharmonic Orchestra, il National Centre for Performing Arts di Mumbai con la Symphony Orchestra of India, collaborando con direttori quali Umberto Benedetti Michelangeli, Xian Zhang, Roberto Tibiriçá, Baldur Brönnimann, Michael Bell, Hans Richter. Con un repertorio che spazia dal Barocco alla musica contemporanea, il suo recente debutto a Wigmore Hall è stato definito dalla critica come “un recital di creatività perfetta, che gli assicura a soli 23 anni il suo posto nell’intransigente mondo delle sale da concerto” (Crepuscular Musings). La stagione 2024-2025 include tournée di recital in Cina, Brasile, Giappone, Italia, e debutti in formazione cameristica alla Konzerthaus di Berlino e Laieszhalle di Amburgo. Sue esecuzioni sono frequentemente trasmesse su Rai Radio 3 e Sky Classica HD. Si diploma con il massimo dei voti, lode e menzione d’onore al Conservatorio di Vicenza sotto la guida di Riccardo Zadra e successivamente prosegue gli studi con Boris Berman e Benedetto Lupo. A soli 19 anni consegue il Master of Music e il Master of Musical Arts presso la prestigiosa Yale University, nel 2023 l’Artist Diploma presso la Guildhall School of Music di Londra e il diploma presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma ottenendo il massimo dei voti, lode e la menzione d’onore conferita a un solo altro pianista nella storia dell’Accademia.