È la posizione portata da UPI Emilia-Romagna, attraverso il presidente Giorgio Zanni, alla fase conclusiva di Luogo al cambiamento, il percorso promosso dalla Regione Emilia-Romagna insieme ad ANCI, UPI, UNCEM e Città metropolitana di Bologna. Dopo nove incontri territoriali, uno per ogni provincia, e la successiva consultazione pubblica, il confronto ha concluso la propria fase partecipativa e precede ora l’iter legislativo della riforma regionale. La Regione ha annunciato, al termine dell’incontro del 25 settembre, l’avvio della stesura del progetto di legge.
Un percorso nel quale UPI Emilia-Romagna è impegnata fin dall’inizio. Già il 6 febbraio l’Unione delle Province aveva promosso a Bologna un confronto dedicato al rapporto tra riforma del Testo unico degli enti locali, funzioni provinciali e riordino territoriale; nei mesi successivi UPI ha partecipato alla costruzione e alle tappe territoriali di Luogo al cambiamento, indicando tra le priorità il coordinamento di area vasta, la programmazione e il supporto ai Comuni.
«Questo percorso non può e non deve essere un’iniziativa di restaurazione delle Province – ha chiarito Zanni intervenendo nella sessione plenaria al DAMA-Tecnopolo di Bologna –. Non è un regolamento di conti nei rapporti tra Province e Comuni, tra Province e Unioni o tra Province e Città metropolitana. E soprattutto non deve essere un ulteriore orpello burocratico sulle spalle degli amministratori, delle imprese, delle associazioni di categoria o dei nostri concittadini».
La proposta delle Province parte quindi da tre parole: chiarezza, semplificazione ed efficienza.
«In attesa di una necessaria legge dello Stato che dia finalmente una risposta organica alla “transizione incompiuta” delle Province, come l’ha definita lo stesso presidente Mattarella, dobbiamo avere la capacità di ridisegnare insieme flussi e responsabilità tra Comuni, Province, Regione, Città metropolitana e Unioni della nostra Regione», ha sottolineato Zanni, indicando come primo obiettivo quello di rendere più leggibile ed efficiente un sistema nel quale, nel tempo, si sono moltiplicati sedi di confronto, organismi e livelli decisionali. La definizione richiamata da Zanni riprende le parole utilizzate dal Presidente della Repubblica all’Assemblea nazionale UPI del novembre 2025.
Consiglio provinciale, Assemblea dei sindaci, CTSS, organismi legati ai servizi pubblici locali, dal ciclo dei rifiuti al trasporto pubblico, insieme alle diverse sedi dedicate alle aree interne, alla montagna e alla programmazione territoriale: per UPI il riordino deve consentire di individuare con maggiore immediatezza soggetti, luoghi e responsabilità di regia e coordinamento, rendendo più efficace la lettura delle esigenze territoriali e il coordinamento degli investimenti necessari allo sviluppo.
Non si tratta di concentrare le decisioni in un unico soggetto, ma di rendere più chiari e definiti percorsi e responsabilità.
Lo stesso principio riguarda il rapporto con le agenzie regionali. Zanni ha richiamato l’esigenza di costruire modalità di interlocuzione più efficaci, partecipate e codificate tra amministratori e strutture tecniche.
Il terzo terreno è quello della condivisione e della messa a fattor comune di funzioni, servizi e buone pratiche già attivi nelle singole Province, laddove la scala provinciale rappresenti la dimensione più efficace ed efficiente per erogare determinati servizi a imprese, enti pubblici e cittadini.
«Come Province non vogliamo e non saremmo nemmeno in grado di tornare a gestire le stesse identiche funzioni di dieci anni fa – ha spiegato Zanni –. Ciò su cui invece stiamo lavorando è mettere a sistema e codificare i servizi per i quali le Province rappresentano la scala amministrativa più efficace ed efficiente».
Per UPI questo significa innanzitutto rafforzare le funzioni che alle Province sono già affidate per legge, dalle scuole secondarie di secondo grado alla viabilità e alle infrastrutture provinciali, assicurando adeguate risorse economiche e di personale.
Significa inoltre partire dalle competenze professionali e dalle esperienze che in questi anni sono rimaste e si sono sviluppate all’interno degli enti di area vasta.
L’obiettivo è mappare ciò che già oggi funziona nei diversi territori e capire quali esperienze possano essere ulteriormente messe a disposizione e a supporto di Comuni e Unioni. Tra gli esempi indicati ci sono le Stazioni Uniche Appaltanti, i servizi informatici e digitali, l’avvocatura, le procedure di selezione del personale e diversi altri servizi tecnici specialistici, come quello relativo alle pratiche antisismiche.
Non si tratta dunque necessariamente di trasferire nuove funzioni o competenze, ma di condividere servizi e professionalità che già esistono e che molti Comuni, in particolare quelli piccoli e medi, difficilmente possono costruire e sostenere nel tempo in autonomia e con efficienza.
La stessa proposta nazionale sostenuta da UPI punta a valorizzare le Province come enti di area vasta capaci di supportare Comuni ed enti locali e a individuare, secondo criteri di sussidiarietà e adeguatezza, le funzioni regionali che possono essere svolte più efficacemente alla scala provinciale.
Accanto alla dimensione dei servizi, UPI indica un ulteriore ruolo: quello della Provincia come luogo di coordinamento e rappresentanza dei Comuni, capace di costruire una lettura e una strategia sovracomunale dello sviluppo e di rappresentarla nel confronto con la Regione e con gli altri interlocutori istituzionali, economici e sociali.
Secondo Zanni, occorre rafforzare la capacità delle Province di essere una sede in grado di tenere insieme le esigenze dei singoli Comuni e delle rispettive Unioni, ordinandole all’interno di una visione condivisa dello sviluppo dell’intero territorio.
La stessa proposta regionale individua per le Province possibili funzioni di pianificazione strategica e territoriale, programmazione delle politiche settoriali, supporto specialistico e gestione sovracomunale di servizi. Il documento regionale indica esplicitamente tra gli obiettivi la valorizzazione del ruolo delle Province e della Città metropolitana come enti di area vasta. Patto_Riordino_21settembre2026
È anche in questa prospettiva che UPI propone di ragionare sui meccanismi di finanziamento e sui bandi, favorendo, quando possibile, la cooperazione tra territori anziché una competizione frammentata tra enti dello stesso sistema locale.
Un principio che porta direttamente al tema della pianificazione: il riordino, per essere efficace, dovrà essere coerente con gli altri strumenti legislativi regionali, in particolare con la revisione della legge urbanistica regionale, con l’obiettivo di lavorare insieme su una rinnovata concezione della pianificazione strategica di area vasta.
Il documento elaborato nel percorso regionale va infatti in questa direzione, proponendo di rafforzare il ruolo delle Province nella pianificazione strategica e prendendo a riferimento anche l’esperienza della Città metropolitana di Bologna. Patto_Riordino_21settembre2026
«Il punto non è discutere su chi debba avere il potere di fare le cose – ha sottolineato il presidente di UPI Emilia-Romagna – ma costruire insieme un sistema nel quale ciascuno faccia ciò che sa fare meglio, alla scala dimensionale più adeguata per erogare servizi efficienti a cittadini, comunità e imprese».
Una prospettiva che assume particolare importanza per i piccoli e medi Comuni, alle prese con procedimenti sempre più complessi e con una disponibilità limitata di personale e professionalità specialistiche.
Perché questo avvenga, ha ribadito Zanni, servono anche adeguate risorse economiche e di personale: il riordino regionale deve tenere conto anche di questo aspetto fondamentale.
È lo stesso motivo per cui UPI non considera il percorso emiliano-romagnolo sostitutivo della necessaria riforma nazionale delle Province, ma un’occasione per contribuire e dare impulso, a partire dai territori, a quel confronto. La proposta nazionale di UPI punta infatti a ricostruire un quadro organico delle funzioni provinciali e a rafforzarne il ruolo a sostegno del sistema delle autonomie locali.
Una posizione che Zanni aveva già espresso il 21 settembre, nel confronto con i firmatari del Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale, dedicato anche all’aggiornamento sul percorso di riordino. Convocazione_Patto_21_settembre…
In quell’occasione aveva proposto di partire da una mappatura delle esperienze provinciali che hanno funzionato, ribadendo che l’obiettivo non è «piantare la bandierina della restaurazione delle Province».
«Vogliamo usare pragmatismo, dare maggiore ordine ed efficienza»: rafforzare ciò che funziona, aggiornare i percorsi amministrativi tra istituzioni e costruire un sistema nel quale Province, Comuni, Unioni, Città metropolitana e Regione continuino a collaborare attraverso percorsi ancora più chiari, efficaci ed efficienti.
Una Provincia capace di mettere competenze e professionalità al servizio dei Comuni e delle rispettive comunità, contribuendo alla costruzione di una visione condivisa dello sviluppo dei nostri territori.
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