Provincia di Rimini: 25 novembre, lettera aperta della Consigliera di parità

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provincia di Rimini logoRIMINI – Nella giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, una giornata in cui, al di là di riti e miti, il pensiero va a tutte le donne uccise per mano di chi diceva di amarle e a tutte le donne ancora “prigioniere” nelle proprie case affinché sappiano trovare il coraggio di “uscire” dalle costrizioni e da ogni forma di violenza.

Secondo l’ONU, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, la violenza è “qualsiasi atto che provoca, o può provocare, danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce di violenza, la coercizione e la deprivazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che privata”.

Come consigliere di parità siamo impegnate a prevenire e a contrastare ogni forma di violenza, soprattutto nei luoghi di lavoro. Il nostro impegno si concentra, infatti, anche su quelle forme di violenza, troppo spesso sottovalutate, che minano la libertà attraverso la costante minaccia di vedersi negate le risorse finanziarie e la possibilità di avere un lavoro grazie al quale essere indipendenti e raggiungere un rapporto di parità autentico; questa forma di violenza, più di recente rispetto alle altre, è stata riconosciuta come una violazione dei diritti umani e una grave forma di discriminazione verso le donne (art.3 della  Convenzione di Istanbul).

Dal punto di vista sociale, la violenza si inserisce poi all’interno di dinamiche che riguardano il luogo in cui si vive, i servizi e il posto di lavoro: nella descrizione dell’Unione Europea, un insieme di episodi nei quali “i lavoratori sono abusati, minacciati e assaliti in circostanze correlate al loro lavoro, anche quando si recano al lavoro, e che provocano un cambiamento alla loro sicurezza, al loro benessere e alla loro salute.”

Il termine “violenza” comprende tutte le forme di abuso, cioè di comportamento che degrada, umilia o danneggia la dignità, il valore o la salute dell’uomo: questa è la sua  definizione, in base alla Convenzione del 2019 sulla violenza e le molestie nel mondo del lavoro (art. 1), recentemente ratificata anche dall’Italia: l’espressione «violenza e molestie» nel mondo del lavoro indica un insieme di pratiche e di comportamenti inaccettabili, o la minaccia di porli in essere, sia in un’unica occasione, sia ripetutamente, che si prefiggano, causino o possano comportare un danno fisico, psicologico, sessuale o economico, e include la violenza e le molestie di genere.

Con la ratifica italiana della Convenzione ILO, il nostro Paese riconosce che violenza e molestie sul luogo di lavoro possono costituire violazione dei diritti umani, rappresentano minaccia alle pari opportunità e risultano incompatibili con il lavoro dignitoso.

A proposito di ciò, e in questa giornata che celebra il contrasto della violenza contro le donne, mi sento in dovere di dire che in 10 mesi del 2022 si sono rivolte alla consigliera di parità  12 donne lavoratrici, subordinate e non, che hanno raccontato di essere state, o di esserlo ancora, vittime di violenze psicologiche e vessatorie, che si manifestano anche con trasferimenti “discriminatori” o mancate concessioni di turni che possano favorire il ruolo di madre e lavoratrice, quando l’art.37 della Costituzione Italiana recita: ”La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”.

In realtà, oggi ci troviamo ancora davanti a storie di trasferimenti e di limitazioni di mansioni di donne, proprio in quanto madri; storie di violenza e molestie sessuali come quella di “CHIARA” (nome fittizio) dipendente di un Ente locale, per questo condannato nei giorni scorsi.

Queste storie non devono svanire nel silenzio, ma risvegliare la coscienza di ciascuno di noi: ne va del concetto stesso di civiltà.

Adriana Ventura

Consigliera di parità della provincia di Rimini