Consiglio comunale, l’intervento d’inizio seduta della consigliera Elena Leti

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BOLOGNA – Di seguito l’intervento d’inizio seduta della consigliera Elena Leti (Partito Democratico).

“Canile, lavori imposti dal Tribunale che cagionano la salute degli animali.
A seguito di una sentenza del Tribunale il canile intercomunale di Bologna e Castel Maggiore, dovrà a breve , entro il 14 luglio terminare i lavori di manutenzione straordinaria con la finalità di apportare una mitigazione acustica della struttura.

Questi provvedimenti sono conseguenza di un ricorso di un residente che lamenta una diffusione sonora troppo elevata causata dai latrati dei cani. Al comune viene così ordinato di ‘ridurre le emissioni acustiche’ attraverso l’installazione di barriere fonoassorbenti per un importo di circa 100 mila euro.

I lavori previsti comportano il montaggio di questi pannelli di circa 2,5 metri di altezza, e di terrapieni che per l’ubicazione andranno ad impedire completamente la libera circolazione dell’aria costringendo gli ospiti ( cani e gatti), oltre ai gestori e ai volontari che prestano servizio al canile a sopportare temperature elevatissime.

Inoltre sempre per l’installazione di questi pannelli è necessario abbattere un numero cospicuo di alberi, per la precisione 30 alberi , indispensabili per garantire un minimo di frescura e ombreggiamento.

Sempre il Giudice ordina anche una riduzione del numero degli animali presenti all’interno della struttura, che al momento della verifica del CTU del tribunale risultavano 130 esemplari. Nella perizia viene posto un tetto massimo da non superare di 80 animali presenti contemporaneamente.

Voglio ricordare anche che il Canile di Bologna risale al 1971 e per questo risulta obsoleto e in alcune parti fatiscente, sotto dimensionato in rapporto al numero di abitanti residenti a Bologna. Per fare un esempio il canile di Bologna é un quarto di quello di Modena, pur avendo una popolazione molto maggiore.

In questi mesi dopo la prima sentenza che risale a gennaio, il comune di Bologna ha fatto ricorso, un provvedimento che è stato però rigettato dal tribunale dando quindi via libera alle decisione formulate dal Giudice.

Inoltre voglio sottolineare come sempre in questi mesi, i gestori del canile e i volontari hanno dato avvio e incentivato moltissimo le procedure di adozione dei cani, arrivando a ridurre la presenza degli animali da 130 a 76 cani, numero di oggi. Ben sotto il numero previsto di 80 presenza richiesto dal tribunale. Devo riconoscere che è stato fatto veramente un grandissimo lavoro, che ha permesso tantissime adozioni evitando in questo modo il trasferimento in altri canili degli animali.

Quindi da un lato abbiamo la richiesta legittima di alcuni residenti che lamentano la presenza di un rumore costante, dall’altro la salute e il benessere degli animali.

Non credo sia corretto mettere in contrapposizione due esigenze di eguale dignità, ma penso che il giusto modo di procedere sia quello di di soddisfare in egual misura esigenze legittime.

Cosa fare quindi ora. Da un lato trovare uno strumento giuridico amministrativo e chiedere al Tribunale di non procedere ed eventualmente posticipare almeno la realizzazione di queste opere, pannelli fonoassorbenti, almeno di due mesi e mezzo, inizio ottobre quando passata l’estate le temperature saranno più clementi. Dall’altro spostare il canile, in un area comunale più appropriata. Lavorare alacremente per trovare un’area di proprietà del Comune di dimensioni adeguate e con soluzioni tecniche e distributive in grado di fare fronte a tutte le richieste emerse.

Dico questo perché suppongo che anche se spostiamo la struttura potremmo trovarci ad affrontare ugualmente la richiesta di isolare il canile sotto il profilo acustico. Ma nel caso si realizzi una manufatto nuovo e quindi si realizzi da subito un isolamento termico e anche acustico questo può includere degli accorgimenti e degli impianti interni che producono una ventilazione forzata e una riduzione dell’umidità in grado di garantire il raffrescamento nel periodo estivo a tutti gli ospiti cani e gatti e tutti gli operatori che li lavorano. Non parlo di aria condizionata ma di meccanismi che facciano muovere l’aria.

Comprendo che non è facile trovare un appezzamento di terreno che rispettando tutte le normative e anche il giusto distanziamento dalle abitazioni possa accogliere una nuova struttura. Forse vale la pena di pensare non ad un area unica che accolga tutti i 200 cani, (numero che si presuppone adeguato e parametrato al numero di abitanti della città di Bologna) e che richiede superfici molto ampie che includono anche il distanziamento dalle abitazioni, ma ad esempio si potrebbe pensare a due aree distaccate di medie dimensioni.

È importante ora procedere per cercare questa o queste aree, come sta già facendo l’Amministrazione comunale. È una battaglia che ho assunto personalmente, non solo perché amo moltissimo gli animali, ma perché credo sia una battaglia di civiltà”.