Question Time, chiarimenti sulla ripartenza del turismo in regione

22
BOLOGNA – L’assessore Matteo Lepore ha risposto, in seduta di Question Time, alla domanda d’attualità della consigliera Paola Francesca Scarano (Lega nord), sulla ripartenza del turismo in regione.

La domanda della consigliera Scarano
“<.Ho delle certezze: in luglio e agosto ci sarà il tutto esaurito sia sulla riviera, sia sull’appennino>. Sono a chiedere al Signor Sindaco ed alla Giunta di esprimere un parere politico amministrativo in senso generale sulle parole pronunciate dall’Assessore Regionale Andrea Corsini ed in particolare vorrei conoscere come la Città di Bologna – Città Metropolitana stanno incentivando e quindi quali azioni stanno mettendo in campo al fine di raggiungere il tutto esaurito sia sulla riviera sia sull’appennino. Vorrei anche conoscere se vi è un coordinamento tra le proloco o uffici turistici territoriali tesi a creare rete culturale”.

La risposta dell’assessore Lepore
“Ringrazio la consigliera Scarano per la domanda e mi permetto di fare una riflessione generale sulle questioni economiche legate al turismo e al commercio del nostro territorio. Mi permetto di farlo perché oggi pomeriggio avrò la possibilità di svolgere un’iniziativa insieme a diversi ristoratori e commercianti che ci hanno chiesto di intervenire perché sono molto preoccupati per il settore e anche molto critici delle misure che il Governo sta prendendo o non ha ancora assunto. Mi permetto di rilanciare il loro grido di protesta, perché le risposte che – sino ad adesso, in quest’ultima fase – il Governo e il Parlamento hanno assunto nel settore del turismo, della ristorazione e del commercio sono gravemente insufficienti. Noi dobbiamo chiedere a tutti di rispettare le norme e di rispettare i tempi e i limiti delle zone rosse, ma dobbiamo renderci conto che questo settore è un settore che rischia in alcune città e alcuni territori di sparire. Sparire intendo dire vedere chiudere le imprese.

Capisco che vedere chiudere le imprese, a livello macroeconomico – a volte per una politica un po’ cinica – significa anche vederne nascere nuove. Ma io non mi arrendo a pensare che ogni impresa sia da salvare, in particolare per il commercio, il turismo e la ristorazione. Non stiamo parlando di multinazionali, stiamo parlando di lavoratori, lavoratrici, lavoratori autonomi che anche in queste settimane stanno andando nelle piazze, magari protestando anche con forme non condivisibili, come le proteste che ci sono state a Roma. Rimane il fatto che il turismo, la ristorazione e il commercio è fatto da migliaia di persone, donne e uomini che lavorano e che meritano rispetto e anche considerazione. E se facciamo manifestazioni per salvare una grande azienda, io credo che dobbiamo fare di tutto per salvare anche quelle più piccole, anche se sono fatte da una sola persona. Perché non possiamo perdere neanche una piccola partita iva. Da questo punto di vista, il Sindaco di Bologna ha convocato per il 12 tutti i parlamentari del nostro territorio, insieme anche alle associazioni di categoria. Sarà il Sindaco a intervenire su questo argomento, raccontando a livello metropolitano cosa si intende fare e cosa si chiede al governo. Io credo che nel rispondere a questa domanda non possa semplicemente dirle che è importante rilanciare il turismo con delle operazioni di marketing. Noi certo investiamo sul marketing e continueremo a farlo. Abbiamo sostituito la tassa di soggiorno – che a bilancio era quasi 11 milioni di euro – con le nostre risorse del Comune di Bologna. Abbiamo tagliato la Tari, abbiamo fatto una serie di cose sui dehors, grazie anche a collega Aitini. Però non è il marketing che può salvare le imprese, noi dobbiamo fare in modo che riparta la città.
Io sono fiducioso sul fatto che Bologna riparta, perché è amata da tante e tanti turisti stranieri e studenti che spero tornino. Ho anche motivo di pensare – dai dati che ci fornisce l’Università – che lo stiano facendo e anche più dell’epoca pre covid. Quindi Bologna avrà i suoi studenti, su questo non ci dobbiamo preoccupare e avrà anche i suoi turisti. Il punto è, quando gli studenti e i turisti torneranno, le imprese saranno ancora vive? È questo il grido d’allarme che noi dobbiamo alzare oggi e che deve vedere uno scatto d’orgoglio del Governo e del Parlamento.
La nostra città, e lo sapete bene anche dalla manovra che il Sindaco ha presentato, è l’unico Comune in Italia che sta facendo una manovra straordinaria dedicata alle famiglie, in particolare sulla scuola e sul welfare e sulle imprese. Più di così, il Comune di Bologna è l’unico Comune che sta facendo una manovra straordinaria e sta dando soldi a chi lavora. Il punto è, il Governo e il Parlamento hanno deciso o no di fare un decreto speciale per salvaguardare il turismo, le imprese del commercio e della ristorazione? Perché i ristori sono solo in piccola percentuale sulle perdite degli anni precedenti e sono purtroppo un’elemosina che non salverà quelle imprese. Quindi se vogliamo salvare il turismo, la ristorazione, il commercio, Bologna e il resto d’Italia penso che tutti noi risponderemo sì a questa domanda. Se siamo coerenti con questa risposta, per me, anche solo un’impresa va salvata e merita di ricevere un aiuto. E va fatto in modo diverso da come il Governo adesso sta agendo, sostenendo i costi fissi per esempio e non le perdite sull’anno precedente. E mettendo insieme delle risorse che siano un vero bazooka per il settore. Senza il turismo, il commercio e la ristorazione non avremmo recuperato i posti di lavoro che abbiamo perso dopo la crisi del 2008 – 2011 a Bologna. Se Bologna in questi 10 anni ha recuperato benessere e qualità della vita è anche perché tante persone, in questi settori, hanno potuto fare impresa. E io penso che in questa fase, speriamo finale del covid e di ripartenza, a Bologna sia possibile fare nuova impresa. Certo dobbiamo far nascere nuove imprese, ma dobbiamo soprattutto salvare quelle che ancora esistono. E non è giusto che ci sia un settore come quello del turismo, del commercio e della ristorazione che a differenza degli altri settori, per i quali spesso ci mobilitiamo tutti, purtroppo venga lasciato ai margini, come un settore dove ci possiamo permettere di perdere partite iva e altre forme di impresa”.