Discorso del Sindaco Virginio Merola per le celebrazioni del 25 Aprile

Comune di BolognaBOLOGNA – Pubblichiamo il discorso pronunciato dal Sindaco Virginio Merola in piazza del Nettuno nell’ambito delle celebrazioni per la festa del 25 aprile.

“Buon 25 aprile a tutte e tutti,
Gentile Presidente della Camera,
gentile presidente dell’Anpi di Bologna,
autorità civili e militari,
cittadine e cittadini tutte e tutti

Voglio iniziare da una parola precisa: riconoscenza, per chi ha lottato e combattuto, per le formazioni partigiane, per i soldati del nostro esercito, per la brigata ebraica. Tutti loro ci hanno assicurato 70 anni di pace, di costruzione di diritti civili e sociali. Riconoscenza come impegno civico nel nostro momento attuale che è confuso ma che ha bisogno di una direzione chiara sulla quale procedere tutti quanti insieme in un cammino comune. Il 25 aprile è un momento di gioia, uniamo a questo anche una riflessione perché questa festa rappresenta l’essenza della nostra Patria. Ho motivi per utilizzare questo termine, come ho già fatto anche venerdì scorso quando abbiamo festeggiato la Liberazione di Bologna. Patria contro il fatto di non rassegnarsi a essere 28 staterelli alla deriva ma Europa come patria comune. Un’Europa che prenda consapevolezza da noi, dai cittadini di queste città europee che vogliono restare fermamente in Europa. Perché oggi l’Europa è divisa tra staterelli che pensano di essere troppo piccoli e quelli che non si sono ancora accorti di essere piccoli davanti allo scenario che abbiamo e al quale insieme dobbiamo reagire. In questo preciso momento storico dobbiamo fare pulizia delle parole con le quali veniamo bombardati ogni giorno e quindi dobbiamo essere consapevoli di quello che sta accadendo nel nostro paese e di quello che sta accadendo in Europa. E credo sia giusto celebrare questa bella giornata di festa riappropriandoci di un termine e di un concetto come quello di Patria. C’è scritto lì: caduti della Resistenza per la libertà, la giustizia, l’indipendenza, l’onore della Patria. Bisogna essere orgogliosi di essere italiani e europei, che si sia nati in Italia o che si sia arrivati da altri luoghi del mondo e qui si viva condividendo un insieme di valori. E se lo condividamo cominciamo dalle nostre città a dire che è il momento di dare la cittadinanza italiana e europea ai tanti giovani nati qui o che hanno studiato qui insieme ai nostri giovani senza costringerli all’umiliazione di chiedere la cittadinanza italiana. Viviamo anni di sfide complesse, non bisogna alzare i muri del populismo o del rancore ma di fronte a eventi epocali come l’impatto dei popoli migranti sulle nostre città bisogna affrontare queste situazioni partendo da un’identità comune che tutti noi abbiamo assieme alle altre comunità europee: dalla consapevolezza della nostra storia, dei valori che condividiamo, libertà eguaglianza, fratellanza che sono valori universali non solo europei. E dobbiamo chiedere fermamente a tutti di condividerli, anche a chi accogliamo. Noi non vogliamo che la nostra solidarietà sia travisata per debolezza, la nostra solidarietà è una forza, non vogliamo che il nostro sincero e determinato sentimento di accoglienza venga strumentalizzato per minare la nostra sicurezza. Sicurezza e integrazione, doveri e diritti, insieme. Il punto allora è questo: se vogliamo essere eredi della Resistenza e non ereditieri egoisti e divisi dobbiamo impegnarci e combattere a viso aperto per quel progetto di Europa che è nato dalla seconda guerra mondiale e dalla lotta di Liberazione. Combattere a viso aperto, facendo pulizia delle parole e portando in alto i nostri valori. Guardate, anche se sembra difficile, a volte sembra di andare controcorrente rispetto ai nazionalismi che si stanno imponendo, il nostro compito, il nostro destino è quello che ci fa essere davvero eredi della lotta di Liberazione. Diciamolo da Bologna, una città che in questi anni ha reagito alla crisi aprendosi a tante persone che vengono da tutto il mondo, ai tanti turisti di cui siamo meravigliati. Il nostro destino è una destinazione e si chiama Europa unita e democratica.

Guardando al voto della Francia di domenica possiamo dire che sono arrivati dei messaggi importanti, li dobbiamo ascoltare attentamente. Per questo vi parlo di Patria e non di nazione perché abbiamo bisogno di un cerchio che includa, di una comunità aperta e non di muri che ci separino. Non ci devono essere ambiguità, non ci devono essere distinguo: il nostro compito è rimanere in Europa, lavorare per un’Europa unita e democratica. E lo dico con una grande consapevolezza: quella di essere un Sindaco di una città che vuole essere sempre più europea e aperta al mondo. La maggior parte della popolazione europea vive nelle città, dalle città deve arrivare la consapevolezza che il nostro futuro è nella integrazione dei popoli, nella sicurezza, nella giustizia sociale, nella cultura e nei diritti che si allargano e non si restringono. Per tutti, nessuno escluso. Perchè da oggi ciascuno di noi, nella vita quotidiana, nelle istituzioni, quando parla di Europa cominci a parlare di politica interna e non di politica estera. Uniti come ci hanno insegnato i partigiani e i combattenti, come ci ha insegnato la lunga convivenza di questa città con la comunità ebraica e con tutti i rappresentanti dell’antifascismo. Uniti per un’Europa che dobbiamo consegnare come eredità autentica ai nostri giovani. W la Resistenza, w la democrazia, w la giustizia sociale, w il Comune di Bologna medaglia d’oro della Resistenza.”