25 aprile, gli interventi in occasione del 77° anniversario della Liberazione in Piazza Nettuno

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I discorsi di Istituzioni davanti al Sacrario dei Caduti Partigiani

BOLOGNA – Lunedì 25 aprile 2022 la città di Bologna ha celebrato il 77° anniversario della Liberazione. La commemorazione ufficiale si è svolta in piazza del Nettuno. Questi gli interventi tenutisi dopo l’alzabandiera con picchetto militare d’onore e la deposizione di corone al Sacrario dei Caduti Partigiani.

Intervento del sindaco Matteo Lepore (letto in piazza dallo speaker)

Un caro saluto alla cittadinanza presente oggi in Piazza, alle autorità militari e civili, alle istituzioni e ai gonfaloni delle associazioni che da sempre prendono parte a questa cerimonia, i deportati e le deportate, la comunità ebraica, i partigiani e le partigiane. Non mi è possibile essere lì con voi giacché sono in isolamento, essendo risultato positivo al Covid. Sarebbe stato il mio primo intervento per il 25 aprile, da Sindaco di Bologna. Sono ovviamente dispiaciuto di questa limitazione, ma il nostro Comune sarà comunque ottimamente rappresentato dalla nostra vicesindaca Emily Clancy. Prenderà la parola, tra gli altri, la Presidente provinciale dell’ANPI Anna Cocchi. Cara Anna, come molti sanno ti ho scritto una lettera aperta alla vigilia del 21 Aprile per comunicarti il mio pieno sostegno di Sindaco a fronte dei vergognosi attacchi subiti dall’associazione che rappresenti. Non le critiche si badi bene, quelle sono il sale della democrazia, ma gli insulti o i tentativi maldestri di chi da anni approfitta di ogni varco per infilarsi e chiedere la chiusura dell’Associazione Nazionale Partigiani. Non è quindi una novità questa, ma Bologna c’è al vostro fianco cara Anna, te lo assicuro. Bologna c’è ed scesa in piazza più volte accanto alle sorelle e fratelli ucraini da quando, 61 giorni fa, la Russia invadeva il loro paese, riaprendo ancora una volta quel pozzo senza fondo chiamato Guerra. Dal bordo di quel pozzo in molti si affacciano provando la vertigine del vuoto. Un vuoto, buio e profondo che li attrae. Attrae le masse, attrae i mezzi di comunicazione, si porta dietro la politica e le istituzioni, il fondamento stesso dell’Europa e delle nostre nazioni. La mente smette di ragionare, tutto diventa con me o contro di me e il tempo vive di un eterno presente. E’ il vuoto profondo generato dai populismi e dai nazionalismi. E’ il vuoto senza ritorno dell’ignoranza e del cinismo, che ha annichilito il dibattito delle idee. E’ il vuoto sordo delle armi, dei mortai, delle bombe intelligenti e di un nuovo rischio nucleare. A quel vuoto, noi rispondiamo con l’impegno, con l’amore e con la vita. A quel vuoto noi rispondiamo con i valori, la storia e l’esempio di Bologna. In questi giorni abbiamo ricordato Cornelia Paselli, che quando aveva 17 anni fu testimone diretta dell’eccidio di Marzabotto. Nel settembre del 1944, Cornelia aveva 17 anni ed abitava a Gardelletta, nella vallata del Setta, con il padre Virginio, la madre Angelina, la sorella Giuseppina ed i fratelli gemelli Luigi e Maria. Tutti uccisi dalle SS. Il cancello della chiesa dove erano rifugiati venne scardinato, più di novanta persone furono spinte all’interno ed addossate alle pareti della cappella. Lei riuscì a scappare ma rimase per sempre segnata dalla visione dei suoi cari senza vita. Durante un’intervista raccolta in occasione di una delle iniziative della Scuola di Pace di Monte Sole a Cornelia è stato domandato: “Come si può andare avanti dopo aver passato un’esperienza simile? Da dove si trae la forza di continuare?” La sua risposta è rimasta sospesa nell’aria per qualche secondo, prima di entrarmi dentro: “La vita è sacra”. La vita è sacra. Voglio qui recuperare le parole che il Sindaco Renato Zangheri pronunciò prima di me alla manifestazione del 9 agosto 1974 in Piazza Maggiore, dopo la Strage dell’Italicus: “Il fascismo è il cieco odio per la libertà delle persone, per la libera competizione delle idee, per l’avanzamento dei lavoratori, che costituisce l’essenza del fascismo e che si manifesta in questo momento nelle forme più atroci del terrorismo. Ma un cordone ombelicale lega i terroristi ai lividi ideologhi neonazisti, agli esponenti del regime, impuniti e ricomparsi sulla scena politica. Comune è il loro obiettivo di screditare la democrazia e ferirla a morte, comune il loro disprezzo per la vita e la dignità dell’uomo. A pochi chilometri da San Benedetto Val di Sambro c’è un paese i cui abitanti furono sterminati col ferro e col fuoco dalle belve naziste. Loro alleati e complici erano i fantocci fascisti. Le odierne alleanze e complicità non possono più a lungo restare nascoste. I figli dei carnefici di Marzabotto sono tornati a colpire con la stessa disumana ferocia”. Ho voluto leggervi queste parole a poche settimane da una sentenza di primo grado. Una sentenza storica nel corso del processo ai mandati della Strage del 2 Agosto. Ottenuto solo grazie alla caparbietà dell’Associazione dei familiari delle vittime, degli avvocati di parte civile, della Procura generale e dei giudici. Abbiamo udito condanne che hanno inchiodato i depistatori, i fiancheggiatori e le trame occulte. Sono le prove che i Servizi dello Stato italiano e della P2 finanziarono e ordirono l’esplosione della bomba alla Stazione, perpetrata da esponenti del terrorismo nero. I carnefici di Marzabotto, così li aveva indicati Zangheri, sono tornati a colpire dunque, più volte. Da questa città partigiana, medaglia d’oro della Resistenza, da questa terra ricca di tradizione di lotta per la liberazione degli uomini dall’ingiustizia, noi dobbiamo riaffermare che la Costituzione è la strada necessaria per combattere il fascismo: nessun’altra può avere successo, nessuna scorciatoia è idonea e possibile, se non si vuol scendere sul terreno minato dei nemici della democrazia. Una Costituzione programmatica, non a caso. Che pone al primo posto il lavoro, la scuola, la sanità. La coesione sociale insomma. L’Assenza di ciò offre oggi benzina al consenso di chi soffia sul fuoco. Mi riferisco chiaramente ai partiti che in tutta Europa venerano da anni figure politiche pericolose come Le Pen, Bolsonaro, Trump e Vladimir Putin. Dobbiamo ribadirlo, le radici del fascismo sono ramificate e profonde. Un’Europa divisa, razzista e smontata pezzo per pezzo nelle sue istituzioni unitarie è un viatico per la violenza, l’odio e la guerra. La politica dell’odio si alimenta di un’Europa cieca e sorda. Ecco perché serve un’Europa sociale e democratica prima ancora che unita attorno al denaro, all’energia o alle armi. L’Europa deve essere la nostra patria. Dobbiamo essere partigiani per l’Europa e noi l’Europa la vogliamo giusta e la vogliamo unita. Perché è tra i ceti popolari e le periferie delle città che si gioca la partita. Dove il fascismo nuovo e organizzato promuove palestre popolari, banchi alimentari, nuovi sindacati. Tra i social frequentati dai giovanissimi, dove il fascismo tecnologico promuove l’ideologia della forza, della violenza, del corpo maschile che prevale sul femminile. Per anni la propaganda politica sovranista ha finanziato e si è fatta finanziare da tutto questo. Il 9 ottobre 2021, manifestanti no vax e militanti di estrema destra, guidati da esponenti di Forza Nuova e dal criminale Roberto Fiore assaltavano la Camera del Lavoro di Roma. Quel Roberto Fiore che oggi si trova in carcere, che io stesso ho avuto l’occasione di vedere testimoniare senza ritegno né conseguenze nel processo a Cavallini, sempre sulla Strage del 2 agosto. Cari bolognesi, noi abbiamo le nostre cicatrici. Abbiamo i nostri morti. Ce li ricorda un sacrario, questo sacrario alle vostre spalle. Creato dalla partecipazione popolare, dai sentimenti di donne e uomini che affissero autonomamente le foto dei propri cari. Sono queste le colonne della nostra democrazia. Colonne di consapevolezza. Di fronte a queste colonne, in questo 25 aprile avremo l’occasione di riaffermare insieme valori come la coesistenza pacifica, la non violenza, la democrazia, la giustizia sociale. Tra questi valori vi è indubbiamente quanto ci ricorda l’art. 3 della nostra Costituzione: “E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini”. Ecco perché abbiamo invitato qui sul palco la poetessa Saida Hamouyehy, da poco diventata italiana dopo anni di ostacoli burocratici e sofferenze. Una giovane italiana che lo Stato non voleva riconoscere come tale. Sono oltre 11 mila i ragazzi e ragazze che il prossimo anno riceveranno la Cittadinanza onoraria di Bologna seguendo il principio dello Ius Soli. Questo è il contributo di Bologna, per spingere il Parlamento ad approvare una vera riforma della cittadinanza nel nostro paese. Vi ringrazio tutte e tutti per la vostra presenza qui. Viva il 25 aprile! Viva l’Italia Libera! Viva Bologna!

Intervento della vicesindaca Emily Clancy

Care concittadine, cari concittadini,

sono qui a rappresentare il Comune di Bologna e a portarvi il saluto del nostro Sindaco Matteo Lepore, che sarebbe voluto essere qui insieme a noi, insieme all’ANPI, alla sua Presidente Anna Cocchi, insieme alla poetessa Saida Hamouyehy, all’Assessore regionale Raffaele Donini e a tutte e tutti i cittadini di Bologna, per il suo primo intervento da Sindaco in una giornata così bella e importante per la nostra città e il nostro Paese, ma purtroppo, come sapete, è stato fermato dal Covid.

A lui il nostro augurio di pronta guarigione e buon 25 aprile da questa Piazza.

In questi giorni nel 1945 la nostra città, l’Italia e l’Europa vennero liberate e il nazifascismo sconfitto.

La portata storica di questo evento è tale che a distanza di settantasette anni ancora ne godiamo in ogni nostra azione quotidiana, in ogni momento in cui ci si stringe insieme come comunità, nella sorellanza e nella fratellanza dei popoli.

La fine della Seconda Guerra Mondiale ha significato la fine dell’idea più buia della storia dell’umanità: la supremazia di una razza, l’idea stessa che ci potesse essere per nascita un popolo superiore ad un altro, la prevaricazione, l’annientamento, la morte come ordinari strumenti di risoluzione delle controversie.

La storia ha decretato la fine di quell’idea, ma se non piantiamo forti le radici della Memoria per fare in modo che il sapere acquisisca stabilità quel male può tornare, può tornare come male banale, male senza limiti, male travolgente.

Perché come ci insegna Hannah Arendt “Il peggior male non è dunque il male radicale, ma è un male senza radici. E proprio perché non ha radici, questo male non conosce limiti. Proprio per questo il male può raggiungere vertici impensabili, macchiando il mondo intero”.

“Credere, obbedire, combattere” era il dogma fascista che veniva insegnato, l’imperativo categorico da introiettare per celebrare il regime e disprezzare la democrazia.

Il giorno dopo le dimissioni di Mussolini, nel luglio ‘43, il partigiano Adolfo Vacchi, nato a Bologna, ritratto in questo sacrario, insegnante di matematica, scrisse a sua figlia con la speranza di farle avere “la lettera più bella che avesse mai scritto” mentre provava a raccontare l’euforia e la speranze esplose a Milano in quelle ore.

Scrisse quelle parole del monito fascista “Credere, obbedire, combattere” e poi le cancellò e al loro posto consegnò alla figlia un nuovo messaggio: “capire, sapere, pensare”.

Il partigiano Vacchi non vide la Liberazione, fu ucciso fucilato dai fascisti il 5 settembre 1944. Per tutti e tutte coloro che pagarono con il costo della vita la nostra libertà, la nostra pace, oggi celebriamo questa giornata e cerchiamo di celebrarne l’insegnamento: cerchiamo di capire, di sapere, di pensare.

Capiamo che è un 25 Aprile diverso dagli ultimi, e che abbiamo ancora più motivi per onorarlo. Possiamo provare gratitudine e una ritrovata gioia nella comunanza, nel poter finalmente ritornare a celebrare pienamente la festa in presenza, insieme, dopo due anni profondamente segnati dalla pandemia. Una pandemia che ha illuminato le contraddizioni e le disuguaglianze del sistema in cui viviamo. È proprio per questo motivo che dobbiamo rifuggire dall’apatia e dalla solitudine a cui talvolta porta la difficoltà e ricordarci di essere partigiani, nel senso di prendere parte, di essere solidali e di aprirci verso la nostra comunità.

Sappiamo che in questi anni purtroppo il mondo non è mai stato completamente in Pace. Per questo, ogni giorno dobbiamo proteggere la pace, consapevoli delle decine di conflitti e guerre che devastano il mondo. Ma sappiamo che è un 25 Aprile in cui la guerra è arrivata alle porte dell’Europa e questo ci tocca nel profondo perché fu proprio la conquista della libertà e della Pace il preludio per la nascita della nostra stessa Repubblica, della nostra Costituzione antifascista, l’antefatto necessario perché nascesse, qualche anno dopo, la Comunità Europea prima e l’Europa poi.

Quell’Europa che ha sempre voluto rappresentare la sua “unità nella diversità” nella promozione della pace, dei suoi valori e del benessere dei suoi cittadini e delle sue cittadine.

Perché fino ad oggi l’Europa è stata il fulcro e la culla della cooperazione tra i popoli, della libertà di essere e di esistere, ma soprattutto della ricerca spasmodica della Pace.

Quella pace che oggi non riusciamo a trovare, in tante parti del mondo, ma anche qui, nel nostro continente, nella vicina Ucraina.

Dobbiamo riflettere e lavorare, in maniera comune, assieme a quella cooperazione europea che permetta di raggiungere la Pace in quel conflitto, il prima possibile.

Per questo condanniamo l’inaccettabile invasione dell’Ucraina da parte della Russia e ribadiamo che il ricorso alla guerra rivela l’incapacità di leggere la lezione della storia.

Pensiamo, pensiamo sopra ogni cosa, perché ci troviamo in un tornante della Storia, fra il buio e la luce. Spesso tra opinioni eccessivamente polarizzate che non ci consentono l’analisi e la lettura corretta di un momento che non è semplice e per questo non va semplificato. Siamo in un momento storico di passaggio, un momento in cui la Memoria della Seconda Guerra Mondiale, intesa come esperienza, lingua viva, storia viva raccontata dalla viva voce di chi ha vissuto l’occupazione nazifascista cede il passo alla Storia, da intendersi come la documentazione passato attraverso le fonti documentali. Iniziano a scomparire le testimonianze dirette e allora noi dobbiamo diventare custodi di Memoria.

Le nuove generazioni post-Resistenza devono assumere i valori partigiani con coerenza ma naturalmente con una storia che non è più quella diretta dei partigiani e delle partigiane di allora. La responsabilità è dunque enorme perché si tratta di amministrare una grandissima eredità morale, civile, costituzionale, umana guadagnata da altri a carissimo prezzo. Ma è vitale per la vita del nostro Paese e dell’Unione Europea che questa eredità continui, venga vissuta, diventi la forza vitale di società che devono sognare un mondo diverso, un mondo nuovo.

Quello di cui abbiamo assolutamente bisogno tutte e tutti.

Per questo penso che ci sia, che debba esserci un futuro per un’associazione come l’ANPI che “non è la custode di un’antica reliquia, ma un soggetto che fa tesoro della memoria per intervenire nel presente e per disegnare il futuro”.

Qualche giorno fa ci ha lasciati Cornelia Paselli, testimone degli eccidi di Monte Sole. So che oggi a Monte Sole porteranno avanti il suo insegnamento: Vivere, nonostante tutto.

Perché questa terra lo sa bene: agli avvenimenti più bui della storia è seguita la luce.

Come dopo la seconda guerra mondiale, come dopo il 2 Agosto – ne parlerà il Sindaco – quando ci si stringe insieme come comunità si trova la forza di rialzarsi più forti di prima.

Oggi riempiamo il pensiero e le parole e le azioni di un rinnovato antifascismo. Stringiamoci insieme e lottiamo per il valore più profondo della nostra comunità, che scorre nel sangue di chi è nato o come di chi ha scelto di vivere a Bologna: solidarietà.

Oggi Liberazione è questo, lottare contro tutte le forme di prevaricazione, che siano razzismo, omotransfobia, violenza di genere, abilismo, sfruttamento, oppressione, guerra.

Costruiamo insieme un futuro di Pace. Siamone ambasciatori e ambasciatrici, in ogni luogo, in ogni azione, in ogni pensiero.

Buona Liberazione, ieri, oggi, domani. Sempre.