Teatro delle Albe e Macellerie Pasolini questa sera a Cuore d’Italia

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BOLOGNA – Un intenso sabato teatrale al festival “Cuore d’Italia”. Negli spazi all’aperto sono in programma due spettacoli: “I fatti. L’aria infiammabile delle paludi” del Teatro delle Albe, tra narrazione e musica con Luigi Dadina e Francesco Giampaoli, e “Love Car” delle Macellerie Pasolini con la regia di Ennio Ruffolo. Ma il teatro deborda anche verso il cinema: la serata prosegue infatti con il film musicale di Roberta Torre “Riccardo va all’inferno” ispirato al “Riccardo III” di Shakespeare e interpretato da Massimo Ranieri. E negli spazi del parco è ancora visibile l’installazione di “arte tessile” di Elvezia Allari. L’appuntamento è a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, Bologna; tel. 333.4666333; www.teatridivita.it; nuova app scaricabile dal sito).

Il festival “Cuore d’Italia” rientra nel festival “Bologna Estate 2020” del Comune di Bologna, ed è sostenuto con il contributo della Regione Emilia Romagna e della Fondazione del Monte.

I fatti. L’aria infiammabile delle paludi

di e con Luigi Dadina e Francesco Giampaoli

produzione Ravenna Teatro / Teatro delle Albe

in collaborazione con Brutture Moderne

E’ una ballata blues. Due sgabelli. Un narratore, Luigi Dadina, e un bassista, Francesco Giampaoli. Voce e musica per tessere una storia, fuori e dentro la biografia del protagonista, avvenimenti reali o immaginati, oppure semplicemente sognati, che una volta raccontati acquistano lo spessore della verità, diventando più veri del vero. Nella memoria ci sono i trebbi della tradizione romagnola, ma anche i griot africani del Teatro delle Albe. Trebbo dal latino trivium, crocicchio, o crossroads, il crocicchio della tradizione blues. Il crocicchio come luogo degli incontri, ma anche come simbolo della possibilità di cambiare strada.

Luigi Dadina attraversa il Novecento, il secolo operaio. La narrazione si apre il 30 giugno 1916, quando nel cuore dell’estate, sul Monte Colombara, muore Dadina Vincenzo Antonio, colono. Dopo millenni non erano più i buoi a tirare l’aratro, comparivano le prime macchine agricole. Il successivo trasferimento della famiglia a Ravenna è legato all’enorme sviluppo industriale della pianura padana, all’estrazione del metano, l’aria infiammabile delle paludi che alimenta il boom economico, che permette la rinascita del porto di Ravenna. La narrazione si chiude il 13 marzo 1987 con la tragedia della nave gasiera Mecnavi dove tredici persone persero la vita in uno dei peggiori incidenti sul lavoro in Italia.

Luigi Dadina fonda nel 1983, insieme a Marco Martinelli, Ermanna Montanari e Marcella Nonni, il Teatro delle Albe. Nel 1991, con la nascita di Ravenna Teatro, prosegue il suo percorso teatrale in due direzioni. Da una parte è attore nei lavori scritti e diretti da Marco Martinelli (per “Pantani”, nel ruolo del padre del ciclista, riceve la nomination ai premi Ubu). Dall’altra è autore e regista, a cominciare dallo spettacolo realizzato con l’attore senegalese Mandiaye N’Diaye: “Griot Fulêr”. Segue “Narrazione della pianura”, che prende spunto dalla tradizione dei narratori che nel secolo scorso girovagavano nelle campagne romagnole andando di casa in casa, a raccontare fole. E poi numerosi altri spettacoli sul filo della narrazione e della memoria. Nel 2015 è in scena ne “Il volo – la ballata dei picchettini”, che dirige, con la coproduzione di Ravenna Festival.

Love Car

progetto: Macellerie Pasolini

regia e drammaturgia: Ennio Ruffolo

drammaturgia sonora: Fabio Fiandrini

con Cristina Matta e Romano Treré

e con la partecipazione di Nico Pelletti

produzione: Nove Punti / Unità Centrale perAspera

Spiare una vita attraverso il finestrino di un’auto: “Love Car” racchiude la parabola di una coppia all’interno di un’automobile, mentre il pubblico, tutt’attorno, osserva dall’esterno gli attimi della gioia e del dolore, dell’amore e della malattia. L’unità dello spazio è data proprio dall’interno dell’auto, da cui i protagonisti non escono mai. Un uomo e una donna, nell’arco di poche decine di minuti, trascorrono un’esistenza intera, quella della loro relazione. Una voce registrata porta fuori scena il messaggio dell’atrocità di una vita attaccata al respiratore, che non è vita. Tutto potrebbe sembrare ridotto alla rappresentazione di un’intimità coniugale in cui il pubblico è meramente voyeur, ma l’approccio del reality qui è svuotato e rovesciato, sfidando lo spettatore tra empatia e riflessione. Lo spettacolo ha vinto il Premio del Pubblico al Festival Spoleto Off.

Ennio Ruffolo ha fondato alla fine degli anni ’90 il collettivo alberTStanley, da cui nascono lavori come “Quarto”, “Vancelo” e “Bianco e Ruggine”. Alla fine degli anni duemila fonda Macellerie Pasolini, dove il teatro si contamina fortemente con le altre arti performative. Tra i lavori di Macellerie Pasolini: “Love Car”, “Parade – a tenderness act”, “La città della gioia” , “Parade sulla croce” (2015), “Match/Point” (2016).

Riccardo va all’inferno

(Italia 2017, 91’)

Regia: Roberta Torre

Cast: Massimo Ranieri, Sonia Bergamasco, Ivan Franek, Silvia Calderoni, Stella Pecollo, Silvia Gallerano, Tommaso Ragno, Michelangelo Dalisi, Teodoro Giambanco

Riccardo III trasformato in un boss della periferia romana. Dal preteatro dell’opera di Shakespeare ecco un musical nero, calato in un rutilante universo magnificamente visionario, grottesco e kitsch, eccessivo in tutti i sensi e intimamente teatrale. Con un eccellente Massimo Ranieri che guida un cast di alto livello. E la regia di una travolgente Roberta Torre (“Tano da morire”).

Dalla truce Inghilterra descritta da Shakespeare approdiamo qui in un Fantastico Regno alle porte di Roma, dove vive in un decadente castello la nobile famiglia Mancini, stirpe di alto lignaggio che gestisce un florido traffico di droga e di malaffare. Qui, Riccardo Mancini è da sempre in lotta con i fratelli per la supremazia e il comando della famiglia, dominata dagli uomini ma retta nell’ombra dalla potente Regina Madre, grande tessitrice di equilibri perversi. Tornato a casa dopo un lungo ricovero in un ospedale psichiatrico, Riccardo inizia a tramare per assicurarsi il possesso della corona, assassinando chiunque ostacoli la sua scalata al potere.

Vincitore di un David di Donatello per i migliori costumi.

Elvezia Allari

installazione di “fiber art” nel Parco dei Pini

La rassegna delle artiste della “fiber art” prosegue con l’installazione creata da Elvezia Allari, che da tempo lavora sul rapporto tra arte tessile e natura. I suoi materiali d’elezione sono il silicone, i polimeri a caldo, il filo di ferro cotto, la carta, impiegati in modo inconsueto, piegati a ordire trame leggere ma resistenti, accessori aerei, tele di ragno che catturano tessere musive o cristalli, pellicole d’oro o piccoli oggetti del quotidiano, che insieme guardano alle antiche cotte delle armature e al macramè orientale. Il suo lavoro punta al recupero di un rapporto autentico e rispettoso con la Terra: lontano dalla rappresentazione di una natura addomesticata e progettata per il gusto e le necessità dell’uomo, è un inno alla poesia della vita in tutte le sue manifestazioni.

A Cuore d’Italia è il giorno degli spettacoli:

con Luigi Dadina / Teatro delle Albe

e con Macellerie Pasolini

In programma anche il film musicale “Riccardo va all’inferno”

di Roberta Torre con Massimo Ranieri;

e l’installazione di fiber art di Elvezia Allari

A Bologna, Teatri di Vita 11 luglio 2020