Bologna

Sigfrido Ranucci il 10 ottobre al Teatro Duse di Bologna con “Il Diario del Trapezista”

Ranucci Sigfrido

BOLOGNA – Dietro ogni grande inchiesta c’è una storia che il pubblico non vede. Ci sono persone incontrate per caso, intuizioni nate in luoghi improbabili, decisioni prese in pochi istanti e rischi affrontati lontano dalle telecamere.

È da questo universo nascosto che prende vita “Il Diario del Trapezista”, lo spettacolo con cui Sigfrido Ranucci arriva al Teatro Duse di Bologna il 10 ottobre, per raccontare al pubblico ciò che normalmente rimane fuori dall’inquadratura.

Un appuntamento nel quale il giornalista di Report abbandona per una sera lo studio televisivo e trasforma il palcoscenico nello spazio di un racconto personale, diretto e sorprendente. Le grandi inchieste diventano così il punto di partenza per parlare non soltanto di giornalismo, ma soprattutto di vita, destino, responsabilità e scelte.

Perché, nel percorso di ciascuno, non sono necessariamente le capacità a determinare ciò che accadrà. Spesso sono le decisioni prese – e quelle non prese – a cambiare la direzione di una storia.

Ranucci ripercorre alcuni degli episodi più significativi della propria esperienza professionale attraverso le persone che ne hanno incrociato il cammino. Figure lontane dalla notorietà, ma che in determinati momenti sono diventate decisive.

C’è il vagabondo incontrato durante una delle esperienze più rischiose della sua carriera, che finisce per contribuire alla realizzazione dell’inchiesta sui bombardamenti di Falluja e sull’impiego del fosforo bianco.

C’è il tassista che diventa una figura fondamentale nella ricerca delle tracce della collezione d’arte appartenuta a Calisto Tanzi, un patrimonio di enorme valore che era riuscito a sottrarsi anche a precedenti attività investigative.

E ci sono incontri che si trasformano in vicende ben più delicate: una producer svizzera, con la singolare passione per il salvataggio dei rospi, che si trova coinvolta in una situazione legata alla protezione del giornalista durante un’inchiesta sulla pubblica amministrazione; una vicepreside; un rapinatore pugliese; una professoressa.

Sono persone apparentemente lontanissime tra loro, con professioni e vite diverse, che entrano nel percorso di Ranucci in momenti precisi e ne modificano, in qualche modo, la direzione.

Tra i racconti dello spettacolo trova spazio anche la vicenda dell’incontro in autogrill tra Matteo Renzi e l’ex 007 Marco Mancini, documentato da una professoressa con una telecamera, così come quella di Lavinia, la bodyguard che avrebbe avuto un ruolo in una vicenda destinata a incidere sulla conduzione di Report.

Episodi diversi, ma accomunati da una domanda: quanto può cambiare una vita l’incontro con una persona apparentemente casuale?

È questo il filo che attraversa “Il Diario del Trapezista”. Un racconto nel quale le persone non vengono ricordate soltanto per ciò che hanno fatto, ma per ciò che hanno lasciato: un insegnamento, una ferita, una consapevolezza, un ricordo o un diverso modo di guardare il mondo.

Anche il titolo dello spettacolo nasce da una metafora che richiama direttamente la natura del mestiere di Ranucci.

Il trapezista vive sospeso, affidandosi all’equilibrio e alla precisione, consapevole che ogni movimento può essere determinante. Nel momento del salto, non sempre esiste la possibilità di tornare indietro.

È una condizione che, secondo Ranucci, appartiene anche a chi sceglie di fare giornalismo d’inchiesta: cercare la verità significa muoversi spesso in territori difficili, assumersi responsabilità e accettare che alcune scelte possano avere conseguenze imprevedibili.

Sul palcoscenico del “Duse” non arriva quindi soltanto il giornalista delle grandi inchieste televisive. Arriva l’uomo che quelle storie ha attraversato, con le sue paure, i suoi dubbi, i pericoli e gli incontri che ne hanno segnato il percorso.

“Il Diario del Trapezista” diventa così un viaggio dentro ciò che normalmente non viene mostrato: le persone dietro le inchieste, i retroscena, le coincidenze e quei momenti apparentemente insignificanti che, soltanto con il passare del tempo, possono rivelarsi decisivi.

Un racconto che porta il giornalismo fuori dallo schermo e lo restituisce alla sua dimensione più umana.

L’appuntamento è per il 10 ottobre al Teatro “Duse” di Bologna.

Questa volta non sarà una telecamera a raccontare la storia.

Sarà Sigfrido Ranucci, dal vivo, a raccontare cosa accade quando le telecamere si spengono.

Condividi
Pubblicato da
Roberto Di Biase

L'Opinionista © since 2008 - Emilia Romagna News 24 supplemento a L'Opinionista Giornale Online
reg. tribunale Pescara n.08/2008 - iscrizione al ROC n°17982 - P.iva 01873660680
Contatti - Archivio news - Privacy - Cookie Policy

SOCIAL: Facebook - X