Bubikopf, pupazzi e totalitarismo il 21 e 22 ottobre a Teatri di Vita

14

BOLOGNA – L’aspirante stella del cabaret sfida le squadracce degli estremisti in rapida ascesa politica: una storia suggestiva raccontata dai pupazzi della compagnia Politheater, in uno spettacolo diretto da uno dei Maestri del teatro di figura mondiale, Neville Tranter, che vede in scena a maneggiare i pupazzi dal vivo Silvia Fancelli e Damiano A. Zigrino. “Bubikopf – Tragedia comica per pupazzi” è uno spettacolo per adulti, che fonde la poesia e la sensibilità magica dell’allestimento con le tensioni politiche dell’avanzata di una destra estrema e violenta: il lavoro si è aggiudicato il secondo premio al Festival teatrale di Resistenza. L’appuntamento è venerdì 21 ottobre alle ore 21 e sabato 22 alle ore 20, a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, Bologna; tel. 333.4666333; teatridivita.it).

Lo spettacolo di Politheater è programmato all’interno della stagione “Get up! Stand up!”, realizzata con il contributo del Comune di Bologna, della Regione Emilia Romagna, del Ministero della Cultura.

L’incanto del teatro di figura con la potenza di una storia che parla di ambizioni artistiche e minacce politiche: se poi la regia è di uno dei più grandi artisti mondiali come Neville Tranter, che firma uno spettacolo per la prima volta per una compagnia italiana, dove i pupazzi sono manipolati a vista dagli attori, allora lo spettacolo è davvero una chicca da non perdere. La storia è quella della talentuosa cantante Bubi, che dalla strada approda al palcoscenico, in una compagnia di cabaret che cerca di sopravvivere in tempi molto difficili: la vita dei suoi membri è infatti minacciata dai Cani Sciolti, un gruppo armato reazionario, in rapida e violenta ascesa: la vita di Bubi e dei suoi compagni è consacrata all’arte, ma ce la faranno? Lo spettacolo si è aggiudicato il secondo premio al Festival teatrale di Resistenza 2021.

Neville Tranter è maestro consacrato del teatro di figura mondiale. Alla fine degli anni 70 ha lasciato l’Australia con il suo gruppo Stuffet Puppet Theatre per approdare in Olanda, dove approfondisce il suo lavoro con pupazzi a dimensioni umane manipolati dagli attori, in spettacoli di potente suggestione teatrale, e dove diventa punto di riferimento per gli artisti europei. Tra i suoi lavori più noti: Molière, Schicklgruber alias Adolf Hitler, Vampyr, Cuniculus, Punch & Judy in Afghanistan. Il Politheater, ossia Damiano Augusto Zigrino e Silvia Fancelli, lavora a Città di Castello dal 2005 nell’ambito del teatro di figura, con pupazzi, marionette, muppet realizzati interamente dai due componenti.

INTERVISTA DI RAFFAELLA ILARI A SILVIA FANCELLI E DAMIANO A. ZIGRINO

PER ISTITUTO CERVI:

Cosa significa Bubikopf e in quale periodo storico si svolge?

Bubikopf era il nome della tipica acconciatura femminile, in voga nella Germania degli anni ‘20; è, in pratica, il taglio a caschetto che porta la nostra protagonista, e che le varrà il suo nome di scena, “Bubi” appunto. Anche se nella pièce non viene dichiarato esplicitamente, il periodo storico a cui ci riferiamo è quello della Repubblica di Weimar, in particolare i giorni che videro l’ascesa del nazismo e la sua definitiva affermazione; il clima liberale e creativo che regnava nella società in quelli che vengono considerati “anni d’oro” per la cultura artistica tedesca, lasciò tristemente il posto ad una crescente inquietudine e rabbia sociale, che sfociarono nelle violenze e persecuzioni che tutti quanti conosciamo.

Che storia racconta lo spettacolo?

I nostri personaggi, membri di una compagnia di cabaret, sono espressione ma anche vittime del periodo storico che vivono: la loro vita è completamente consacrata all’arte, ma questo costa loro sempre maggiori sacrifici. Il loro teatro rischia di essere chiuso, sono invisi al vicinato, che non vede l’ora di sbarazzarsi di questo gruppo di bizzarri “bohemiens” … la fame si fa sentire, il pubblico scarseggia, il capocomico Hullo non sa più cosa inventarsi per rinnovare i vecchi numeri. Sullo sfondo, i Cani Sciolti, un violento gruppo armato, stanno conquistando sempre più potere, e la città è diventata un macello. Poi, ad un tratto, Hullo sente Bubi cantare per strada; è una canzone che all’arcigna Vicina proprio non piace, deve essere una canzone significativa. Decide così di invitarla nella compagnia, riponendo in lei grandi speranze per il futuro. Gli altri membri la accolgono, più o meno affettuosamente: Hedwig, la diva in declino, vede in lei la sua erede; Richard, il compositore bonaccione, non vede l’ora di scriverle una bella melodia; Suse, la primadonna, beh, lei non è proprio entusiasta dell’arrivo di Bubi. Sembra che le cose finalmente stiano prendendo la piega giusta, ma sarà più forte l’energia creativa della loro arte o la forza distruttrice dei Cani Sciolti?

Come costruite i pupazzi? Con quale tecnica in particolare?

Nel caso di Bubikopf, i pupazzi sono realizzati in gommapiuma, interamente scolpiti e dipinti a mano. La primissima fase è il lavoro di ideazione del personaggio, fondamentale per delinearne i tratti principali: il suo aspetto fisico dovrà suggerire il suo carattere. Quindi, prima di fissare le sue forme sul materiale attraverso la scultura, è necessario conoscerlo a fondo e averne un’immagine molto chiara, mentalmente. Questo avviene anche grazie a bozzetti che, progressivamente, divengono sempre più definitivi. A questo punto, la scultura, ben guidata dal lavoro preliminare, diventa piuttosto veloce. Così, come la scelta dei colori, sia del corpo che di vestiti ed accessori. Con l’esperienza, siamo approdati ad una convinzione: ogni storia ha bisogno della sua tecnica congeniale, poiché ogni materiale ha delle caratteristiche proprie che determinano fortemente la resa dei personaggi. Quindi, lavoriamo vari materiali ed utilizziamo più tecniche, come ad esempio il legno per i burattini a guanto, il polistirolo, la carta: è sempre entusiasmante scoprire di cosa i materiali sono capaci.

Per voi che vi occupate di teatro di figura, è stato molto importante l’incontro con l’australiano Neville Tranter, grande artista della scena internazionale. Come è stato lavorare con lui?

È molto difficile sintetizzare in poche parole l’esperienza che abbiamo vissuto, poiché ci ha arricchiti profondamente sia da un punto di vista professionale che umano. Neville Tranter è un vero gigante: non solo fisicamente, infatti è un uomo imponente, ma anche da un punto di vista artistico e creativo. Questo gigante che in scena è in grado di scomparire completamente dietro i suoi pupazzi, a volte grandi poco più di un bambino, non scomparirà mai nella storia del teatro di figura. Infatti, con il suo lavoro, sta lasciando un’orma talmente profonda e significativa che chiunque, nel nostro settore, vorrà confrontarsi con questa tecnica, non potrà fare a meno di misurarsi con i suoi straordinari risultati tecnici e performativi. L’incontro con lui è avvenuto grazie a delle occasioni di formazione, workshop internazionali, ai quali abbiamo partecipato. L’interesse e la simpatia reciproca hanno fatto si che il nostro rapporto si approfondisse e che il maestro accettasse di firmare una regia per la nostra compagnia. Il lavoro è stato impostato in vari momenti, a partire dall’individuazione di un soggetto e la stesura del testo, fino all’allestimento in teatro. Ci sentiamo grati e felici per aver avuto la possibilità di intraprendere quest’avventura.

“Bubikopf – Tragedia comica per pupazzi”

ovvero le ombre del totalitarismo che avanza,

nello spettacolo di Politheater

premiato al Festival di Resistenza

A Teatri di Vita, Bologna, 21-22 ottobre