Università di Parma: gestione del verde, al Campus Scienze e Tecnologie e a Valserena via agli sfalci selettiv

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Nuovo programma finalizzato a incrementare la sostenibilità, cercando di mettere nel giusto equilibrio i bisogni ambientali e quelli di fruizione ordinaria degli spazi

PARMA – Al Campus Scienze e Tecnologie dell’Università di Parma e all’Abbazia di Valserena cambia la gestione del verde, in particolare degli spazi prativi.

Anche l’Università di Parma, analogamente ad altre città europee e italiane, avvia infatti un nuovo programma di gestione dei prati finalizzato a incrementare la sostenibilità mediante l’incremento della biodiversità e dell’accumulo di carbonio nei suoli. Questo avviene dopo una sperimentazione durata 4 anni, progettata e condotta da Alessandro Petraglia, docente di Botanica e Biodiversità vegetale e Delegato del Rettore alla sostenibilità ambientale, e dal team di ricerca in Geobotanica ed Ecologia vegetale del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale, con la collaborazione dell’Orto Botanico e dei tecnici dell’Area Edilizia e Infrastrutture dell’Ateneo.

Il nuovo protocollo prevede un numero di sfalci inferiore rispetto a quanto messo in pratica fino a oggi e il mantenimento di alcune aree che saranno periodicamente lasciate a libera evoluzione. In corrispondenza di queste aree sarà garantita una fascia di almeno 2 metri regolarmente sfalciata, per evitare disagi alle persone in prossimità dei camminamenti, dei marciapiedi, degli edifici e dei parcheggi. Gli interventi porteranno alla creazione di ampie isole di vegetazione in zone non fruite dalle persone e sottoposte a sfalcio nei mesi di aprile, maggio, giugno e settembre, con frequenza differente e modificabile nel caso in cui un apposito monitoraggio evidenzi eventuali complicazioni puntuali.

In prossimità delle aree più frequentate saranno esposti cartelli a cura dell’Orto Botanico dell’Ateneo destinati a illustrare l’iniziativa, sensibilizzando anche visitatrici e visitatori occasionali. L’intervento cerca infatti di promuovere il miglior equilibrio possibile tra componente naturalistica e fruizione da parte di tutte le persone che frequentano gli spazi verdi dell’Università. La scelta si basa sulle medesime indicazioni scientifiche a sostegno della biodiversità che molte istituzioni stanno mettendo in pratica e rientra tra le iniziative attivate dal Gruppo Ateneo Sostenibile per diminuire progressivamente l’impatto ambientale e climatico dell’Ateneo.

Dal punto di vista ambientale questa gestione degli spazi prativi favorisce le formazioni spontanee di specie autoctone e l’incremento della biodiversità, facilita la presenza degli impollinatori, riduce le emissioni provocate dai mezzi da taglio e le richieste idriche del suolo, contribuendo a trattenere maggiore umidità, inoltre incrementa il sequestro del carbonio nei suoli e mitiga l’effetto delle isole di calore. L’intervento consentirà un piccolo risparmio che sarà quantificato alla fine del primo anno e potrà essere investito nella gestione delle alberature e nell’allestimento di arredi urbani o in altre attività che potranno contribuire a migliorare la fruizione degli spazi verdi di Ateneo.

Le zone a sfalcio ridotto e a libera evoluzione diventeranno aule a cielo aperto per le attività didattiche che l’Orto Botanico svolge per le scuole cittadine e saranno inoltre impiegate come laboratori di campo dove le studentesse e gli studenti dei corsi di laurea di tipo naturalistico, ambientale e paesaggistico potranno osservare come i principi dell’ecologia, che imparano a lezione, possano essere applicati per realizzare interventi finalizzati a gestire in modo più sostenibile gli ecosistemi, inclusi quelli in cui persone e natura devono trovare un equilibrio di convivenza.

“Anche queste scelte vanno nella direzione della sostenibilità, che costituisce una delle linee d’azione prioritarie di questi anni per l’Ateneo. Tengo a sottolineare che anche in questo modo l’Università guarda non solo a sé e alla propria comunità accademica ma anche alla città e al territorio, cercando di essere di esempio e puntando a ridurre inquinamento e impatto ambientale”, spiega il Rettore Paolo Martelli, che aggiunge: “Il mio più sentito ringraziamento va a tutte le persone che hanno lavorato e lavorano a questo progetto, con impegno, dedizione e passione: il prof Alessandro Petraglia e il Gruppo Ateneo Sostenibile, il team di ricerca in Geobotanica ed Ecologia vegetale del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale, il prof. Renato Bruni con il personale dell’Orto Botanico, i tecnici dell’Area Edilizia e Infrastrutture dell’Università. Grazie a tutte e a tutti”.