Consiglio comunale di Bologna, l’intervento d’inizio seduta del consigliere Piergiorgio Licciardello

Bologna centroBOLOGNA – Di seguito, l’intervento d’inizio seduta del consigliere Piergiorgio Licciardello (Partito Democratico).

“Grazie Presidente.
Intanto, una premessa sulla difficoltà di fare un intervento che tratterà anche di politiche di genere, a valle di fatti di cronaca che, nei giorni scorsi, hanno visto gli ennesimi casi di femminicidio e di violenza sulle donne. Rimane forte il senso di vergogna che, come uomo, provo rispetto a questi fatti. Ma, in ogni caso, è necessario onorare comunque il proprio ruolo di consigliere.

Le temperature rigide di questi giorni hanno portato all’ordine del giorno il problema delle persone senza fissa dimora.
I numeri, in particolare relativamente alla disponibilità di posti letto messi a disposizione per il piano freddo, dimostrano l’impegno crescente dell’amministrazione comunale bolognese, come testimoniato dai numeri in crescita dal punto di vista degli spazi disponibili.
L’analisi dei numeri ha evidenziato però, un forte sbilanciamento della disponibilità dei posti letto verso una popolazione maschile, con valori dell’ordine del 90% a fronte del 10% per la popolazione femminile. Una sproporzione che appare essere in linea con la popolazione effettiva “della strada”.

A chi vi parla sembra necessario un approfondimento per capire le ragioni di questo sbilanciamento, che non rispecchia la situazione demografica italiana.
Una prima spiegazione, assolutamente virtuosa, è da ricercarsi nella maggiore disponibilità di strutture di accoglienza, che intervengono sulla popolazione femminile in difficoltà prima che arrivi alla strada, ambiente certamente ostile e denso di rischi maggiori per le donne.
Una seconda possibile spiegazione è data dalla forte presenza di popolazione straniera, solitamente sbilanciata verso una popolazione maschile.

In realtà uno studio pubblicato a fine 2015 e promosso dall’Istat, Ministero lavoro e politiche sociali, Caritas e Federazione Italiana organismi per le persone senza fissa dimora, evidenzia come la distribuzione di genere appare sostanzialmente identica tra italiani e stranieri, mentre la differenziazione sia più sulla fascia d’età, più giovani gli stranieri, più anziani gli italiani.

Da dove deriva quindi questo forte squilibrio? Il medesimo report una parziale risposta sembra darla.
Se andiamo a vedere i fattori che portano alla condizione di senza fissa dimora si nota come quasi il 16% dei senza dimora arriva alla strada per la separazione dal coniuge (+4% rispetto al 2011) mentre il 31,2% (+4%) vi arriva per la coincidenza di separazione e perdita del lavoro. La sola perdita del lavoro è all’11% in calo di quasi il 3%.
Quindi quasi il 50% delle situazioni di strada ha come causa prima o concausa la rottura del rapporto famigliare.
Non è questa la sede per approfondire ma questo dato pone in evidenza, una volta di più, il valore di coesione sociale della famiglia. Valore che la politica, spesso in questi anni, ha teso a disconoscere tendendo ad individuare la famiglia come sistema di vincoli e a precarizzare i rapporti, tra l’altro in un’epoca in cui alcune categorie di cittadine e cittadini hanno dovuto attendere il secondo decennio del terzo millennio per vedersi riconoscere giuridicamente i propri rapporti sentimentali.

Appare anche in tutta la sua forza la correlazione tra impegno lavorativo e famiglia. Anche qui dovremmo cercare una società che sappia conciliare l’impegno lavorativo e politico con la cura degli affetti e della famiglia. Troppo spesso si sente, invece, nobilitare il sacrificio degli affetti al lavoro o all’impegno politico o, peggio, si critica chi invece questo sacrificio non si sente di viverlo come fatto necessario.

Ma torniamo al tema. I numeri creano il legittimo sospetto che ci sia qualche fenomeno che, al momento, non pare essere gestito.
Devo dare atto in questa sede, ad alcuni colleghi di minoranza, di aver posto questo tema, da me in primis considerato ‘di nicchia’ o secondario.

Sento però, a questo punto e di fronte ai numeri, l’esigenza, e in questo ho la condivisione da parte della collega Manca, presidente della V commissione, di approfondire il tema.
Aver chiarezza sulla dimensione del fenomeno potrà essere la base per vedere se ci siano elementi per intervenire con politiche innovative.
Bologna è in linea col resto del paese, non c’è quindi un ‘problema Bologna’, ma ancora una volta potremmo essere all’avanguardia, in Italia, nelle politiche sociali”.