21 aprile 77° anniversario della Liberazione di Bologna, l’intervento del sindaco Matteo Lepore in Piazza Maggiore

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BOLOGNA – L’intervento del sindaco Matteo Lepore in occasione della cerimonia del 21 aprile questa mattina in Piazza Maggiore.

“Buongiorno a tutte le cittadine e ai cittadini che sono qui presenti, oggi è una giornata importante, è il 21 aprile e Bologna è libera. È libera grazie all’arrivo importante di forze armate, alleati, partigiani, cittadini che entrarono in questa piazza. Ed è per me un grande onore innanzitutto salutare la Console Generale di Polonia che è qui al mio fianco e allla quale do il benvenuto, insieme alla presidente provinciale dell’ANPI di Bologna Anna Cocchi, al prefetto, al questore, ai rappresentanti delle forze dell’ordine dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, di tutte le comunità della nostra città, dei sindaci presenti. Vedo con la fascia tricolore la sindaca di Marzabotto che come sempre il 25 aprile promuoverà un’altra importante manifestazione come quella che faremo qui, alla quale invito davvero tutti i cittadini a partecipare nei prossimi giorni. Oggi ricordiamo la liberazione di Bologna e in particolare quel giorno gli alleati, insieme all’esercito italiano, ai partigiani, decisero di omaggiare l’esercito polacco facendo entrare da San Lazzaro, dalla zona delle Due Madonne, per primi proprio loro, l’esercito polacco guidato dal generale Anders che ebbe modo in quei giorni di dimostrare un grandissimo valore. Furono tanti, purtroppo, i polacchi che persero la vita, tantissimi feriti, abbiamo un cimitero dei polacchi molto importante qui a Bologna, il più importante d’Italia insieme a Montecassino. A loro dobbiamo dire grazie, dobbiamo dire grazie perché persero la vita per la libertà del nostro paese. Persero la vita come i partigiani che sono ricordati in questo sacrario, un memoriale che a Bologna nasce dalla partecipazione spontanea dei bolognesi, dei familiari di quei partigiani che persero la vita a seguito della barbaria nazifascista, che aveva consegnato al buio dell’umanità la nostra città come il resto del paese. Questo memoriale oggi ha la forma del monumento, allora ve lo dovete immaginare come un insieme di fotografie appese al muro, un po’ come la nostra ground zero, i più giovani ricorderanno che cosa è successo l’11 settembre e quanti cittadini andarono ad appoggiare le fotografie in quel cratere. Ecco, nei giorni subito dopo la liberazione quel muro, dove peraltro furono fucilate tante persone, raccoglieva le immagini dei nostri patrioti, delle persone che persero la vita per ridare dignità al nostro paese. E poi il sindaco Dozza che, insieme al Comitato di Liberazione Nazionale, aprì le porte di Palazzo d’Accursio, oggi vediamo queste finestre con le bandiere delle brigate partigiane appese, che da quando la pandemia ha iniziato ad accompagnarci, abbiamo deciso di mostrare alla cittadinanza e ringrazio l’ANPI per averle raccolte. Sono bandiere importanti perché ci ricordano i vari gruppi che allora si impegnarono per la liberazione spontanea del nostro territorio. Il sindaco Dozza si affacciò in particolare dal balcone insieme ai rappresentanti del Comitato di Liberazione Nazionale per dichiarare libera questa città ed aprì per la prima volta il libro d’onore del nostro comune e proprio il generale Anders, insieme agli altri generali alleati, firmò questo libro. Da allora tutte le persone importanti che ospitiamo nella nostra città, oltre che ad accoglierle a Palazzo d’Accursio, le accogliamo in questo libro così importante. Devo dire che provo sempre una grande commozione quando, aprendolo, leggo quelle prime firme di persone che in carne e ossa arrivarono in questa piazza, che più o meno aveva le sembianze di oggi, insieme agli autoblindo, ai carri armati, alla folla festante, e poi ci permisero di riportare la democrazia nel nostro paese, nella nostra città. Siamo in un momento difficile, ne parleremo anche il 25 aprile, credo che in questo momento, in modo particolare, dobbiamo ricordarci che in tanti hanno perso la propria vita per darci la libertà. Da chi indossava una divisa, da chi era scappato da casa e si era nascosto sui monti, credo che questa libertà noi oggi la dobbiamo tenere cara. Il modo migliore per tenerla cara é non strumentalizzarla, non violarla, non gettarla via, ricordarci che l’Europa è nata grazie all’idea che le nazioni, le potenze dovessero lasciare il posto alla pace, dalla coesistenza pacifica tra i popoli. Ci dobbiamo ricordare di questo, perché questa assenza oggi della pace, della libertà, dei diritti umani, è negata da un’invasione terribile, di un paese contro un altro, come sappiamo, della Russia nei confronti dell’Ucraina. Molte delle persone che scappano dall’Ucraina, milioni di profughi, sono oggi accolti in Polonia e anche in Italia, oltre che in altri paesi. Circa il 25% dei rifugiati, dei profughi che sono scappati dall’Ucraina, sono ospitati proprio dalla nostra regione, in Emilia Romagna. E voglio dire grazie alla Polonia, perché in questo momento sta rappresentando tutta l’Europa, in questo momento sta rappresentando la nostra capacità di essere accoglienti, di ospitare persone in difficoltà, donne, bambini e probabilmente anche uomini che scappano da una guerra, persone che hanno perso i propri cari, che hanno visto bombardata la propria casa. Quindi grazie alla Polonia, un paese europeo, un paese amico dell’Italia. Grazie”