Cesenatico, località simbolo del turismo balneare della Riviera romagnola, è segnata da una lunga fila di ex colonie marine: enormi edifici costruiti in epoca fascista per ospitare i figli dei lavoratori durante l’estate. Spazi pensati come strumenti educativi e ideologici, che dopo la guerra hanno continuato ad accogliere generazioni di adolescenti, fino a essere progressivamente abbandonati e lasciati al degrado. Nel 2013 Nicola Zamagni e Simone Tribuiani, detto Tribu, insieme ad altri creativi locali, decidono di riappropriarsi di uno di questi luoghi dimenticati: l’ex colonia Santarcangiolese. La ribattezzano Bronx Ponente e la trasformano in uno spazio libero di incontro e sperimentazione, frequentato da artisti, skater e surfisti non solo di Cesenatico, ma di tutta l’Emilia-Romagna. Il progetto diventa rapidamente un punto di riferimento culturale underground, capace di attirare energie creative da tutta la regione. Ma il sogno dura poco: nel 2016 un incendio di cause mai chiarite distrugge gran parte della struttura, riportandola allo stato di abbandono. Nel 2020 l’eredità del Bronx viene raccolta dall’H.C.B.P. (Hard Core Bronx Ponente), collettivo di skater nato proprio da quell’esperienza, che riapre un nuovo spazio: la COLO Postolosco, a pochi metri dal vecchio Bronx. Anche qui confluiscono artisti, skater e surfisti da tutta l’Emilia-Romagna, dando vita a una nuova stagione di creatività spontanea. Ma dopo soli due anni la struttura viene assalita dalle forze dell’ordine e chiusa definitivamente, segnando la fine di un’altra utopia collettiva. La storia racconta il tentativo ostinato di una generazione di trasformare edifici nati per il controllo e poi dimenticati dal tempo in spazi vivi e liberi, e il continuo scontro tra il bisogno di espressione e una realtà che sembra condannare questi sogni a rinascere e morire ciclicamente.
Bologna, classe 1999, Luca Coccimiglio ha iniziato il suo percorso professionale come grafico pubblicitario, prima di decidere di dedicarsi completamente al mondo del filmmaking. Influenzato dalle opere provocatorie di registi come Larry Clark, Harmony Korine, Gus Van Sant, sviluppa un interesse profondo per le realtà quotidiane considerate scomode o marginali. Nel suo percorso formativo ha lavorato a stretto contatto con la Cineteca di Bologna, un’esperienza che ha contribuito a consolidare il suo rapporto con il cinema come strumento di osservazione e memoria. RAW DOGS rappresenta la sua prima creazione cinematografica e un manifesto del suo sguardo autoriale.
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