Bologna: cambiamento climatico, il ruolo di Hera nell’Emilia-Romagna che si adatta

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Online dal 14 dicembre la prima puntata italiana del webdoc Adaptation, che racconta le migliori pratiche di adattamento al cambiamento climatico espresse in regione. Fari puntati sul bolognese, tra progetti per il riuso delle acque depurate e l’eccellenza dei propri laboratori

BOLOGNA – Fra le risorse naturali che maggiormente risentono degli effetti del cambiamento climatico c’è sicuramente l’acqua, un bene di fondamentale importanza che – oggi più di ieri – dev’essere consumato responsabilmente e gestito secondo le migliori soluzioni possibili, prendendo ad esempio i casi in cui esse vengono già adottate.

I ritardi del Paese e l’eccellenza emiliano-romagnola: le ragioni di un successo da replicare
Una proposta, in questo senso, arriva dalla prima puntata italiana, da oggi navigabile online, del webdoc Adaptation, progetto di “constructive journalism” dedicato alle migliori esperienze di adattamento al cambiamento climatico. Affrontando il caso emiliano-romagnolo e la sua situazione idrica, Adaptation mette infatti in evidenza le tante eccellenze amministrative, industriali, scientifiche e civiche grazie alle quali questa regione – in controtendenza rispetto a gran parte del Paese – si sta adattando con efficacia a una delle sfide più decisive del nostro tempo. Cruciale, in tutto questo, il ruolo di Hera, secondo operatore a livello nazionale nel settore idrico.

Hera, l’invisibile industria che risponde ai bisogni di 3,5 milioni di abitanti
Aprendo le proprie porte alla squadra di Adaptation, Hera l’ha condotta alla scoperta di progetti, impianti, reti, laboratori, tecnologie e interventi infrastrutturali che qualificano la multiutility come attore decisivo per l’equilibrio idrico complessivo del territorio. Un servizio spesso invisibile ma fondamentale per preservare una risorsa così preziosa e renderla disponibile ogni giorno a oltre 3,5 milioni di persone. Fin dalla sua nascita, e anticipando così gli scenari odierni, il Gruppo Hera ha infatti investito più di 100 milioni di euro all’anno in questo delicato settore, riuscendo a mettere in sicurezza il servizio idrico integrato e a garantirne la continuità anche in situazioni particolarmente critiche. Tutto questo passa attraverso un modello di business resiliente e un forte radicamento territoriale, che invita cittadini e imprese all’uso responsabile e sostenibile della risorsa e nell’ambito del quale è proprio Hera, per prima, a dare l’esempio, con una politica di costante e progressiva contrazione dei consumi idrici delle proprie attività.

Potabilizzazione, distribuzione e depurazione, ma anche tecnologie all’avanguardia
Fra lunghe sequenze di immagini immersive e le voci dei professionisti che ogni giorno fanno la differenza sul campo, sono davvero tanti gli aspetti esplorati da Adaptation, a partire dal tema – oggi quantomai critico – dell’acqua potabile. Come emerge dal racconto, Hera ne garantisce non soltanto la qualità, attraverso impianti di potabilizzazione e laboratori di analisi assolutamente all’avanguardia, ma anche e soprattutto la disponibilità, attraverso un sistema di acquedotti vasti e interconnessi sempre più sensibili, gestiti anche da remoto attraverso il proprio centro di telecontrollo, unico in Europa, e ulteriormente monitorati da tecnologie avanzate, come quelle satellitari, per la ricerca e la costante riduzione delle perdite idriche.

Un’altra fondamentale sfida è quella relativa alle acque reflue, che vengono trattate dalla multiutility nei depuratori secondo tecniche e tecnologie diverse, biologiche e meccaniche, affinché sia possibile restituirla all’ambiente in una forma compatibile con ulteriori usi umani, ma anche con gli ecosistemi e la loro biodiversità, perseguendo così la piena circolarità nella gestione della risorsa. Tra le eccellenze del comparto fognario-depurativo al centro di Adaptation, in particolare, il Piano di Salvaguardia della Balneazione di Rimini, il più grande intervento di risanamento fognario realizzato in Italia negli ultimi vent’anni, con l’obiettivo di eliminare gli sversamenti a mare e proteggere così, al tempo stesso, l’ambiente e la spiccata vocazione turistica dell’economia locale.

Nel Bolognese il riuso delle acque in uscita dall’IDAR e le analisi high tech dei laboratori di Sasso Marconi
Fra le esperienze emiliano-romagnole raccontate da Adaptation, l’impianto di depurazione delle acque reflue di Bologna (IDAR) rappresenta il più grande impianto di questo tipo gestito dal Gruppo Hera. Al servizio di un bacino complessivo di quasi un milione di persone, non soltanto del capoluogo ma anche di nove altri comuni, l’IDAR è in grado di recuperare 7,5 milioni di metri cubi d’acqua ogni anno, corrispondenti ai consumi di una cittadina di circa 180 mila abitanti. Forte di queste cifre, l’IDAR è al centro di un importante progetto di riuso delle acque depurate, che vengono continuamente immesse nel Navile e nel Savena Abbandonato, garantendone la portata anche nei periodi siccitosi. Oltre a supportare i fabbisogni idrici del comparto agricolo, questo progetto – che vede la collaborazione tra Hera, Regione, Atersir, Arpae e Consorzio della Bonifica Renana – ha il particolare pregio di alimentare e preservare l’oasi naturale La Rizza, situata a Bentivoglio, dove specie animali che erano ormai sparite, come la cicogna, stanno gradualmente tornando.

Un’altra eccellenza del territorio bolognese su cui si sofferma il webdoc sono i laboratori di analisi di Sasso Marconi, dove Hera – grazie a tecnologie estremamente sofisticate e a piani specifici di controllo pensati per le esigenze e le caratteristiche di ciascun territorio servito dal Gruppo – effettua ogni giorno migliaia di analisi, assicurando non soltanto la qualità dell’acqua potabile ma anche quella dell’acqua che dopo la depurazione viene restituita all’ambiente. Inoltre, Hera ha avviato il percorso per conseguire entro il 2021 la certificazione AWS, standard di riferimento mondiale per l’utilizzo responsabile della risorsa idrica, per il potabilizzatore della Val di Setta, al servizio di 34 comuni del bolognese fra cui lo stesso capoluogo.

“Di fronte al cambiamento climatico non abbiamo bisogno di catastrofismi ma di risposte resilienti ed esempi concreti – commenta Stefano Venier, Amministratore Delegato del Gruppo Hera – e per questo abbiamo apprezzato l’approccio del progetto Adaptation e deciso di fornire tutta la nostra collaborazione. Aprire le porte dei nostri impianti è stato quindi un piacere e anche motivo di orgoglio, perché il modo in cui ogni giorno gestiamo la risorsa idrica è frutto non soltanto di investimenti, pianificazione e ricerca ma anche di tanto impegno, lo stesso che ci auguriamo possa animare un dibattito pubblico che deve assolutamente tornare a mettere al centro, con serietà e senza scorciatoie, il tema del cambiamento climatico e delle strategie necessarie ad affrontarne e mitigarne gli effetti.”