Ravenna

Alla Fondazione Sabe di Ravenna, dalla danza alla scultura contemporanea

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RAVENNA – A pochi giorni dall’inaugurazione della nuova stagione d’arte, il prossimo 10 ottobre con la mostra “Pagine” dello scultore Antonio Violetta, a cura di Claudio Spadoni, la Fondazione Sabe ha aperto nuovamente le porte agli appassionati di danza per il secondo e ultimo appuntamento in collaborazione con il festival “Variazioni per Ammutinamenti” promosso da Cantieri Danza. Dopo aver già ospitato domenica scorsa la performance “Dedica” di Sara Sguotti, venerdì è stata la volta di “Swinging is like saying no no no” di Marta Magini. Entrambe le repliche, alle 17 e alle 19, sono state seguite da un folto pubblico di curiosi e operatori della danza, molti dei quali provenienti anche da fuori città e pronti a fare la spola tra le varie performance in giro per la città in occasione del festival.

Lo spettacolo è stato presentato nell’ambito della “Vetrina della giovane danza d’autore” che, come tradizione, valorizza le nuove generazioni di autori della danza. Classe 1995, Magini è un’artista e performer che vive e lavora a Venezia. Dopo la laurea triennale in Design, nel 2021 si laurea in Arti Visive all’Università Iuav di Venezia, e nel 2022 consegue il Master Map_Pa in Arti Performative al Mattatoio di Roma. Attualmente è artista residente alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia. Nel 2023 debutta con la performance “Swinging is like saying no no no” che presenta in vari contesti nazionali. A partire da un interesse per il corpo e il movimento, la sua ricerca si muove tra pratiche performative e coreografiche, arti visive e scrittura. La sua pratica si concentra su unità minime di movimenti, dettagli di gesti e ritualità del corpo, esplorati attraverso tempi dilatata, ripetizioni e loop. Il suo lavoro sul corpo tra mobilità e immobilità indaga la relazione tra soggetto e oggetto, scultura e immagine in movimento, con l’intento di aprire spazi di riflessione sulla produttività e sull’improduttività, sia nell’atto performativo che nel processo creativo.

In “Swinging is like saying no no no”, su musiche dal vivo del sound artist Nicola Di Croce, la performer – disarticolando il corpo – innesca una tensione tra il movimento oscillatorio e insistente della testa e quello lento e misurato del resto del corpo, assumendo tratti di una danza-scultura che esplora un corpo teso tra sviluppo e ostacolo, processo e incastro, evoluzione e involuzione. «La performance – spiega Marta Magini – attiva un meccanismo inceppato che disarticolando il corpo ne sabota l’unità: sdoppiandosi, il corpo sembra così rispondere a due diversi centri di controllo. Mentre il capo si dedica a continue oscillazioni macchiniche, il resto del corpo si posiziona e riposiziona lentamente tra comodità e scomodità. Definendo una dinamica di coazione a ripetere, il lavoro accumula progressivamente un’energia che annuncia un’esplosione potenziale».

Dopo la parentesi sulla danza, la galleria ravennate aperta nel novembre 2021 su iniziativa di Norberto Bezzi e di Mirella Saluzzo, torna a occuparsi della promozione e diffusione dell’arte contemporanea. Sabato 10 ottobre alle 11, è attesa l’apertura della terza mostra stagionale: “Pagine” che riunisce una selezione di opere esemplificative del ciclo più celebre dello scultore di rilievo nazionale e internazionale Antonio Violetta (Crotone, 1953). Alle “Pagine”, superfici iconiche su cui si depositano le tracce di una gestualità al contempo libera e controllata, scandita da pause e fratture che determinano una diversa relazione con l’ambiente, si affiancano inoltre due opere appartenenti alla serie delle “Lunarie” che esplorano la soglia tra materialità e immaterialità. La mostra è inoltre l’occasione per ricordare i rapporti dell’artista con Ravenna, città in cui ha partecipato a mostre collettive e premi.

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Pubblicato da
Roberto Di Biase

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