Bologna

Elizabeth Diller ha incantato Cersaie raccontando le sue sfide progettuali

BOLOGNA – Protagonista oggi all’Europauditorium del Palazzo dei Congressi di BolognaFiere, che con la sua Lectio magistralis ha aperto il programma culturale di Cersaie ‘Costruire, abitare, pensare’, l’architetta statunitense Elizabeth Diller, socia dello studio Diller Scofidio + Renfro (DS + R).

L’incontro ha avuto inizio con i saluti introduttivi del presidente della Commissione Attività Promozionali e Fiere di Confindustria Ceramica Filippo Manuzzi che ha sottolineato come Cersaie non sia solo un appuntamento per esporre e far conoscere i prodotti, ma anche per creare occasioni d’incontro con il mondo del costruire. “Per questo organizziamo incontri d’approfondimento sui temi d’architettura. Amiamo l’architettura e ci auguriamo che tutti voi visitando la fiera possiate amarla.”

Elizabeth Diller, introdotta dallo storico dell’architettura Fulvio Irace, è stata presentata come un architetto piuttosto imprevedibile, caratterizzata dalla capacità di sfidare le convenzioni, le strade già battute, e dotata di una grande lucidità con cui ogni volta si prepara a rispondere a una domanda di progetto, cogliendo ciò che gli viene posto come una sfida da risolvere per il futuro.

Tutto questo emerge dalla diversa tipologia dei progetti presentati, riflesso anche di una formazione culturale singolare, molto atipica per un architetto, a cui soltanto tre o quattro persone – tra cui il suo compagno di vita e di lavoro Ricardo Scofidio, hanno principalmente contribuito.
Nella sua Lectio Magistralis, l’architetta statunitense ha raccontato la nascita e la storia progettuale dei suoi progetti più conosciuti, primo fra tutti l’‘High Line’, un parco urbano di 2,3 chilometri realizzato su un vecchio binario ferroviario dismesso di New York, che ha trasformato una zona “esaurita”, destinata alla demolizione in una zona prospera e sviluppata economicamente: “ogni buona azione che si fa per la propria popolazione deve avere anche per la città un vantaggio economico” – ha sottolineato Elizabeth Diller. Il nuovo parco rappresenta uno spazio subconscio, che non sembra reale, dove il paesaggio è reso vivo con una vegetazione naturale portata nei vari microcosmi della zona.

La relazione è proseguita con altri progetti straordinariamente innovativi che dimostrano come per Elizabeth Diller l’architetto abbia occasione di sperimentare e operare in maniera alternativa: “The Shed”, un centro culturale caratterizzato per la sua struttura mobile che si espande e contrae, paradigma della flessibilità;  un museo a Londra che, ispirato ai magazzini di stoccaggio, si presenta come un archivio aperto, esponendo anche le opere normalmente non visibili al visitatore nei musei tradizionali; una moschea a Doha che, aperta alla comunità femminile, su un’area di un chilometro quadro, rappresenta un progetto rivoluzionario.

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Pubblicato da
Roberto Di Biase

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