BOLOGNA – Trasmettiamo di seguito il testo dell’intervento di inizio seduta del Gruppo Bologna metropolitana Centrosinistra, reso in apertura della seduta odierna del Consiglio metropolitano dal consigliere Franco Cima, sul trasferimento dell’Agenzia nazionale ItaliaMeteo da Bologna a Roma.Apprendiamo dai giornali che il governo vuole trasferire l’Agenzia nazionale ItaliaMeteo da Bologna a Roma, con il rischio concreto di smantellare la struttura esistente, e vuole escludere le Regioni dalla governance strategica affidando gli indirizzi al Dipartimento della Protezione Civile nazionale.
ItaliaMeteo non è un ufficio pubblico qualsiasi da spostare con una circolare. È l’agenzia nazionale per la meteorologia e la climatologia, e la sua sede a Bologna non è frutto di una scelta casuale o di una rendita di posizione territoriale. Bologna è, il più grande centro meteo europeo e uno dei più importanti a livello internazionale.
È una struttura che ha trovato la sua collocazione naturale al tecnopolo. L’Agenzia usa il supercomputer Leonardo al Tecnopolo insieme a CINECA e Istituto Nazionale Fisica Nucleare. Sono avviate collaborazioni operative con CNR, ISAC, ISPRA, il Ministero dell’Ambiente, i consorzi di bonifica, le ARPAE di varie regioni. Era già stato concordato il trasferimento della United Nations University. Un ecosistema scientifico costruito pezzo per pezzo, relazione per relazione, in anni di lavoro.
Tutto questo il governo vuole smontarlo. E la domanda che dobbiamo fare in quest’aula — con tutta la chiarezza possibile — è: perché?
L’assenza totale di una giustificazione scientifica.
Non esiste una sola ragione tecnica o scientifica che giustifichi il trasferimento a Roma. Nessuna. Spostarla non renderà le previsioni più accurate. Non proteggerà meglio i cittadini dalle alluvioni. Non accelererà le politiche di adattamento climatico. Non produrrà un solo vantaggio operativo misurabile.
In tutta Europa i grandi centri meteorologici stanno dove ci sono le competenze, non dove c’è il governo. L’Italia starebbe facendo esattamente l’opposto dei suoi principali partner europei, senza che nessuno riesca a spiegare perché.
Il capitale umano: quello che non si trasferisce per decreto.
Si rischia di perdere il sistema universitario e dei ricercatori. Non un edificio. Non una sede amministrativa. Ma il tipo di investimento umano e scientifico che non si compra e non si trasferisce per decreto ministeriale. I ricercatori, i tecnici, gli esperti specializzati non seguiranno il trasloco a Roma. E ricostruire quelle competenze altrove — ammesso che sia possibile — richiederebbe anni e risorse ingenti. Quello che il governo chiama riorganizzazione, nella realtà è dispersione irreversibile di patrimonio scientifico nazionale.
L’errore concettuale sulla governance.
La nuova configurazione che il governo intende adottare esclude le Regioni dalla definizione delle linee strategiche e attribuisce quegli indirizzi al Dipartimento nazionale della Protezione Civile.
La Protezione Civile emette allerte sul domani. Fa un lavoro importantissimo, ma operativo, contingente. Lo studio dei sistemi meteorologici e climatici è un’altra cosa: è ricerca avanzata, sofisticata, di lungo periodo, strategica per il Paese. Confondere le due cose significa degradare ItaliaMeteo da agenzia scientifica ad ufficio operativo. Significa rinunciare a costruire una vera capacità nazionale di ricerca climatica proprio nel momento in cui il cambiamento climatico la rende più urgente che mai.
La posta in gioco più grande: il Tecnopolo.
Il Tecnopolo di Bologna è sistema interconnesso, costruito in anni di investimenti pubblici e privati, riconosciuto a livello internazionale. Colpire uno di quei nodi non è neutro rispetto agli altri.
A questo punto la domanda rimane una sola: perché farlo? Nessuna ragione scientifica. Nessuna ragione operativa. Nessuna ragione giuridica. Nessuna ragione di efficienza.
Questa città rischia di perdere posti di lavoro altamente qualificati, prestigio scientifico internazionale, un’agenzia strategica costruita con anni di lavoro e investimenti. E la domanda rimane sempre la stessa. Perché? Come si suo, dire fatevi una domanda e datevi una risposta.









