Pubblicato il Cristallino di Piombo

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In libreria il volume di Stefano Torre che segna il suo esordio nel movimento poetico del Realismo Terminale

PIACENZA – È nelle librerie il volume di poesie a firma di Stefano Torre ed edito da Arsenio editore, intitolato “Il Cristallino di Piombo”, che segna l’esordio poetico dell’autore nel movimento del Realismo Terminale.

Si tratta di una breve raccolta di dodici poesie, con prefazione di Guido Oldani, padre del Realismo Terminale, tratte da una più vasta raccolta che sarà presto pubblicata, fotografie di un presente complicato da decodificare, che vede l’uomo cambiare profondamente e che appare opprimente e senza via d’uscita.

IL CRISTALLINO ARTIFICIALE

Il cristallino artificiale è una delle tante protesi che la medicina moderna usa per curare i malanni dell’uomo.

In particolare serve per curare la vista, per restituire la capacità di mettere a fuoco il panorama a chi l’ha persa.

Ma realmente cura la vista? E se la alterasse impedendoci di vedere correttamente le cose? E se fosse proprio quello la seconda bestia di cui parla l’Apocalisse?

Il valore simbolico che possiede una protesi del nostro occhio è decisamente alto e non è un caso se tra i miracoli più significativi di Gesù Cristo ci siano varie guarigioni dalla cecità: i due ciechi di Cafarnao, che divulgano il miracolo nonostante la proibizione a farlo, il cieco di Gerico, salvato dalla propria fede, ed il cieco nato, curato con del fango intriso di saliva.

Significa rendere capaci di comprendere la verità.

Ed all’uomo contemporaneo manca la capacità di vederla, come se si fosse compiuta la profezia di Nietzsche e non esistessero più un alto ed un basso, come se vagassimo in un infinito nulla senza udire lo strepitio dei becchini che seppelliscono Dio!

IL CRISTALLINO DI PIOMBO

Ma così come è possibile restituire la vista con un cristalli-no artificiale, diventa al pari possibile toglierla istallando un cristallino di piombo.

A questo punto quel cristallino diventa l’emblema della menzogna, del lavaggio del cervello cui l’uomo del nostro tempo è sottoposto.

Ed ecco spiegato il senso di un titolo di una plaquette nella quale si trova selezionata una dozzina di poesie tra quelle della raccolta “La Distanza dalle Stelle”, scritte da Torre in questo tempo di angoscia e pandemia sanitaria, nel quale l’uomo ha conosciuto e sperimentato la solitudine ed ha dovuto fare, per forza, i conti con se stesso.

Stefano Torre stesso ci dice: “Ho provato a ritrarre un mondo, per certi versi, disperato, nel quale i valori che misurano un uomo sono profondamente mutati nel giro di pochissimi anni.”

STEFANO TORRE E LA DISTANZA DALLE STELLE

Nel 2020 il poeta piacentino Stefano Torre ha scritto una raccolta di versi intitolata “La distanza dalle stelle”.

Una analisi spietata della condizione umana in un epoca nella quale è stato perso ogni riferimento sia al sacro che alla misura del valore dell’uomo.

Ed è un vero e proprio “essere in guerra” quello che emerge dalla settantina di poesie di questa raccolta, che Torre ha pubblicato in ampie anticipazioni sui suoi canali social.

Del resto Torre stesso si definisce un Poeta di guerra, un uomo cioè che non accetta il cambiamento antropologico in atto e che sta sostenendo una lotta durissima contro il demone del nichilismo.

La raccolta verrà pubblicata in formato cartaceo a breve, ma già esiste ed è in gran parte leggibile su internet.

IL REALISMO TERMINALE

Fondato nel 2010 dal poeta Guido Oldani, diventa movimento col concorso di Giuseppe Langella, critico e storico del movimento stesso.

Nel 2020 il Realismo Terminale festeggia il decennale e gode di un notevole livello di notorietà internazionale. Viene studiato nelle scuole ed è entrato nei programmi di studio delle Università.

Il movimento è cresciuto, coinvolgendo numerosi poeti ed accademici italiani e stranieri. È stato inserito negli annali di Italianistica degli Stati Uniti ed è citato su riviste letterarie sia in Cina sia in Russia.

Il Realismo Terminale abbraccia ampi aspetti artistici: vi trovano espressione le opere di poeti, narratori, artisti visuali, musicisti, attori, registi, critici, storici.

Un anno fa anche il Poeta Piacentino Stefano Torre, noto in città per la surreale candidatura a Sindaco nel 2017, ha aderito al movimento.

IL MANIFESTO DEL REALISMO TERMINALE

Nel manifesto del Realismo terminale viene constatata la così detta pandemia abitativa, ovvero il fatto che la maggior parte dell’umanità viva accatastata nei grandi centri urbani, non più quindi a contatto con la natura e con i suoi cicli.

Il genere umano si sta ammassando in immense megalopoli, e le città diventano contenitori post-umani, senza storia e senza volto.

La natura è stata messa ai margini, a tal punto da far sì che nessuna azione ne preveda l’esistenza.

Nel nostro vivere quotidiano non sappiamo più accendere un fuoco, zappare l’orto, mungere una mucca. I cibi sono in scatola, il latte in polvere, i contatti virtuali, il mondo racchiuso in un piccolo schermo.

È il trionfo della vita artificiale.

Gli oggetti occupano tutto lo spazio abitabile, ci avvolgono come una camicia di forza. Essi ci sono diventati indispensabili. Senza di loro ci sentiremmo persi, non sapremmo più compiere il minimo atto. Perciò, affetti da una parossistica bulimia degli oggetti, ne facciamo incetta in maniera compulsiva. Da servi che erano, si sono trasformati nei nostri padroni; tanto che dominano anche il nostro immaginario.

L’invasione degli oggetti ha contribuito in maniera determinante a produrre l’estinzione dell’umanesimo. Ha generato dei mutamenti antropologici di portata epocale, alterando pesantemente le modalità di percezione del mondo, in quanto ogni nostra esperienza passa attraverso gli oggetti, è essenzialmente contatto con gli oggetti.

Di conseguenza, sono cambiati i nostri codici di riferimento, i parametri per la conoscenza del reale.

LA SIMILITUDINE ROVESCIATA, CIFRA DEL REALISMO TERMINALE

In passato la pietra di paragone era, di norma, la natura, per cui si diceva: «ha gli occhi azzurri come il mare», «è forte come un toro», «corre come una lepre». Ora, invece, i modelli sono gli oggetti, onde «ha gli occhi di porcellana», «è forte come una ruspa scavatrice», «corre come una Ferrari». Il conio relativo è quello della “similitudine rovesciata”, mediante la quale il mondo può essere ridetto completamente daccapo.

La “similitudine rovesciata” è l’utensile per eccellenza del “realismo terminale”; il registro, la chiave di volta, è l’ironia. Ridiamo sull’orlo dell’abisso, non senza una residua speranza: che l’uomo, deriso, si ravveda. Vogliamo che, a forza di essere messo e tenuto a testa in giù, un po’ di sangue gli torni a irrorare il cervello. Perché la mente non sia solo una playstation.

STEFANO TORRE

Nasce a Piacenza nel 1965 e muore, non si sa dove e non si sa quando, nel senso che è ancora vivo.

È un personaggio dedito a molte passioni, la principale delle quali è l’astronomia. Negli anni Novanta del secolo scorso è stato tra i promotori in Italia del movimento d’opinione contro l’inquinamento luminoso.

Nel ’17 si è reso protagonista di una surreale candidatura a sindaco di Piacenza, con una campagna elettorale basata esclusivamente sulla presa in giro della politica. Le sue promesse elettorali, prima fra tutte quella del Vulcano, ma anche il vinodotto per portare il vino nelle case dal rubinetto e l’abolizione della morte per rendere obsoleto l’ospedale, sono divenute proverbiali in città, con uno strascico di un 4,28% che come risultato finale non è affatto male.

È autore della raccolta di poesie Marinai e poeti sono tutti morti, pubblicata in ampi stralci sulla rivista di astronomia “Coelum” negli anni ’90 e recentemente data alle stampe da GM in Piacenza.

Tra le gesta degne di menzione, forse la più eclatante è stata la simulazione del furto del quadro di Klimt “Ritratto di signora” dalla galleria Ricci Oddi di Piacenza. Il fatto che il quadro sia stato rubato per davvero poche settimane dopo ha reso il gesto degno di fama internazionale e, tra l’altro, raccontato nel romanzo di Ermanno Mariani Il mistero del doppio ritratto di klimt dedicato alla vicenda.

A Torre è poi dedicato il romanzo di Marcello Pollastri, Torresindaco, Papero editore, con prefazione di Andrea Scanzi ed è a lui ispirata la figura del protagonista del romanzo di Pietro Caliceti, L’ultimo cliente, edito da Baldini &Castoldi.

Inoltre è il protagonista della canzone del rapper Diwi Dog intitolata Torre Alto Livello, pubblicata su spotify nel 2018.

Approda al movimento letterario del Realismo Terminale nel 2020, dopo aver conosciuto il fondatore Guido Oldani e la poetessa Tania Di Malta.

Attualmente dirige una piccola azienda di web design e web marketing che si chiama Infonet di Piacenza.

Certo è che Stefano Torre sia un personaggio dotato di spiccata auto ironia, il che lo colloca tra i Realisti Terminali con un diritto di cittadinanza, ma c’è di più.

Infatti è afflitto da una malattia degenerativa che è stata curata con un impianto cibernetico impiantato nel suo cervello. Torre ha due computer piccolini infilati nel suo petto, che regolano un flusso elettromagnetico diretto al suo cervello, e che gli consentono di muoversi quasi come una persona normale.