Discesa all’Inferno con il Teatro del Lemming il 6 novembre a Teatri di Vita

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BOLOGNA – Un viaggio nell’Inferno dantesco, che è anche il mondo capovolto delle nostre paure e dei nostri incubi. A proporlo è il Teatro del Lemming in “Inferno. Parte I di Nekyia”, con la regia e la musica di Massimo Munaro, e l’interpretazione di Alessio Papa, Diana Ferrantini, Fiorella Tommasini, Chiara Elisa Rossini e Katia Raguso. L’appuntamento è domenica 6 novembre alle ore 17, a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, Bologna; tel. 333.4666333; teatridivita.it), preceduto dall’ormai tradizionale “rito del tè” di Teatri di Vita (ogni domenica agli spettatori viene offerto il tè all’arrivo in teatro).

Lo spettacolo del Teatro del Lemming è programmato all’interno della stagione “Get up! Stand up!”, realizzata con il contributo del Comune di Bologna, della Regione Emilia Romagna, del Ministero della Cultura.

Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate: benvenuti all’Inferno. Quello di Dante, quello delle nostre fantasie e paure, quello del Teatro del Lemming, fatto di corpi nel buio squarciato da luci violente. Lo spettatore è invitato a un viaggio che, come quello del Sommo Poeta, è destinato a cambiare chi lo affronta. Un mondo altro, straniero, capovolto, ma anche tragicamente legato alla quotidianità e all’esperienza dei nostri giorni. Se da un punto di vista psichico l’Inferno, come è per il teatro, suggerisce uno sprofondamento dell’anima nel regno dei morti, del sogno e dell’inconscio, cioè in un luogo senza tempo, da un punto di vista etico ci riporta, invece, a domande basilari sul nostro tempo, sul regno del presente: a questo presente gli spettatori, qui, sono lasciati nella loro condizione quotidiana di muta impotenza. Uno specchio crudele per provocare uno shock rivelatore e salutare.

Il Teatro del Lemming, che torna a Teatri di Vita dopo diverse altre occasioni negli anni scorsi, è da tempo riconosciuto come uno dei gruppi di punta del nuovo teatro italiano ed europeo, fondatore di una originale poetica di coinvolgimento chiamata teatro dello spettatore, che rifugge la massa e ricerca una relazione intima e personale con ciascun individuo. La compagnia, guidata da Massimo Munaro, ha vinto numerosi premi tra cui il Premio Totola, il Premio Piccoli Palcoscenici, il Premio Ubu Giuseppe Bartolucci e il Silver Snowflake al Sarajevo Winter Festival.