Romagna in fiore, terra di coach: da Sacchi ad Ancelotti

ancelottiFenomeni della panchina dall’Emilia: dove ricomincia Carletto?

BOLOGNA – È il giorno in cui l’Italia “celebra” per la prima volta dopo sessant’anni una mancata qualificazione ai Campionati del Mondo. Un giorno nefasto da cui devono partire riflessioni necessarie per un futuro che non deve più costringere gli italiani ad assistere a nuovi fallimenti epocali. Chi sarà il prossimo Ct italiano è presto per dirlo, servirà innanzitutto un nuovo Presidente, in sostituzione di Tavecchio. Un nome però, che arriva dall’Emilia Romagna, è quello sognato da tutti. Il migliore, per palmares, esperienza, affetto della gente, consenso della stampa e stima dei colleghi: il n.1 nella gestione di un gruppo, Carlo Ancelotti.

Romagna, terra di buon cibo ed artisti vari, ma anche di alcuni dei migliori allenatori nella storia del calcio. C’è chi questa storia l’ha scritta, inventando qualcosa di nuovo, quanto più di arduo esista nel mondo del pallone. Quando Arrigo Sacchi da sconosciuto prendeva in mano un Milan reduce dalla Serie B, nessuno poteva immaginare che avrebbe stravolto le regole del gioco, nessuno gli dava credito, solo l’allora Presidente Silvio Berlusconi. Avrebbe vinto tutto ma soprattutto, avrebbe creato un modo nuovo di pensare il calcio. Avrebbe, quasi, vinto un Mondiale contro il Brasile nel 1994: fece la differenza un rigore, quello sparato in tribuna da Roberto Baggio, ma l’Italia c’era.

A distanza di anni, un suo discepolo, quel Carlo Ancelotti che dopo essere stato bistrattato dalla Juventus riuscì ad alzare al cielo due Champions League col Milan, prima della decima col Real Madrid. Un tecnico dalla tempra tipica romagnola, di chi non alza la voce per farsi sentire, ma preferisce osservare ed ascoltare prima di prendere una decisione. Non per questo non ha saputo gestire grosse personalità anzi, chiunque parli di lui fra i grandissimi club allenati, lo fa con termini e toni amorevoli. Dimostrazione di quanto il carisma non corrisponda ai decibel della propria voce.

La Serie A oggi accoglie altri due romagnoli. Stefano Pioli alla guida della Fiorentina, dopo gli ottimi anni fra Parma, Bologna e Lazio e la parentesi all’Inter, ben cominciata ma finita malissimo non per sue esclusive colpe. E Ballardini, ultimo arrivato o meglio dire, subentrato. Il comune denominatore della sua carriera, fatta di ingressi in corsa e di ritorni, fra Palermo e ora Genoa.

Uno studio bwin focalizzato sulle conseguenze dei cambi di allenatore rileva come per ottenere risultati in ottica salvezza è fondamentale la conoscenza del campionato in cui si subentra, l’aver ottenuto in passato risultati positivi in squadre che hanno lottato per il medesimo obiettivo e non è necessario aver vinto titoli in carriera.

Curioso evidenziare come spesso può essere una buona idea pescare all’interno della società per ottenere buoni risultati: vedi casi eclatanti come Guardiola e Luis Enrique al Barcellona, ma anche Stramaccioni nella prima parte della sua esperienza all’Inter. Godere di una bacheca piena e magari un passato da grande calciatore, subentrando in una squadra di alto livello, rappresentano requisiti primari per il conseguimento di obiettivi rilevanti.

Anche di questo, l’Italia che verrà, dovrà necessariamente tener conto.

PR