Così, l’assessora alla Cultura dell’Emilia-Romagna, Gessica Allegni, in merito alla recente comunicazione ricevuta da Archiviozeta da parte del Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge, l’organizzazione tedesca per la cura dei cimiteri di guerra, di voler concludere nel 2026 le attività teatrali al Cimitero Militare Germanico del Passo della Futa, che si trova al chilometro 48 della Strada Statale 65, nel Comune di Firenzuola, al confine tra Emilia-Romagna e Toscana. Qui sono seppelliti più di 30mila giovani soldati tedeschi mandati a combattere sulla Linea Gotica, si tratta del maggiore sacrario germanico in Italia. La decisione del Volksbund è motivata anche con riferimento alla particolare natura dei cimiteri e alla sensibilità dei familiari dei caduti. Archiviozeta, che ha sede operativa a Bologna, da 23 anni propone importanti progetti teatrali nello scenario del cimitero e ha da subito accolto l’annuncio con grande preoccupazione, sottolineando che la decisione di interrompere “un rito culturale che coinvolge ogni anno migliaia di spettatori” avrebbe messo a repentaglio il lavoro della compagnia, le persone che vi collaborano e un intero ecosistema culturale e di indotto turistico sull’Appennino tosco-emiliano. La Regione Emilia-Romagna da anni sostiene le produzioni di Archiviozeta, compresi i progetti all’interno del Cimitero della Futa, luogo tragicamente simbolico, che la compagnia ha l’intento di far conoscere e riscoprire, proponendo la rappresentazione di testi di grande valore e respiro, come l’opera ‘Il Processo’ di Kafka, in scena fino al 23 agosto.
“Apprezziamo il grande lavoro di Gianluca Guidotti e di Enrica Sangiovanni, autori e produttori, direttori artistici di Archiviozeta, sosteniamo il loro modo di fare ricerca teatrale e culturale rivolta ‘all’archivio in quanto memoria umana perché il futuro ha un cuore antico’, come sottolineano nella loro biografia. C’è grande rispetto dei luoghi in cui portano le opere, non solo questo cimitero, ma anche chiese, musei, ospedali, luoghi della memoria come Monte Sole, Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, in una relazione unica tra spazio, tempo, silenzi e racconto- conclude Allegni-. Vogliamo tenere alzato questo sipario per tenere viva, anche attraverso il teatro, la riflessione profonda e attuale sulla guerra, la violenza, la responsabilità e la memoria”.
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