Arte e patrono con i Musei civici online

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Pillole sui social Instagram e Facebook raccontano il culto del Santo attraverso opere d’arte

MODENA – Con Palazzo dei Musei ancora chiuso al pubblico per la pandemia, i Musei civici di Modena domenica 31 gennaio affidano a pillole social la tradizionale visita dedicata alle espressioni artistiche della devozione a San Geminiano attraverso il racconto delle opere dedicate al Santo conservate. E invitano a scoprire anche aspetti meno noti della millenaria vitalità del culto del patrono cittadino nel giorno della sua festa.

Le pillole online saranno pubblicate su Instagram (museicivicimodena) e Facebook (www.facebook.com/museicivicimodena).

I reperti e le opere d’arte, fra tardo antico e barocco, che vengono presentate sono state selezionate con l’intento di riunire le testimonianze del contesto tardo antico in cui visse il santo, la tradizione agiografica, il rapporto tra il santo e la sua città, le forme della devozione. Vengono ripercorse le tappe del legame plurisecolare istituitosi tra il santo patrono e la comunità cittadina.

Tra le opere compare il San Geminiano dipinto da Nicolò dell’Abate per le Beccherie, il pubblico macello costruito nei pressi di piazza Grande per volere dei conservatori della magnifica comunità tra il 1537 e il 1538, opera di proprietà della Galleria Estense, esposta nella sala dell’arte sacra dei Musei civici.

Altra opera di cui si parla è il gonfalone di seta con “San Geminiano che intercede per la cessazione della peste”, collocata nella sala del Vecchio consiglio di Palazzo comunale dove troneggia al di sopra degli stalli dove sedevano i Conservatori. Il dipinto fu realizzato da Ludovico Lana nel 1633 per volere dei conservatori e raffigura il patrono che per proteggere la città dalla pestilenza chiede l’intercessione della Madonna del Rosario, eletta a protettrice di tutta la città nello stesso anno.

In origine il dipinto era uno stendardo processionale, per questo entrambi i lati della tela sono dipinti, e per più di un secolo lo stendardo fu impiegato nella solenne processione annuale che partiva dal Duomo e si concludeva nella chiesa di San Domenico, dove un’importante cappella era dedicata alla Madonna del Rosario. Dopo la metà del Settecento l’opera fu trasformata in dipinto e collocato nel palazzo.

Di notevole interesse anche la veduta di Modena dipinta nella parte inferiore per l’attenta restituzione della cinta muraria cittadina, con i suoi terrapieni, per la presenza della scomparsa Porta Bologna con il ponte levatoio e l’aquila estense alla sommità. Dal tessuto abitativo ancora medievale disseminato di torri emergono gli edifici emblematici della città: la Ghirlandina, la torre mozza e la torre dell’orologio di Palazzo Comunale con il suo cupolino sovrastato dall’angelo trombettiere e la chiesa di san Vincenzo, da poco ricostruita, con la facciata ancora grezza.

Vescovo di Modena nel IV secolo e patrono fin da epoca altomedievale, San Geminiano è stato nei secoli punto di riferimento non soltanto per la Chiesa locale, ma anche per il Governo cittadino, al punto che la sua figura è divenuta in diverse occasioni strumento di aggregazione della comunità locale e simbolo della città.

Informazioni online (www.museicivici.modena.it).

Foto 1: Ludovico Lana Gonfalone con San Geminiano

Foto 2: Nicolò dell’Abate San Geminiano beccherie