“Tra Immagini e Parole” dal 22 settembre: tre appuntamenti per riflettere sull’umano

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Presentazioni di libri e incontri con gli autori a Palazzo del Governatore, organizzati da Comune di Parma e Laboratorio Interdipartimentale Neuroscience & Humanities dell’Università di Parma

PARMA – Tre presentazioni di libri e incontri con gli autori per riflettere sull’umano, facendo il punto sul nostro rapporto con le immagini e la parola. È l’idea di fondo della minirassegna Tra Immagini e Parole, organizzata dal Comune di Parma e dal Laboratorio Interdipartimentale Neuroscience & Humanities dell’Università di Parma a partire dal 22 settembre.

L’appuntamento è per il 22, 25 e 28 settembre alle 17.30 all’Auditorium del Palazzo del Governatore.

Al centro degli incontri, a cura del neuroscienziato Vittorio Gallese, docente di Psicobiologia all’Università di Parma e direttore del Laboratorio Neuroscience & Humanities, e di Rita Messori, docente di Estetica all’Università di Parma, ci saranno tre recenti pubblicazioni.

Mercoledì 22 settembre Federico Vercellone presenta L’Archetipo Cieco. Variazioni sull’individuo moderno, Rosenberg & Sellier, con Rita Messori.

L’idea che attraversa il libro è che la modernità possa essere intesa come l’età dell’archetipo cieco. Un’epoca nevrotica che vive di e in ciò che manca e al quale non ha più accesso. Né l’archetipo la illumina, né essa riesce a trovare da sola le risorse per fare luce. Esso si trasforma oggi in un pullulare di icone instabili che non riescono, se non per momenti brevissimi, a divenire modelli. Il mercato ha stravolto l’archetipo, producendone mille e mille, ma non ne ha messo a tacere la fascinazione che anzi si è fatta sempre più influente e suggestiva.

Federico Vercellone è professore ordinario di Estetica all’Università di Torino. Tra i suoi saggi più recenti: Dopo la Morte dell’Arte (2013), Il Futuro dell’Immagine (2017), Simboli della Fine (2018).

Sabato 25 settembre Michele Cometa presenta Cultura Visuale, Raffaello Cortina Editore, con Vittorio Gallese

Il volume individua tre figure paradigmatiche per tracciare una genealogia novecentesca della cultura visuale contemporanea: Aby Warburg, Sigmund Freud e Walter Benjamin. Dopo Warburg la nozione di immagine è definitivamente cambiata. Dopo Freud lo sguardo è indissolubilmente legato al tema della sessualità e del bios. Dopo Benjamin la nozione di dispositivo e quelle di apparato, assemblage e ambiente mediale sono irrevocabilmente mutate. Questi autori non stanno solo alle origini della cultura visuale, ma ne prefigurano gli sviluppi futuri. Da Warburg abbiamo imparato che il fare-immagine fa parte della biologia e dei comportamenti essenziali dell’Homo sapiens, un aspetto che le neuroscienze cognitive, l’antropologia, l’archeologia e la paleontologia stanno sviluppando in questi anni. Grazie a Freud sappiamo che lo sguardo è essenziale per comprendere pratiche epistemiche, questioni di genere e politiche sociali. Benjamin ci ha insegnato che i dispositivi sono elementi essenziali della nostra nicchia ecologica.

Michele Cometa è professore ordinario di Storia comparata delle culture e Cultura visuale all’Università di Palermo. Tra i suoi libri più recenti: La scrittura delle immagini (2012), Perché le storie ci aiutano a vivere (2017) e Cultura visuale (2020).

Martedì 28 settembre Paolo Virno presenta Avere. Sulla natura dell’animale loquace, Bollati Boringhieri, con Vittorio Gallese.

Il verbo avere risiede al cuore del nostro linguaggio. Diciamo continuamente che gli esseri umani hanno pensieri, desideri, dolori, esperienze, beni, paure. Ma che cosa intendiamo? Quali implicazioni nascondono queste frasi così familiari? Paolo Virno partendo dal verbo avere guida in un viaggio denso e suggestivo all’interno della natura del linguaggio, chiave privilegiata per comprendere poi quella dell’uomo. Muovendo da una verità fondamentale: chi possiede qualcosa non è mai un tutt’uno con la cosa posseduta. Se anzi possiamo avere qualcosa, è proprio perché non siamo quella cosa. L’animale umano non coincide mai del tutto con l’insieme di facoltà, disposizioni ed esperienze che possiede, e che lo distinguono dagli altri viventi. Questa “scissione” ci consente di riflettere su noi stessi, su ciò che pensiamo e facciamo, e di avere quindi una coscienza. Ma anche di essere liberi: non essendo un tutt’uno con la nostra vita, né con nessuna delle nostre capacità, possiamo decidere che cosa farne.

Paolo Virno è professore ordinario di Filosofia del linguaggio all’Università di Roma Tre. Tra i suoi saggi: Quando il verbo si fa carne. Linguaggio e natura umana (2003), E così via, all’infinito. Logica e antropologia (2010), Saggio sulla negazione. Per una antropologia linguistica (2013).

Per tutti gli incontri sarà richiesto Green pass all’ingresso. Ingresso gratuito, posti limitati, prenotazione tramite App Parma 2020+21