Rimini

Rimini ricorda Silvano Cenci

commemorazione partigiano Cenci

Ieri pomeriggio la cerimonia all’Arco d’Augusto nel 81° anniversario dell’uccisione del giovane partigiano gappista

RIMINI – Aveva diciannove anni e un futuro che la guerra stava per inghiottire. Silvio Cenci, membro della 29ª Brigata GAP “Sozzi”, stava costruendo in silenzio la sua scelta di campo: raggiungere i partigiani sull’Appennino tosco-romagnolo, attraverso i contatti di Santarcangelo. Era il 10 maggio 1944 quando, nel tardo pomeriggio, lui e il diciottenne Ivo Lotti tornarono in bicicletta verso San Lorenzo in Correggiano, dormendo nei pagliai per sfuggire ai controlli. All’Arco d’Augusto li fermarono due militi fascisti in pattuglia: niente documenti, nessuna risposta convincente. Mentre i militi si distraevano per bloccare un camioncino in transito, i due giovani reagirono e tentarono la fuga. Lotti riuscì a dileguarsi pedalando disperatamente. Cenci no: i calzoni gli si impigliarono nell’ingranaggio di una bicicletta da bersagliere a scatto fisso, quella sottratta ai militi, e la sua corsa si arrestò nel peggiore dei modi. I colpi fascisti lo raggiunsero senza scampo. Dove cadde, oggi sorge un cippo in sua memoria.
A ottantuno anni da quella tragica sera, Rimini ha reso omaggio al giovane partigiano con una cerimonia sobria e partecipata, svoltasi ieri pomeriggio nei pressi dell’Arco d’Augusto, sul luogo esatto dove Cenci perse la vita. Attorno alla lapide commemorativa si sono radunati cittadini, iscritti ANPI e rappresentanti delle istituzioni, in un momento di raccoglimento che ha unito memoria storica e impegno civile.
Alla cerimonia erano presenti l’assessora comunale Francesca Mattei e Andrea Caputo, presidente dell’ANPI di Rimini. A dare un volto ancora più vivo al ricordo erano la nipote di Silvio Cenci e la figlia di Ivo Lotti, il compagno che quella sera riuscì a scampare alla morte fuggendo in bicicletta: una presenza che ha portato la testimonianza diretta di due famiglie segnate per sempre da quella giornata del maggio 1944.
“Il cippo all’Arco d’Augusto non è soltanto una pietra con un nome inciso – ribadisce l’assessora Francesca Mattei – è il punto fermo in cui una città si ferma, ogni anno, a fare i conti con la propria storia. La Resistenza riminese ha avuto volti giovani, spesso giovanissimi come quello di Silvio Cenci, e la cerimonia di ieri pomeriggio rinnova l’impegno collettivo a non disperderne la memoria. Ringrazio tutti i presenti per la partecipazione e per il silenzioso, prezioso atto di testimonianza civile.”
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Pubblicato da
Roberto Di Biase

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