Savignano sul Rubicone

SI FEST 26 – Still standing, le mostre. L’atto fotografico è uno spazio di resistenza

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SAVIGNANO SUL RUBICONE (FC) – SI Fest 2026 – 35a edizione

Still Standing

Restare in piedi per continuare a guardare

Savignano sul Rubicone

11-12-13, 19-20, 26-27 settembre 2026

Il SI Fest in collaborazione con il Comune di Savignano sul Rubicone raggiunge il traguardo della sua trentacinquesima edizione.

Organizzata dall’associazione Savignano Immagini, la manifestazione torna ad animare la città nel fine settimana dall’11 al 13 settembre 2026, mantenendo le mostre accessibili al pubblico anche nei due fine settimana successivi. Sotto la direzione artistica di Manila Camarini, il festival riprende e approfondisce il percorso intrapreso nell’edizione precedente: uno sguardo rivolto alle fratture e alle trasformazioni del mondo contemporaneo, capace di andare oltre la superficie delle cose per osservare la realtà con rigore e profondità.

Il cuore concettuale di questo capitolo è sintetizzato nella formula Still Standing. Più che un semplice titolo, si tratta di un manifesto che riconosce nell’atto fotografico uno spazio di resistenza, un punto di ancoraggio saldamente piantato nel presente di fronte all’instabilità e ai compromessi dell’epoca attuale. Still Standing è un elogio della verticalità e della presenza, un’affermazione sommessa e al contempo radicale di chi sceglie di non farsi da parte, dimostrando che la fotografia stessa continua a rimanere salda di fronte alle mutazioni della storia.

Il percorso espositivo dell’edizione 2026 si snoda attraverso progetti che esplorano la permanenza, l’identità e la capacità di adattamento in geografie e contesti umani molto differenti tra loro.

Le mostre

Nel lavoro Vinter, Lars Tunbjörk ritrae la quotidianità dei lunghi mesi invernali in Scandinavia, raccontando una resistenza silenziosa fatta di solitudine, perseveranza e gesti ordinari capaci di attraversare il tempo e il buio.

L’esplorazione delle radici e dei rituali prosegue con Robbie Lawrence che, in Long Walk Home, segue gli Highland Games tra la Scozia e gli Stati Uniti, trasformando una tradizione popolare in un’indagine sull’evoluzione dell’identità culturale e sulla forza della memoria collettiva.

La memoria assume invece un valore personale e liberatorio in Occult di Alba Zari, progetto in cui l’autrice ripercorre la storia della propria famiglia all’interno della setta Children of God. Attraverso immagini, documenti e materiali d’archivio, la ricerca affronta i temi del controllo e della costruzione della verità, dimostrando come la consapevolezza del passato possa farsi strumento di riscatto e di emancipazione.

I confini dell’identità e delle aspettative sociali vengono interrogati da Andi Gáldi Vinkó nel progetto Sorry I Gave Birth I Disappeared But Now I’m Back, dove il tema della resistenza si sposta nel territorio della maternità, misurandosi con il corpo, il tempo e i modelli culturali consolidati.

In Black Stone Burns, Olga Sokal viaggia attraverso i paesaggi segnati dall’industria estrattiva e dal carbone, soffermandosi sulla convivenza tra le comunità locali e le conseguenze delle trasformazioni ambientali ed economiche, alla ricerca di nuove possibilità di futuro.

Lo sguardo sull’essere umano prosegue con Robin de Puy, che in American compone un ritratto corale degli Stati Uniti contemporanei attraverso i volti di persone comuni. Le sue fotografie restituiscono dignità e centralità a esistenze spesso invisibili, raccontando la resilienza quotidiana in una società segnata da profonde disparità.

A chiudere questa panoramica sugli archivi dello sguardo è Index di Christopher Anderson, un’opera che raccoglie oltre trent’anni di lavoro in una sequenza fluida e aperta. Guerre, vita familiare, politica e viaggi si intrecciano per testimoniare la capacità delle immagini di sopravvivere agli eventi e continuare a generare significati nel presente.

Ad impreziosire la proposta espositiva del festival si aggiunge un’importante mostra collettiva che riunisce i lavori di Alfredo Bosco, Pietro Masturzo e Jack Califano, tre autori impegnati a raccontare comunità messe a dura prova da oppressivi sistemi di potere. Bosco documenta le ferite della guerra in Ucraina e la determinazione della popolazione a ricostruire la propria vita tra le macerie; Masturzo osserva la Palestina quotidiana, dove la semplice sopravvivenza e la riaffermazione della propria presenza assumono una valenza politica; Califano si concentra sulle comunità migranti negli Stati Uniti colpite dalle politiche dell’Ice, raccontando la difesa del diritto all’esistenza di famiglie ristrette nell’incertezza.

I Premi

Ma la mappa espositiva del SI Fest si arricchisce ulteriormente con i progetti legati ai riconoscimenti fotografici: Carlos Folgoso Sueiro che sposta l’attenzione sui luoghi in Beyond the lake, indagine sulla capacità di conservare la memoria e resistere al tempo che gli è valsa il Premio Marco Pesaresi 2025; Fabio Domenicali presenta Nowhere, opera vincitrice del Premio Portfolio Italia 2025, con cui conduce il pubblico in un viaggio intimo tra paesaggi sconfinati e atmosfere silenziose, per dare forma a un luogo della mente dove lo spazio domina su un tempo sospeso; Camilla Pedretti espone Lucinete, progetto premiato con il Premio Portfolio Werther Colonna, un progetto in cui Camilla ha documentato la vita in una delle comunità più vulnerabili del Paese con una narrazione visiva che mette al centro la dignità umana, la resistenza e la speranza nonostante le avversità.

L’offerta espositiva include anche due preziose mostre collaterali: In Studio di Mario Cresci, una mappa visiva della scena artistica contemporanea romagnola e la collettiva Zvanì, il backstage fotografico del film su Giovanni Pascoli come spazio di racconto di ciò che normalmente rimane fuori dall’inquadratura.

Giovani e scuole

Il festival si conferma infine un laboratorio formativo permanente, coinvolgendo attivamente le giovani generazioni e le scuole del territorio. In questa edizione trovano spazio i risultati del laboratorio Fotografia Come In Un Film, realizzato presso l’Istituto Comprensivo Giulio Cesare, e il percorso Derive sul Rubicone: tracce di un passaggio, nato in collaborazione con la Scuola Superiore Marie Curie.

Nel loro insieme, le mostre del SI Fest 2026 rifiutano una definizione univoca o eroica del concetto di resistenza. Attraverso l’opera di autori e approcci differenti, il festival mostra come la forza di restare in piedi risieda spesso nei gesti più discreti e ostinati: continuare ad adattarsi, ricordare, testimoniare e, soprattutto, continuare a guardare.

Le mostre

1. Olga Sokal — Black Stone Burns

2. Jack Califano, Pietro Masturzo, Alfredo Bosco — Still Here.

Resistenza Contemporanea: Minneapolis, Ucraina, Palestina

3. Robbie Lawrence — Long Walk Home

4. Lars Tunbjork — Vinter

5. Christopher Anderson — Index

6. Alba Zari — Occult

7. Robin de Puy — American

8. Andi Gàldi Vinko — Sorry I Gave Birth I Disappeared But Now I’m Back

9. Carlos Folgoso Sueiro — Beyond the Lake

10. Camilla Pedretti —Lucinete

11. Fabio Domenicali — Nowhere

12. Mario Cresci — In Studio.

La scena del contemporaneo: quattro artisti per l’obiettivo di Mario Cresci

13. Zvanì. Scene di un poeta. Backstage fotografico del film di Giuseppe Piccioni su Giovanni Pascoli

14. Lab. Istituto Comprensivo Giulio Cesare — Fotografia Come In Un Film.

15. Lab. Scuola Superiore Marie Curie — Derive sul Rubicone: tracce di un passaggio

Letture Portfolio

Esperte ed esperti del mondo della fotografia internazionale, fotoeditor e curatori sono a

disposizione per leggere i portfolio dei partecipanti nelle giornate di sabato 12 e domenica

13 settembre e assegnare il Premio Portfolio “Werther Colonna” SI FEST 2026 al miglior

portfolio presentato nel corso della manifestazione

Spazio Life, libri, fotografie, editoria

Uno spazio dedicato a una selezione dei migliori editori, editrici indipendenti specializzati,

che organizzano anche incontri con l’autore, presentazioni di libri e firmacopie

Info: www.sifest.it

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Pubblicato da
Roberto Di Biase

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