Per Pasqua la sorpresa è il territorio di Parma

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Visit Salsomaggiore, Castello di Tabiano

Il lungo weekend di Pasqua è ideale per scoprire Parma e la sua provincia

PARMA – La primavera è la stagione più felice per Parma, in cui sbocciano eventi di arte e cultura, itinerari nella natura e tra le eccellenze locali. Pasqua col suo lungo fine settimana è la data perfetta per fissare sul calendario una visita alla “piccola Parigi” – come gli abitanti amano definirla. Da Piazza Garibaldi, salotto buono della città, si parte a piedi o in bicicletta, per ammirare i tesori della città, dal celebre Teatro Regio (uno dei più famosi palcoscenici per la musica lirica) al Complesso Monumentale della Pilotta (che racchiude il secentesco Teatro Farnese in legno, che ospitava le battaglie navali; la biblioteca Palatina coi suoi 700mila volumi; la Galleria Nazionale in cui ammirare la “Scapigliata” di Leonardo da Vinci), da Piazza Duomo col battistero in marmo rosa decorato da Benedetto Antelami e la cattedrale con la splendida cupola del Correggio, fino all’Oltretorrente, una sorta di “Rive Gauche” locale, oltre il corso d’acqua che divide in due la città. Per immergersi nel fascino di questo antico quartiere che custodisce le radici della parmigianità, Visit Emilia organizza visite guidate: dall’antica chiesa medioevale di Santa Croce che accoglieva i pellegrini in cammino verso Roma, ai luoghi simbolo dei suoi figli famosi come Guido Picelli, Filippo Corridoni e il Maestro Arturo Toscanini, fino al Parco Ducale, che ha origini nel ‘500. Sul sito www.visitemilia.com a disposizione itinerari, pacchetti turistici e gli eventi da non perdere. Chi è invece alla ricerca di un tour deluxe, può affidarsi a Trame d’Italia – piattaforma on line dedicata ai viaggiatori alla ricerca del contatto diretto con i luoghi, le tradizioni e le persone – ideatrice della proposta “Fasti Parmigiani” che comprende una notte in hotel 5 stelle, visita guidata del centro storico tra le bellezze artistiche e architettoniche, visita e degustazione in un prosciuttificio e visita guidata al Castello di Montechiarugolo (www.trameditalia.it). Dalle prime dolci colline il viaggio del gusto prosegue verso la Bassa parmense, perché la Città Creativa Unesco per la Gastronomia è da sempre meta dei buongustai: nel ‘700 il poeta Thomas Gray, la definiva “La città felice dove crescono i grandi formaggi”. Si giunge quindi a Fidenza per assaggiare un pluripremiato Parmigiano Reggiano, nel caseificio Parma2064 della Cooperativa Agrinascente, che produce oltre 30mila forme l’anno. Grazie alle visite guidate è possibile conoscere, direttamente dalla voce dei casari, l’intero processo di produzione e ammirare le alte scalere nei magazzini di stagionatura, dove riposa il formaggio più buono del mondo (www.2064.it/visite/). Pochi km ancora e si giunge a Polesine Parmense, regno di Sua Maestà il Culatello, da assaporare alla tavola dell’Antica Corte Pallavicina, antico castello del ‘300 che sorge sulla golena del fiume Po, famosa per l’omonimo ristorante dello chef stella Michelin Massimo Spigaroli, per il suo bistrot Hosteria del Maiale, per il Museo del Culatello e del Masalèn e per le più antiche cantine di stagionatura al mondo ancora attive, che risalgono al 1320. (www.anticacortepallavicinarelais.it). Per la bella stagione, l’idea in più è godersi il territorio in modo slow, a bordo di una spider vintage, magari a caccia degli antichi manieri che punteggiano la provincia, come i Castelli del Sale: Contignaco, Scipione dei Marchesi Pallavicino e Tabiano, costruiti in epoca medievale, in posizioni strategiche sui colli intorno a Salsomaggiore, a guardia delle preziose saline. I castelli organizzano visite guidate (www.visitsalsomaggiore.it). Per vivere un’esperienza on the road, Slow Drive l’azienda specializzata nel noleggio di vetture d’epoca senza conducente, mette a disposizione bellissime auto. Basta un clic su www.classiccartour.eu. Insomma Parma merita davvero una visita, perché come scriveva la Principessa di Gonzaga: “C’è in essa tutto quello che si trova nelle grandi città, e forse più felicità”.