Il Cnel certifica l’Emilia-Romagna come modello nazionale nella capacità di attrarre e trattenere giovani con alte competenze: i risultati di un’indagine su 2.500 expat tra i 18 e i 34 anni. Il presidente de Pascale e il vicepresidente Colla: “Vedere le nostre misure indicate come esperienza pionieristica e modello di eccellenza nazionale nelle politiche per l’attrazione dei talenti conferma che la strada intrapresa è quella giusta”
BOLOGNA – L’Emilia-Romagna si conferma punto di riferimento in Italia nelle politiche per l’attrazione e la valorizzazione delle giovani competenze. Nel Rapporto del Cnel ‘Giovani expat: Come farli tornare’, l’esperienza della Regione e il programma operativo it-ER (International Talents Emilia-Romagna) avviato da Art-ER dal 2019, vengono citati come un esempio d’eccellenza di politica territoriale per contrastare la fuga dei cervelli e attrarre risorse ad alta specializzazione.
Il rapporto evidenzia come “il caso dell’Emilia-Romagna si distingue per il carattere pionieristico e per l’ampiezza dell’impianto normativo emiliano-romagnolo”. La decisione discende da una lettura attenta delle dinamiche territoriali: a fronte di un saldo demografico naturale strutturalmente negativo e di un progressivo invecchiamento della popolazione e della crescente richiesta di personale qualificato per sostenere gli investimenti tecnologici e produttivi del territorio, la regione beneficia di un saldo migratorio positivo, sostenuto soprattutto dall’apporto di giovani provenienti da altre regioni italiane.
“Vedere l’Emilia-Romagna indicata come esperienza pionieristica e modello di eccellenza nazionale nelle politiche per l’attrazione dei talenti conferma che la strada intrapresa è quella giusta- dichiarano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e il vicepresidente della Regione, Vincenzo Colla-. In un Paese che sta vivendo una vera emorragia di giovani competenze, abbiamo scelto di dotarci per primi di una legge dedicata e di un programma operativo, it-ER, che non si limita agli incentivi fiscali ma punta sulla qualità del lavoro, sul welfare, sui servizi alle famiglie e sul merito. Il nostro obiettivo è rendere l’Emilia-Romagna un territorio dove si sceglie di venire e restare per le opportunità professionali e per la qualità della vita. Un modello aperto, rivolto non solo a chi è partito, ma a tutti i giovani talenti italiani e internazionali che vogliono costruire qui il loro futuro. Per la Regione è una scelta strategica e strutturale nel tempo e, ovviamente, siamo impegnati ad affinare il modello e a sostenerlo con bandi di sistema dedicati”.
Il rapporto, frutto di un’indagine promossa dal Cnel su 2.500 expat tra i 18 e i 34 anni attraverso un questionario in cui venivano richieste le ragioni della partenza, il bilancio dell’esperienza e le condizioni alle quali i giovani prenderebbero in considerazione il rientro, fotografa una vera e propria emorragia generazionale: tra il 2011 e il 2024 l’Italia ha perso, al netto dei rientri, 441mila giovani tra i 18 e i 34 anni, con un saldo negativo record di oltre 61mila unità nel solo 2024.
A rispondere è stata la parte più formata di una generazione: il 93% è laureato, con il 45% in possesso di una laurea magistrale, il 22% di un master, il 14% di una laurea triennale e il 12% di un dottorato. Il 58% ha lasciato l’Italia appena terminati gli studi, senza averci mai lavorato.
Oggi l’87% dei rispondenti vive in un Paese europeo (il 60% nell’Unione europea, il 27% in Europa extra-Ue) e l’8,5% in Nord America.
La Regione, prima in Italia a dotarsi di una legge ad hoc in materia, ha approvato la legge regionale per l’Attrazione, permanenza e valorizzazione dei talenti ad elevata specializzazione in Emilia-Romagna e il Manifesto per l’attrazione dei Talenti nel maggio 2024.
Il rapporto descrive il programma operativo it-ER International Talents in Emilia-Romagna, come un vero e proprio pilastro operativo della strategia regionale, basato sulla cooperazione tra istituzioni pubbliche, sistema della formazione e dell’università e strutturato in servizi offerti attraverso un unico accesso informativo e un approccio basato sull’analisi dei dati dei flussi migratori (data-driven).
Attraverso un portale unico di accesso, la strategia non si limita al rientro dei soli connazionali o corregionali espatriati, ma si rivolge apertamente anche ai talenti provenienti da altre regioni italiane e a ricercatori o professionisti esteri.
Come rilevato dal Cnel, il modello emiliano-romagnolo supera la logica dei soli incentivi economico-fiscali, proponendo una visione olistica centrata sulla qualità del lavoro, sui servizi di welfare, sul supporto ai nuclei familiari e sul merito. L’obiettivo è rendere il territorio un luogo attraente sia per le opportunità professionali sia per le condizioni complessive di vita.








