Consiglio comunale, l’intervento della vicesindaca Emily Clancy in ricordo di Serafino D’Onofrio

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Il Consiglio ha osservato un minuto di silenzio

BOLOGNA – Oggi, la vicesindaca Emily Clancy ha ricordato in Consiglio comunale la figura di Serafino D’Onofrio. Al termine, il Consiglio ha osservato un minuto di silenzio.
Di seguito il ricordo della vicesindaca Clancy.

“Serafino D’Onofrio è stata una figura estremamente importante per la nostra città, per cui non sarà facile ricordarlo in pochi minuti.

Serafino è stata la Politica nel senso più alto del termine, fatta per la polis, fatta per la comunità, fatta per creare quei corpi intermedi di cui sentiamo così tanto la mancanza. Un uomo che ha dedicato tutta la sua esistenza alla vita pubblica e associativa, al servizio delle cittadine e cittadini della nostra città, naturalmente senza mai dimenticare gli affetti, famiglia, amici e amiche.

Il 5 agosto avrebbe compiuto 70 anni. La sua occupazione principale è stata quella di Ferroviere e si è occupato di sicurezza sul lavoro per Trenitalia. È stato sindacalista della UIL (Unione Italiana del Lavoro), dirigente politico col Partito Socialista Italiano, ma anche dirigente e amministratore pubblico nel Consorzio dei Trasporti Pubblici e nell’ATC.

È stato consigliere del Quartiere Santo Stefano e Consigliere comunale di Bologna dal 2004 al 2009, nel mandato amministrativo del sindaco Sergio Cofferati, per la lista Società Civile – il Cantiere.

Dal 2013 è stato il Presidente di AICS – Associazione Italiana Cultura Sport per la provincia di Bologna.

Socialista convinto, poliedrico, spiritoso e intelligente come sanno essere i napoletani, una figura sensibile e creativa, un sognatore e un idealista.

Negli ultimi anni, insieme a tante compagne e compagni, ha condiviso le battaglie ambientaliste per questa città e in questo senso si è mosso per sensibilizzare rispetto alle questioni della sostenibilità, dell’ecologia e della rigenerazione.

Così come sapeva sempre essere vicino ai giovani, e il linguaggio comune che parlavano era quello della passione per lo sport, magari praticato in spazi che creavano ibridazione culturale. Solo per citarne una ad esempio, quante telefonate e commissioni su Oz, quanto ti sei prodigato perché quell’esperienza speciale trovasse casa a Bologna.

Eri così eclettico: dal partito socialista ai movimenti, dalle istituzioni ai centri sociali. Attraversavi tutti questi contesti con passione e in ognuno portavi qualcosa. Un napoletano adottato da Bologna, infatti non possiamo che definirti vulcanico.

Eri sempre immerso nel creare, dare impulso, mettere intorno a uno stesso tavolo o a una stessa tavolata.

Ti chiamavamo alle 20 di domenica sera perché il dibattito che avevamo previsto all’aperto stava per essere rovinato da un acquazzone? Tu ci richiamavi cinque minuti dopo offrendoci una struttura alternativa al coperto.

Sempre pronto, sempre presente, un presente che sapevi apprezzare tenendo allo stesso lo sguardo al futuro.

Socialista e laico. Ironico e autoironico, sapevi prendere in giro e prenderti in giro.
Nella tua auto-presentazione legata all’attività di consigliere comunale, avevi detto: “Non sono iscritto alla Massoneria, ma al Dopolavoro Ferroviario di Bologna e all’associazione Luca Coscioni”.

Ma voglio ricordare un altro tuo scritto, la lettera che avevi mandato al Carlino pochi giorni prima di Natale. Quanta dignità nelle tue parole nel parlare della malattia:
“Mi fa tenerezza la mano sinistra, che fa cadere tovaglioli e posate, ma tornerà a stappare bottiglie e ad allacciare le scarpe. Non mi vergogno delle fragilità. Prima dell’intervento, ho inviato messaggi strazianti a tante persone. Sono stato patetico ma la situazione era veramente difficile. Sono agnostico e radicalissimo. Però, sono stato circondato dalle preghiere di centinaia di persone. Hanno pregato per me tutti i ciellini di Bologna”.

Quanta forza nel sapersi mostrare nella propria fragilità, umanizzando una fase della vita che talvolta il pudore vorrebbe nascondere, regalando invece ad altri che stanno soffrendo una testimonianza di forza che dà l’esempio.

E ancora quanta ironia, sapevi farci far ridere anche nei momenti difficili. Hai continuato a dare impulso ad attività e iniziative fino a pochissimi giorni fa. Proprio venerdì c’è stata la presentazione della mostra su Compagna, la rivista delle donne del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria. Una delle tue ultime rappresentazioni di generosità, perspicacia e passione, realizzata insieme all’AICS.

Sei stato un socialista, un uomo dei movimenti e delle istituzioni, ma posso dire che sei stato anche un femminista, attento e desideroso che riscoprissimo il protagonismo delle compagne, di alcune femministe ante litteram in un mondo ancora costruito dagli uomini
come quello in cui si muovevano loro.

Volevi una Bologna Città Libera e in tanti luoghi e modi l’hai saputa creare. Grazie per tutto quello che hai fatto per la nostra città.

Le condoglianze di Bologna tutta, a tua moglie Gabriella, ai tuoi figli Federica e Francesco, alle nipotine, ai compagni e alle compagne delle tue tante vite ed esperienze.
Come scrivevi tu: “Chi ha amici veri non muore mai”.

E tu che sì, avevi amici veri ma che amico vero sei stato a tua volta, per così tante e tanti, è certo: non morirai mai”.