«Ci sono quelli che nascono per correre più veloci della luce – sostiene l’autore – e quelli che amano fermarsi a guardarla, la luce, mentre passa lenta e illumina la scena, accarezza le imperfezioni, guarisce da tutte le sconfitte e perdona ogni pasticcio, purché sia fatto con amore». Si tratta di un’autobiografia intensa, nella quale le vicissitudini di chi scrive si intrecciano a racconti di figure dello sport che, per diversi motivi, sono dei «meravigliosi sconfitti».
Poco importa che lo siano diventati per un eccesso di bravura o per l’assoluta mancanza
La lentezza della luce raccoglie con uno stile scorrevole storie toccanti, a tratti straordinariamente umane.
Dalai riesce a coinvolgerà il lettore e a condurlo alla consapevolezza che, a volte, è nella rabbia e nel dolore del fallimento, e non nel successo incondizionato, che si trova la possibilità di riscatto, partendo da un assunto morale e vero: «Ci vuole talento anche nel non aver talento».
Sarà un’esperienza nuova per i ragazzi delle Aquile, che apriranno i cancelli del campo dove hanno conquistato vittorie importanti e subito sconfitte ancora più determinanti per il loro desiderio di crescita e rivalsa.
La sensibilità di un atleta è una parte fondamentale della sua formazione.
MICHELE DALAI è nato a Milano nel 1973. Ha diretto la casa editrice Baldini&Castoldi. Giornalista e autore televisivo, conduce “Ettore”, programma di racconto su RaiRadio2. Ha pubblicato i romanzi Le più strepitose cadute della mia vita (Mondadori, 2011) e Onora il babbuino (Feltrinelli, 2015), e il pamphlet di satira classica Contro il tiqui taca. Come ho imparato a detestare il Barcellona (Mondadori, 2013).
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