Rugby bolognese: Alfredo ed Erika Morri premiati con l’Ovale d’oro alla carriera

5

FERRARA – I bolognesi Alfredo ed Erika Morri sono stati premiati ieri a Ferrara rispettivamente con l’Ovale d’oro con fronda (riconoscimento per gli oltre 40 anni di carriera rugbistica) e Ovale d’oro (riconoscimento per i 30 anni di carriera) dalla Federazione italiana rugby (Fir).

La singolarità del premio ai due bolognesi è che si tratta di padre e figlia, fatto unico, almeno per quando concerne l’assegnazione degli “Ovali d’oro”, ma che ci fa fare una riflessione: quanto “il passaggio” di una passione costruisca il futuro di un movimento ogni giorno. E quanto ogni club, grazie ai propri giocatori, potrebbe far crescere il movimento femminile

Alfredo Morri – premiato con l’ovale d’oro per i 40 anni di carriera –, classe ‘42, iniziò a giocare a 15 anni all’Istituto tecnico agrario Serpieri di Bologna grazie al professor Paolo Minardi, anima del rugby bolognese. Nelle giovanili degli Arlecchini Bologna dal 1957 al 1961, debuttò nel 1962 con la prima squadra Bologna Rugby 1928 arrivando fino alla serie A. Negli anni migliori anche una convocazione nella selezione nazionale per Italia- Yugoslavia. Nel 1972 passa alla Reno Bologna come giocatore-allenatore della seniores chiudendo dopo 24 anni la sua carriera da giocatore nel 1981, per proseguire come allenatore – sempre con la Reno – fino al 1984. Successivamente, dopo aver trasmesso alla figlia Erika la passione per il rugby, ricoprì la carica di presidente e poi allenatore (dal 1992), del Bologna Rugby femminile. Attivo fino al 2005, chiuse la sua carriera rugbistica contribuendo a far crescere il vivaio giovanile della Progresso rugby di Castel Maggiore (Bo).

Erika Morri – premiata con l’Ovale d’oro per i 30 anni di carriera – ha giocato per 21 anni tra il 1990 e il 2012 ai massimi livelli: 12 anni in Azzurro, due Mondiali – di cui il primo in assoluto per il mondo femminile nel 1991 e quello Spagnolo nel 2002 – sette Campionati europei, 21 campionati in serie A femminile e uno scudetto. Allenatrice di 2 livello, dopo il debutto nel 1990 con il Bologna Rugby, nel 2000 passò al Rubano (Pd), nel 2003 alla pluri-scudettata Riviera del Brenta (Ve) e nel 2006 alle Lupe di Piacenza, dove terminò la carriera agonistica nel 2012 rifondando la squadra femminile nella città di Bologna.
Dopo aver appeso le scarpe al chiodo a 40 anni è stata responsabile del settore femminile del Rugby Bologna 1928 e dei progetti scuola.

Eletta nel 2012 Consigliera regionale Emilia Romagna e nel 2016 Consigliera nazionale Fir, nel 2019 fa parte del Commette di Ruby Europe per lo sviluppo del rugby femminile in Europa ed oggi è la founder del progetto internazionale “Wo*men’s rugby land of freedom: chi semina rugby raccoglie futuro” il cui focus è raccontare come l’attitudine allenata sui campi da rugby possa impattare positivamente sulla vita di tutti giorni.

La cerimonia di premiazione si è svolta presso la sala dell’Arengo del Palazzo Municipale del Comune di Ferrara, alla presenza tra gli altri di Giacomo Berdondini, presidente del Comitato regionale Fir Emilia-Romagna; Giorgio Tosi, presidente del Cus Ferrara; Andrea Maggi, assessore allo Sport del Comune di Ferrara; Ruggero Tosi, delegato Coni di Ferrara.

Oltre ai Morri, sono stati premiati con l’Ovale al merito sportivo per l’Emilia-Romagna (nove in totale), il parmense Massimo Giovannelli, già capitano della Nazionale italiana; Giuseppe Gulino, uno dei pilastri del rugby modenese, e una nutrita rappresentanza del rugby ferrarese: Gianni Gandini, uno dei pionieri della rinascita del rugby a Ferrara; Andrea Fabbri, atleta e poi tecnico del Cus Ferrara e ai mondiali con la nazionale femminile e dei Vigili del Fuoco; Silvano Roncarati, atleta e poi direttore tecnico, fondamentale allo sviluppo del rugby giovanile a Ferrara; Dario Cavaliere, atleta per 29 anni e oggi presidente della nazionale seven Vigili del Fuoco nonché delegato territoriale Fir per Ferrara; Claudio Trombetta, talentuoso giocatore e poi dirigente del Cus Ferrara.

I Morri sono un esempio di come la passione del rugby di un padre possa far continuare a vivere nei propri figli e figlie il rugby in ogni club e in ogni città.

Il femminile che ci sta dando così tanto lustro nel mondo internazionale e farci guardare come un “caso”, vista la qualità espressa da una nazione di tradizione “non rugbistica” nasce da qui, semplicemente… da un padre che porta al campo anche la propria figlia e la sostiene e segue nelle sue passioni ed espressioni di sé stessa.