Precisazioni Hera sul termovalorizzatore di Forlì

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Impianto sostenibile e tecnologicamente all’avanguardia

FORLÌ – Hera intende fornire una breve sintesi delle precisazioni, presentate nell’ambito della 2^ Commissione Consiliare riunitasi oggi pomeriggio a Forlì, sulla gestione del ciclo integrato dei rifiuti, con particolare riferimento all’impianto di termovalorizzazione (incenerimento con recupero di energia) di via Grigioni.

Innanzitutto, nella gestione dei rifiuti urbani la termovalorizzazione e la raccolta differenziata non sono soluzioni alternative ma complementari: oltretutto sul territorio italiano le migliori performance in termini di raccolta differenziata sono riscontrate proprio nei territori caratterizzati dalla maggiore concentrazione di impianti di termovalorizzazione. Inoltre, anche nella ‘gerarchia dei rifiuti’, secondo lo schema della ‘piramide rovesciata’ promossa dal pacchetto Circular Economy dell’Unione Europea viene promossa la termovalorizzazione, con recupero di energia, come alternativa più sostenibile per i rifiuti non recuperabili rispetto allo smaltimento in discarica.

La termovalorizzazione è molto diffusa in Europa, dove sono attivi 492 impianti di trattamento termico dei rifiuti (di cui 36 in Italia)collocati in molti casi anche all’interno dei centri urbani: paesi come Svezia, Finlandia, Danimarca, conferiscono nei termovalorizzatori oltre il 50% dei loro rifiuti. I dati ufficiali dell’Istituto Superiore per la ricerca e la protezione ambientale (ISPRA), contenuti nella banca dati aggiornata annualmente dal 1990 e consultabile sul sito web http://www.sinanet.isprambiente.it/. inoltre, attestano che le fonti rilevanti delle emissioni in atmosfera sono in particolare il riscaldamento residenziale e il trasporto veicolare, mentre il settore “terziario”, di cui fanno parte gli impianti di termovalorizzazione dei rifiuti, rientra tra i comparti meno significativi.

Il termovalorizzatore di Forlì, nello specifico, produce circa 12.300 MWh/anno di energia termica (pari alla quantità di calore necessaria a riscaldare circa 1.380 utenze domestiche), ceduta interamente alla rete di teleriscaldamento a servizio della zona industriale limitrofa, e 67.000 MWh/anno di energia elettrica, di cui circa il 82% ceduto alla rete elettrica nazionale (pari al fabbisogno di oltre 20.300 famiglie). Grazie alla produzione di energia elettrica e termica, viene evitata in un anno l’emissione di 37.200 tonnellate di CO2 equivalenti.

L’impianto è dotato delle migliori tecnologie disponibili, così come tutti i termovalorizzatori di Herambiente, e grazie a questo le sue emissioni sono ampiamente al di sotto (oltre il 90%) dei limiti di legge, anche quelli più restrittivi definiti nell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). I controlli sono costanti, sia da parte dell’azienda (l’impianto è presidiato da una squadra specializzata 24 ore al giorno e 365 giorni all’anno), sia da parte degli organi competenti. Il monitoraggio è continuo, tutti i principali parametri delle emissioni prodotte vengono analizzati ogni 40 secondi, trasmessi agli enti di controllo (Arpa Emilia-Romagna), pubblicati e aggiornati ogni mezz’ora sul sito web www.herambiente.it, visibili quindi a chiunque, a garanzia della massima trasparenza e correttezza. Sono attivi, da oltre 10 anni, un campionatore in continuo delle diossine nelle emissioni ed un analizzatore in continuo del mercurio, sistemi che per gli impianti di termovalorizzazione sono diventati obbligatori nel dicembre 2019 con l’emissione delle nuove linee guida europee sulle migliori tecnologie disponibili. Il sistema di controllo del processo, oltre a permettere il monitoraggio di tutti i parametri di processo in tempo reale, è dotato anche di sistemi di allarme e preallarme in caso di anomalie, che permettono all’operatore di intervenire prontamente.

Il termovalorizzatore gode inoltre di tutte le principali certificazioni nel campo della gestione ambientale, sicurezza e qualità, e tra queste anche l’Emas, il massimo grado di certificazione ambientale europeo.

Per quanto riguarda la qualità dell’aria, le indagini svolte, presso la centralina di controllo dell’impianto di via Barsanti, dal 2009 – anno di attivazione della nuova linea di termovalorizzazione e relativo smantellamento delle due  linee di combustione da 60.000 tonnellate complessive (attive dal 1976) – ad oggi confermano l’assenza di correlazione diretta tra l’esercizio dell’impianto e lo stato di qualità dell’aria della zona esaminata: le campagne, ad impianto fermo, non evidenziano infatti variazioni nei livelli misurati.

Per quanto riguarda invece la quantità totale di CO2 emessa, si deve tener conto solo di quella proveniente da fonti fossili (ovvero quella che deriva dalla combustione di plastica, gomma e resine sintetiche, ecc.). Per una stima complessiva corretta si deve inoltre tenere conto di due fattori che contribuiscono a diminuire la quota delle emissioni di CO2: il mancato utilizzo di combustibili fossili per produrre l’energia elettrica e termica ceduta alla rete e il minore avvio a discarica dei rifiuti, naturale destinazione degli scarti quando non è possibile ricorrere alla termovalorizzazione. Nel 2019 le emissioni di origine fossile prodotte sono state pari a 20.100 t di CO2, mentre quelle evitate sono state pari a 57.300 t CO2 equivalenti, con un bilancio di – 37.200 tonnellate di CO2 evitate.

Per concludere, un aspetto importante attinente la sostenibilità dell’impianto è quello relativo alle opere di compensazione ambientale: sono stati realizzati 7 ettari di bosco nelle aree limitrofe all’impianto nel 2009 e, nel 2011, il parco pubblico di via Calamandrei, dell’estensione di 1 ettaro; da allora, Herambiente si occupa della manutenzione e del ripristino di entrambe le aree.