Area “ex Corni”: “Strada chiusa, ascoltati i cittadini”

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L’assessora Vandelli ha risposto all’interrogazione della consigliera Moretti (Lega Modena): “Rischiava di diventare un ‘bypass’, oggi è uno spazio pubblico di socializzazione”

MODENA – “La chiusura del tratto di strada tra via monsignor Luigi Boni e via Giulio Benassi è stata disposta dopo aver ascoltato i cittadini, su sollecitazione dell’allora Circoscrizione 2. I residenti del nuovo comparto avevano infatti espresso preoccupazione che la strada, prossima a un importante incrocio, venisse usata come bypass in direzione nord-sud”.

Lo ha detto l’assessora all’Urbanistica Anna Maria Vandelli nella seduta del Consiglio comunale di mercoledì 12 maggio rispondendo all’interrogazione di Lega Modena, presentata dalla consigliera Barbara Moretti, sulla riqualificazione della fascia ferroviaria e area “ex Corni”.

Nell’interrogazione, poi trasformata in interpellanza, la consigliera ha chiesto informazioni sullo stato di attuazione del progetto esecutivo, che prevedeva, tra le altre opere, “la realizzazione di un collegamento stradale asfaltato lungo circa 100 metri e largo 6 tra via monsignor Luigi Boni e via Giulio Benassi, oltre alla realizzazione su entrambi i lati della sede stradale di parcheggi per auto in pavimentazione autobloccante”. Moretti ha quindi domandato il motivo “per cui il Comune abbia deliberato l’esecuzione di lavori urgenti e la realizzazione di detta strada, con l’impiego di centinaia di migliaia di euro, per poi interdirla al traffico veicolare”, oltre alle ragioni e alla paternità della decisione della chiusura “senza una preventiva apertura e verifica del conseguente flusso di traffico”. Evidenziando che la chiusura della strada “impedisce un comodo accesso alternativo ai condominii e dai condominii alle due arterie stradali adiacenti (via delle Suore e via Canaletto)”, la consigliera ha chiesto, infine, se la chiusura sia o meno temporanea.

L’assessora ha precisato che “realizzare quel tratto di strada era necessario per collaudare l’intero stralcio delle opere di urbanizzazione già realizzate dal soggetto attuatore sia a monte che a valle. Di fronte alla richiesta dei cittadini, l’allora assessore assunse l’impegno di interdire per un tratto la circolazione della strada: da allora quello spazio pubblico è diventato un luogo di socializzazione per le famiglie e i bambini, utilizzato anche per feste di vicinato”. Vandelli ha spiegato che, a oggi, l’Amministrazione non ha ricevuto sollecitazioni in senso opposto, anche perché il comparto è facilmente accessibile e, di conseguenza, non sta valutando la possibilità di riaprire.

Il capogruppo del Pd Antonio Carpentieri è intervenuto sul tema portando la propria testimonianza di presidente della Circoscrizione 2 del tempo: “Già i primi residenti che arrivarono nel comparto – ha affermato – chiesero provvedimenti sulla strada che si andava ad aprire per il rischio che da strada di accesso al comparto si trasformasse in un bypass. Fu la cittadinanza a chiedere quel provvedimento con un percorso molto chiaro e lineare di ascolto, partecipazione e coinvolgimento. Credo che tale scelta sia ancora valida, se ci sono richieste in senso opposto vanno considerate e valutate, ma dove è possibile salvaguardare la comunità è giusto farlo”.

Il consigliere di Lega Modena Giovanni Bertoldi si è detto d’accordo con Carpentieri: “È opportuno ascoltare i cittadini della zona e decidere cosa sia meglio, anche se non mi pare sufficiente dire che l’area viene usata per attività di socializzazione”.

La consigliera Moretti ha precisato che “lo spirito dell’interrogazione era proprio conoscere la storia alla base di questa scelta. Sono d’accordo – ha precisato – sull’ascolto puntuale del territorio, che si chiama democrazia, anche se forse andava fatto prima di realizzare la strada: il bypass del traffico era prevedibile. Quello che contesto è il metodo: prima di spendere denaro pubblico sarebbe stato opportuno fare una valutazione più approfondita”.

Nella replica l’assessora ha sottolineato che “le cose cambiano, soprattutto in un comparto non completato, e bisogna sempre tenere presente anche la posizione dei soggetti terzi che hanno dei diritti. Gli spazi a disposizione e la carenza delle aree verdi – ha proseguito – hanno fatto nascere questa soluzione: visto che il parco ancora non c’è, la scelta di delimitare un’area da destinare al gioco dei bambini è stata una scelta intelligente, che in qualche modo ha anticipato il concetto di spazio pubblico come bene comune. Laddove si dovessero manifestare condizioni diverse, con nuovi spazi per la socialità e nuovi strumenti per rendere meno diretti gli attraversamenti, le cose potrebbero cambiare”.