Bologna, la consigliera Federica Mazzoni ha ricordato Lidia Piccolini Secci

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Il Consiglio comunale ha osservato un minuto di silenzio

Comune di BolognaBOLOGNA – La consigliera Federica Mazzoni ha ricordato in apertura della seduta di Consiglio, la figura di Lidia Piccolini Secci, recentemente scomparsa.

Il Consiglio comunale ha osservato un minuto di silenzio.

“Lidia Piccolini Secci è scomparsa martedì scorso, 24 marzo, all’età di 96 anni a Terni, sua città natale.

La Signora Lidia è la madre di Sergio Secci, morto a 24 anni nella strage fascista alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 ed è la moglie di Torquato Secci primo Presidente dell’Associazione dei Familiari delle vittime della strage, lei stessa fondatrice e anima dell’associazione in tutti questi anni.

È stata insegnante, “donna forte di una forza mai rigida, di una rara onestà intellettuale, aveva una luce che risplendeva” mi ha raccontato la storica Cinzia Venturoli; “mite ma molto molto decisa e determinata” queste le prime parole di Paolo Bolognesi nel descrivermela pochi giorni fa.

La vita non ha risparmiato dolore a questa famiglia: prima di Sergio la scomparsa di un altro figlio, Sandro, morto a otto anni di poliomelite.

Raccontare di questa donna non è facile per me, ma ricordarla è un onore, oltre che doveroso per tutta Bologna.

Una madre che ha perso i propri figli, il secondo in un modo così orrribile, atroce, vile e che ha saputo non farsi sopraffare dal dolore per la propria insanabile perdita, riuscendo a trovare la forza, la determinazione e la generosità di lottare per la ricerca della verità e della giustizia, come valori collettivi da rivendicare e tramandare. “Non dobbiamo essere come loro” ripeteva sempre, ha ricordato Marina Gamberini.

Quel 2 agosto, la Signora Lidia era a casa a Terni, convalescente dopo un intervento chirurgico non banale. Sergio si trovava in stazione a Bologna; da Forte dei Marmi dove si trovava in vacanza era arrivato qui con un treno che aveva fatto ritardo e che gli aveva fatto perdere la coincidenza per Verona dove con un amico avrebbero proseguito per Bolzano per raggiungere una compagnia teatrale, motivi di lavoro. Sergio era un brillante studioso di teatro, stava muovendo i primi passi come operatore culturale dopo essersi laureato al Dams della nostra Università di Bologna. Umberto Eco, che era stato suo docente lo ricorda nella sua “Bustina di Minerva”, rubrica della rivista L’Espresso, nel marzo del 1987 come “di quel giovane amico che voleva essere uno studioso serio e un uomo d’onore”, si riferisce a un esame che aveva voluto rifare senza il voto, solo per il gusto di fare una nuova esercitazione.

Il Resto del Carlino racconta che Sergio Secci non fu subito ucciso dalla terribile esplosione della bomba nella sala d’aspetto, venne portato all’Ospedale Maggiore, ferito gravemente ma ancora cosciente. Per capire chi fosse i medici gli mostrarono uno dopo l’altro foglietti di carta con lettere dell’alfabeto: quando veniva la lettera giusta, lui faceva un cenno del capo. Comunicò in quel modo le generalità e l’indirizzo di Terni. Riuscì anche a chiedere che avvertissero solo il padre, non la madre, che non stava bene.

Torquato Secci arrivò a Bologna, la storica Cinzia Venturoli mi ha raccontato che salendo su un taxi e chiedendo di essere portato dal figlio ricoverato al Maggiore, il taxista gli disse di salire e di non preoccuparsi per il pagamento che il Comune aveva già organizzato tutto per i parenti di chi era stato colpito alla stazione. Sergio Secci morirà dopo cinque giorni di agonia il 7 agosto, la Signora Lidia era arrivata al suo capezzale.

Immediatamente con il marito e altri parenti di vittime e feriti la Signora Lidia si attiva per costituire l’Associazione, che nacque nel 1981 anche per evitare quel che videro accadere per gli imputati della strage di Piazza Fontana: tutti assolti. La loro Associazione dei familiari fu la prima a nascere con l’intento di lottare e pretendere, come atto dovuto dallo Stato, verità e giustizia, elementi indispensabili per la tenuta della nostra democrazia e del poter tenere viva la memoria. E’ quanto hanno fatto in questi 40 anni e quanto continuano a fare anche oggi che si appresta la celebrazione, finalmente, del processo che porterà luce sui mandanti della strage.

Nel 1996, alla morte di Torquato Secci, viene eletto Presidente dell’Associazione 2 agosto 1980 Paolo Bolognesi e la Signora Lidia è Vicepresidente.

Amava molto la musica e si è dedicata attivamente all’organizzazione del Concorso annuale internazionale di composizione 2 agosto, di cui teneva a scrivere di suo pugno il testo di accompagnamento del libretto.

“Il tempo a molti fa comodo, ma noi siamo sempre qui a sorvegliare” ha detto cinque anni fa alla celebrazione del 2 agosto.

La sua ultima celebrazione a Bologna è stata nel 2018; nel 2019 non è riuscita a venire ma non per motivi di salute, questo l’ha molto rammaricata, non avendone mai mancata una, mi ha raccontato l’attuale Vicepresidente dell’associazione, Anna Pizzirani. Tanto è vero che altre volte l’anno scorso è venuta a Bologna al Direttivo dell’associazione, “sempre dicendo la sua” ricorda Bolognesi.

È della signora Lidia la celebre frase che dà il titolo al film di Matteo Pasi “Un solo errore”;
“Io dico e penso che i terroristi hanno compiuto un solo errore. Uno solo, ma l’hanno compiuto: quello di far scoppiare la bomba a Bologna”.

Per dire quanto la reazione civile della nostra città sia stata decisiva. Anche per questo le dobbiamo tanto e come Comune, dopo avere deposto in suo ricordo una composizione floreale nella sala d’aspetto della stazione, spero ci sarà modo, come annunciato dall’Associazione 2 agosto, al termine dell’emergenza sanitaria, di prevedere un’iniziativa pubblica che le renda omaggio.

Dal Consiglio comunale di Bologna rivolgiamo le più sentite condoglianze al Presidente della Fondazione “Sergio Secci”, il Sindaco di Terni Leonardo Latini.

Le chiedo, Presidente, di poter osservare un minuto di silenzio in ricordo e onore di Lidia Piccolini Secci”.