Colleghi di lavoro all’Empire, maestoso e decadente cinema di provincia, due anime solitarie e ferite si incontrano, si avvicinano e si innamorano: Hilary, una donna fragile di mezza età e Stephen, un ventenne di colore in cerca di un futuro. Insieme trovano un senso di appartenenza e sperimentano il potere curativo dell’arte. Sullo sfondo, la Gran Bretagna degli anni ’80, un paese lacerato da conflitti sociali e politici, tra recessione, disoccupazione e razzismo.
Con “Empire of Light”, Mendes torna agli anni della sua adolescenza, ma il film non è strettamente autobiografico, ispirandosi piuttosto alla musica, ai film e al clima politico che hanno influenzato la sua giovinezza, e al cinema soprattutto. Mendes rivisita il sentimento di disillusione degli anni Ottanta attraverso la relazione sentimentale tra una donna bianca fragile e di mezza età e un giovane ragazzo di colore. Entrambi realizzano una sintesi emotiva di un momento storico decisivo – quello dell’avvento del presidente Ronald Reagan negli Stati Uniti e del primo ministro Margaret Thatcher nel Regno Unito – che spazzò via le speranze e le utopie dei decenni precedenti.
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