Ancora in mostra “Foto dai campi di concentramento e dal fronte resistenziale”

Esposizione visitabile fino al 30 settembre 2018 nella sala mostre del Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara (corso Ercole I d’Este 19)

FERRARA – Visitabile ancora fino a domenica 30 settembre 2018 (anziché fino al 2 settembre) la mostra con “Foto dai campi di concentramento e dal fronte resistenziale: la sopravvivenza e la lotta al nazi-fascismo raccontata dall’ANPI nell’immediato dopoguerra” nella sala mostre del Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara (corso Ercole I d’Este 19). L’esposizione – a cura di Antonella Guarnieri con allestimento di Elena Ferraresi – è stata inaugurata il 19 luglio scorso alla presenza del vice sindaco Massimo Maisto, del presidente dell’ANPI-Associazione Nazionale Partigiani d’Italia Marco Ascanelli e della curatrice della mostra e referente del museo Antonella Guarnieri.

La mostra era inizialmente programmata fino a domenica 2 settembre, ma è stata prorogata fino al termine del mese grazie alla disponibilità degli organizzatori. Aperta dal martedì alla domenica ore 9.30-13 e 15-18 nella sala mostre del Museo, corso Ercole I d’Este 19, Ferrara.

Per info: email biglietteriamrr@comune.fe.it, tel. 0532 244940.

LA SCHEDA a cura degli organizzatori – In occasione dell’estate e della presenza ancora più numerosa di pubblico esterno alla città e spesso anche straniero, il Museo del Risorgimento e della Resistenza dal 19 luglio al 30 settembre 2018 – ospita una mostra di foto provenienti dall’archivio dell’ANPI provinciale ferrarese che raccontano la vita nei campi di concentramento nazisti.
Questa mostra nasce dalla curiosità di Marco Ascanelli, presidente dell’ANPI provinciale ferrarese, che, nei mesi successivi alla sua elezione, ha voluto conoscere direttamente, indagandolo con accuratezza, il materiale documentario esistente all’interno della sede ANPI.
Tra il numeroso materiale documentario di sicuro interesse, conservato in quell’archivio, Ascanelli ha recuperato quaranta foto, montate su dei supporti di cartone che finiscono per diventarne sia la cornice sia il sostegno.
L’arrivo nei campi di concentramento, la vita nel campo di concentramento, le umiliazioni corporali e morali, la sporcizia, la fame, il freddo, la malattia, la violenza, la privazione anche dei più elementari diritti propri degli esseri umani, il dolore, la paura, la morte, i terribili esperimenti messi in atto dai medici nazisti a scapito di donne e di ragazzini ed uomini indifesi. Tutto questo, ma anche le immagini della Resistenza e della lotta partigiana che misero termine anche a questa terribile esperienza del genere umano.
Le foto sono evidentemente molto vecchie e ciò ha determinato, in alcuni casi, una sorta di rarefazione dell’immagine che costringe colui che vi si accosta, in un qualche modo, quasi ad immaginare il contenuto: uno sforzo che finisce quasi per trasportarci fisicamente in quel terribile momento e che produce una sorta di contatto empatico particolarmente toccante. Tra queste la foto delle schede dei ferraresi Carlo e Franco Schöneit, internati a Buchenwald, tra i pochi casi in Italia di un’intera famiglia, erano tre con la madre Gina Finzi deportata a Ravensbrück, che riuscì a riabbracciarsi interamente, alla fine la guerra.
Purtroppo non è stato possibile risalire con certezza al periodo in cui le foto furono esposte per la prima volta, ma lo stato delle stampe fa pensare che possano essere collocate all’incirca alla metà degli anni ’50, dimostrando una volta in più, se ce ne fosse bisogno, l’infondatezza degli attacchi revisionisti nostrani che da tempo accusano la Resistenza e gli antifascisti di non essere mai stati sensibili al dramma della deportazione razziale. E che la mostra fosse centrata sul dramma ebraico è testimoniato con evidenza dalla scheda di due deportati, per giunta ferraresi.