Farmacologia e integrazione di genere

BOLOGNA – Perché parlare di farmacologia di genere? E come arrivare effettivamente a una uguaglianza di genere, così come previsto anche dall’agenda 2030, in termini di equità e di opportunità di cura e di benessere? E quali le maggiori tendenze dell’integrazione di genere? A queste e a molte altre domande hanno provato a rispondere Elena Vecchioni, presidente di Federfarma Verona, e Martina Trittoni, segretaria di Federfarma Verona, durante l’incontro Nuovi orizzonti culturali di studio e ricerca clinica, verso la gender equality.

«Lo studio del farmaco si è a lungo parametrato su un soggetto maschile di 25 anni e di 70 chili – spiegano Vecchioni e Trittoni –, sebbene ci siano diverse variabili correlate al genere nella risposta al farmaco». Le principali sono peso corporeo, area superficiale, massa grassa, volume plasmatico, quantità totale di acqua corporea, ormoni sessuali, diversi atteggiamenti verso la salute e la terapia. A causa di una minore presenza dell’enzima alcoldeidrogenasi gastrica, per esempio, le donne metabolizzano l’etanolo diversamente, aumentandone la biodisponibilità. Anche l’aspirina mostra differenze nell’efficacia preventiva tra i due sessi per eventi cardiovascolari, evidenziando la necessità di dosaggi specifici. «La farmacologia di genere evidenzia una storica sottorappresentazione delle donne negli studi clinici – aggiungono Vecchioni e Trittoni –, basati prevalentemente sul modello maschile. Questo crea disparità nella valutazione di efficacia, sicurezza e dosaggio dei farmaci». Tra i dati a riprova, il maggior numero di segnalazioni di reazioni avverse a farmaci da parte di donne.

Ricerca medica, educazione medica, pratica clinica possono a loro avviso contribuire pian piano a raggiungere una gender equality, con un contributo importante rivestito anche dalla farmacia: «La farmacia territoriale è un presidio consapevole che quotidianamente fa farmacosorveglianza, monitoraggio, aderenza della terapia, screening», concludono Vecchioni e Trittoni. Un’attenzione che Aifa, Ministero e Osservatorio per la farmacologia di genere stanno ora rivolgendo al tema con più costanza.

Altri dati interessanti su farmacia e genere sono poi arrivati dalla seconda sessione della Nutraceuticals Conference, moderata da Arrigo F.G. Cicero, presidente della Società italiana di nutraceutica SINut nonché professore di Scienze dietetiche dell’Università di Bologna. Gli integratori, infatti, sono sempre più alleati della quotidianità di tutte le generazioni e la farmacia sempre più un punto di riferimento per consigli qualificati, prodotti sicuri e soluzioni mirate: secondo una delle più recenti ricerche IQVIA, esposte da Maurizio Maggini, associate director, supplier services di IQVIA Italia, il mercato degli integratori alimentari ha un valore di 5,4 miliardi circa (dato relativo al 2025), con una crescita del 4,8% rispetto al 2024. Ciò significa, per l’osservatorio salute IQVIA, che la farmacia, da dispensatore di farmaco, è diventata un presidio di salute trasversale, poiché lo stare in salute è diventata una priorità e un obiettivo di tutte le fasce d’età. Farmacia che rappresenta il pilastro principale del mercato, pari al 74% (l’acquisto in farmacia è addirittura superiore all’80% per i segmenti dei probiotici, degli antitosse e dei prodotti per malattie urinarie, ovvero quelli che ancora necessitano di maggiori consigli da parte dei farmacisti).

Tuttavia, dopo anni di costante espansione, il mercato dei nutraceutici ha visto una leggera flessione nel primo trimestre del 2026, pari allo 0,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nonostante questo, per gli analisti di IQVIA è possibile definire quello degli integratori un mercato «resiliente», con una domanda sempre più guidata da donne e da over 50 e con un orientamento incentrato a bisogni funzionali, specifici e per età, dunque personalizzati. Tra le donne, per esempio, si registra una maggiore richiesta di vitamine, minerali, prodotti per l’apparato digerente, per l’urologia e, più in generale, per la prevenzione. Tra gli uomini, invece, si nota una maggiore richiesta di prodotti per l’urologia, antiacidi e per le articolazioni.

Un altro dato importante, in questo contesto, l’ha fornito Roberto Zenga, fondatore di Zeta Health Solutions, che ha sottolineato come il 62% degli integratori venga prescritto a donne. «Da una parte esiste una salute per così dire globale – conclude il presidente Cicero –, dall’altra è innegabile che esistano predisposizioni e problematiche specifiche a seconda del genere»