Carceri. Riapre il caseificio della Dozza di Bologna: al via la produzione di caciotte

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Detenuti al lavoro tra formazione e percorsi di reinserimento, in un progetto che coinvolge imprese, terzo settore e istituzioni

BOLOGNA – È un processo di trasformazione che riguarda prima di tutto un prodotto, il latte, che da liquido diventa solido e arriva sulle tavole di chi vive oltre le sbarre. Ma riguarda anche il tempo, lo spazio, il futuro: l’attesa che si trasforma in opportunità, quella di imparare un mestiere e costruire un percorso di reinserimento nel mondo del lavoro.

Nel caseificio della casa circondariale “Rocco D’Amato” di Bologna, quella che tutti chiamano ‘La Dozza’, a fare il formaggio – caciotta, e di qualità – sono i detenuti: persone le cui vite sono sospese, cristallizzate in una dimensione altra rispetto a quella che, oltre le mura, si evolve. Come casari, quell’attesa diventa l’occasione per imparare, crescere, apprendere, e gettare le basi per una vita – e un’attività – al di fuori del carcere.

Un progetto promosso da Fare Impresa in Dozza e realizzato con il contributo di Granarolo, che ha consentito di riattivare il caseificio e di riconvertire la produzione: dalle mozzarelle sperimentate in passato alle caciotte, un prodotto più adatto ai tempi di lavorazione e distribuzione, ma anche capace di restituire il senso di un percorso che richiede cura, pazienza e continuità.

Il latte, fornito dalla filiera cooperativa Granlatte-Granarolo, viene pastorizzato nello stabilimento di via Cadriano e poi trasferito all’interno del carcere, dove viene lavorato nel caseificio dai detenuti coinvolti nel progetto. Un’attività produttiva a tutti gli effetti: le persone impiegate sono assunte e retribuite secondo quanto previsto dal contratto nazionale, affiancate da maestri casaritecnici e figure dedicate alla sicurezza e alla qualità.

Accanto a loro, una rete di tutor volontari provenienti dal mondo della produzione casearia, della ristorazione e delle professioni tecniche, che mettono a disposizione competenze ed esperienza. Il percorso è stato accompagnato anche da attività di formazione professionale realizzate nei mesi precedenti, con l’obiettivo di costruire competenze concrete e immediatamente spendibili nel mercato del lavoro.

inaugurare oggi il caseificio della Dozza, oggi a Bologna, il presidente della Regione, Michele de Pascale, la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Elvira Calderone, il cardinale Matteo Zuppi (intervenuto con un videomessaggio), il sottosegretario di Stato al ministero della Giustizia, Andrea Ostellari, e il sindaco, Matteo Lepore. Presenti la direttrice del carcere, Rosa Alba Casella, il presidente di Fare Impresa in Dozza, Maurizio Marchesini, e il presidente di Granarolo, Gianpiero Calzolari.

“Questo progetto restituisce in modo molto concreto il valore del lavoro come strumento di libertà e responsabilità- afferma il presidente de Pascale-. Qui le persone detenute hanno la possibilità di produrre qualcosa che esce dal carcere, che entra nella vita delle comunità e che rappresenta un primo passo reale verso il reinserimento. La sfida che questo progetto mette al centro, grazie al lavoro di Fare Impresa in Dozza e di Granarolo, è dimostrare che si può fare impresa anche dentro il carcere, costruendo percorsi strutturati, qualificati, capaci di generare competenze e opportunità occupazionali. Non si tratta di esperienze simboliche, ma di lavoro vero, con diritti, formazione e prospettive. È un investimento che riguarda l’intera società e che si inserisce in un impegno più ampio della Regione per costruire percorsi strutturati di reinserimento sociale e lavorativo. Offrire strumenti concreti per il reinserimento significa ridurre il rischio di recidiva e rendere più sicure le nostre comunità. È in questa direzione che vogliamo continuare a lavorare, sostenendo progetti che mettono insieme istituzioni, imprese e terzo settore e che fanno del lavoro una leva fondamentale di dignità, autonomia e futuro”.

Il caseificio della Dozza

Il progetto del caseificio della casa circondariale “Rocco D’Amato” di Bologna rappresenta un’esperienza strutturata di formazione e lavoro all’interno del carcere, costruita a partire dalla collaborazione tra Fare Impresa in Dozza, il Gruppo Granarolo e una rete di partner del territorio. Dopo una prima esperienza avviata nel 2020, l’impianto è stato riattivato e riconvertito alla produzione di caciotte, un prodotto più adatto ai tempi di lavorazione, stagionatura e distribuzione.

Il percorso ha preso forma nel 2025, con una fase di formazione professionale realizzata tra luglio e dicembre, che ha coinvolto detenuti e tutor. A seguito di questo percorso, sono stati formati 6 detenuti e 18 volontari, di cui attualmente coinvolti nelle attività 3 detenuti e 11 tutor. La selezione dei detenuti ha privilegiato persone con percorsi detentivi medio-lunghi, proprio per consentire un apprendimento completo e costruire competenze solide in vista del reinserimento nel mondo del lavoro.

Le attività produttive sono partite a marzo 2026 con le prime assunzioni, mentre ad aprile sono iniziate le prime produzioni destinate alla distribuzione. Le caciotte sono già inserite in una rete di vendita che coinvolge Coop Alleanza 3.0 e Camst, oltre agli spacci aziendali Granarolo, con l’obiettivo di ampliare progressivamente i canali e consolidare nel tempo la sostenibilità economica del progetto. Un modello che unisce qualità del prodotto e valore sociale e che trova la sua riuscita anche nella risposta delle consumatrici e dei consumatori, chiamati a riconoscere e sostenere, attraverso le proprie scelte, un’esperienza concreta di lavoro, formazione e reinserimento.