Nuovo spazio dedicato alle mostre contemporanee nell’Ala Nuova del Museo

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RIMINI – Far incontrare e interagire tra loro le esperienze più significative a livello nazionale dell’arte contemporanea è l’obiettivo che si concretizza già dal prossimo mese di ottobre quando l’Ala Nuova del Museo della Città ospiterà la collezione permanente di arte contemporanea che l’Assessorato alla Cultura e Paesaggio della Regione Emilia Romagna metterà a disposizione del Comune di Rimini in comodato gratuito.

Si parte dunque da un luogo dedicato alla creatività e all’estetica del contemporaneo, consolidato ormai da anni, come l’Ala Nuova del Museo, per allargare poi lo sguardo ad altri due patrimoni su cui è in corso di progettazione una nuova valorizzazione: il percorso di valorizzazione del Trecento riminese e dei tesori artistici conservati nel Museo della Città, il Museo degli Sguardi e il suo spostamento nel centro storico della città.

>Ala Nuova del Museo: la collezione d’arte contemporanea dei giovani artisti dell’Emilia Romagna.

Uno spazio per le mostre temporanee contemporanee nell’Ala Nuova del Museo: sarà questa l’occasione per ridare certezza e stabilità a tutta l’attività di mostre temporanee nell’emisfero contemporaneo, attività che troverà definitivamente spazio adeguato nei padiglioni dell’Ala Nuova del Museo della Città e nella Palazzina di via Tonini.

Si parte dunque da un luogo dedicato alla creatività e all’estetica del contemporaneo, consolidato ormai da anni (l’Ala Nuova, edificio razionalista degli anni ‘30, ex padiglione ospedaliero) che ha visto nei suoi spazi, dagli anni 2000 un cantiere aperto per poi raffinarsi in interventi di musealizzazione, decine di mostre temporanee. Si parte soprattutto dall’ideale prosecuzione della esperienza della FAR (Fabbrica Arte Rimini), che segnò una impennata di mostre di arte contemporanea e che, dal 2011 al 2018, ha avuto sede prestigiosa nel Palazzo del Podestà che ora ospita la Collezione San Patrignano. Il terreno dell’arte contemporanea invero è stato lungamente coltivato nella nostra città, il sedime parte da lontano, dagli anni in cui a Rimini sono state dedicate mostre importanti ad esponenti di punta dell’arte, come a Jannis Kounellis, Lucio Fontana, Vettor Pisani, Omar Galliani. A quando, ancora negli anni ‘80, si realizzarono le mostre di scultura nel centro storico con opere di Viani, Castagna, Minguzzi, Cascella e poi ancora con le kermesse delle mostre Officina Italia, Officina Europa e Anni Ottanta e Anni Novanta curate da Renato Barilli, solo per citare alcuni esempi.

“La decisione, assunta nel 2020, di acquistare qualche decina di opere di artisti dell’Emilia-Romagna non ha dunque nulla di episodico – sostiene Mauro Felicori, Assessore alla Cultura della Regione Emilia Romagna – ma si inserisce in una linea permanente di politica culturale e patrimoniale della Regione. Certo, avevamo una motivazione in più, e forte. Nell’anno della pandemia non è stato duramente colpito solo il mondo della musica e del teatro, ma anche quello dell’arte, artisti, galleristi, case d’asta, antiquari, restauratori. Dunque la Regione ha deciso di promuovere una campagna di acquisto di opere, orientate prevalentemente verso la generazione dei trentenni, quella in cui sei già un professionista ma non hai avuto ancora il tempo per consolidare la tua posizione. Ne emerge una fotografia dell’arte in Emilia-Romagna che vale la pena di essere vista, analizzata e commentata tutta assieme. Questa opportunità ci viene regalata dal Comune di Rimini, che non solo in questo caso si mostra brillante, intraprendente, innovativo.”

Cosa si vedrà? Il premio-acquisto previsto dal bando regionale ha opzionato 15 opere di fotografia, 6 di scultura, 5 di pittura, 2 di disegno, 4 di tecnica mista e 4 opere di videoarte, per un totale di 36 creazioni originali realizzate da altrettanti artisti. Fra questi Claudia Losi, Mattia Pajè, Luca Santese, Elena Mazzi, Marcello Spada, Davide Tranchina, Emili Vavarella.

> Il progetto di valorizzazione del Trecento riminese

Comincia il percorso di valorizzazione del Trecento riminese e dei tesori artistici conservati nel Museo della Città, una scuola non seconda a quella senese e fiorentina, la cui importanza per la storia dell’arte trascende l’interesse strettamente locale. Un rinnovamento dopo oltre vent’anni dalla realizzazione del primo allestimento, stimolato anche dall’esposizione temporanea all’interno del PART dell’affresco del Giudizio Universale e in vista del ricollocamento dell’affresco nella sua sede originaria, alla sala del Giudizio.

L’obiettivo è di creare una sezione sul Trecento riminese scientificamente accurata e pregiata negli allestimenti, progettando una rimodulazione dei percorsi museali e delle modalità di fruizione delle opere con il supporto di tecnologie immersive e interattive, pur mantenendo l’ossatura cronologica e storica del museo individuata da Pier Giorgio Pasini.

“Il percorso svilupperà un impianto narrativo unico – sottolinea il Sindaco Andrea Gnassi – un filo conduttore che dia uno strumento di lettura al visitatore, un racconto che ha uno sviluppo spazio-temporale condotto su piani percettivi e sensoriali in cui l’allestimento suggerirà la funzione e la collocazione delle opere nel contesto originale. Sarà così possibile il più ampio recupero e la migliore valorizzazione delle preziose testimonianze del Trecento Riminese custodite in diversi luoghi della città e del territorio. Storia, arte, urbanistica/architettura, artigianato e vita quotidiana saranno i fili conduttori della narrazione” .

Le soluzioni e l’impianto museologico e museografico di questa sezione sottendono sin da ora una più distesa rigenerazione dell’intero complesso museale, che dovrà proseguire, dopo il lavoro sul Trecento, anche nelle altre sezioni ospitate nel settecentesco palazzo di via Tonini, ex Convento dei Gesuiti. Conclusi i lavori della commissione consultiva per la valorizzazione della Scuola Riminese del Trecento, istituita nella primavera scorsa dalla Giunta Comunale, è stato individuato l’architetto di Firenze Lorenzo Greppi per la realizzazione del progetto di rinnovamento del percorso museale.

>Il Museo degli Sguardi

Da tempo è maturata la volontà di dare nuova vita al Museo degli Sguardi, ripensandone la collocazione, dalla suggestiva Villa Alvarado di Covignano ad una posizione più centrale, nell’ambito del distretto culturale cittadino, all’interno dell’Ala Nuova del Museo della Città.

Il Museo degli Sguardi rappresenta il punto di arrivo di un lungo percorso di avvicinamento alle culture altre, una storia che inizia nel 1972 quando viene aperto nel Palazzo dell’Arengo e del Podestà, il “Museo delle Arti Primitive – Raccolta Delfino Dinz Rialto”, poi nel 1975 il Museo, quando, divenuto di proprietà comunale, cambia denominazione in “Museo Arti Primitive ‘Dinz Rialto’” e che prosegue nel 1988, quando il Museo viene trasferito a Castel Sismondo dove assume il nome “Museo Culture Extraeuropee ‘Dinz Rialto’”. Dal 2005 apre il Museo a Villa Alvarado con un allestimento curato da un comitato ordinatore di esperti delle diverse culture rappresentate nelle collezioni, e la direzione scientifica affidata all’antropologo di fama internazionale Marc Augé.

Le parole di Marc Augé sono ancora attuali: “Il Museo degli Sguardi vorrebbe avvicinare il pubblico alla dimensione riflessiva della nostra relazione con l’arte e la cultura degli altri. […] Mille piste, mille inviti rinnovati al sogno, alla riflessione e al viaggio, sulle tracce in un percorso fatto di segnali che ci conduce da ieri al domani, ritornando, se necessario, sui propri passi, perché abbiamo sempre bisogno di stupirci, di capire e di ammirare.

E da questa riflessione si vuole aprire un nuovo percorso, consapevoli che il trasferimento all’Ala nuova del Museo della Città, non consisterà in un mero trasferimento di oggetti, ma riprenderà, sviluppandoli, temi capaci di aggiornarne la vocazione della città affrontando in termini nuovi le questioni dell’interculturalità e della contemporaneità.

Un Comitato scientifico di prestigio, che può contare sull’appoggio di Marc Augè, quale guida spirituale del progetto, sarà chiamato nei prossimi mesi alla elaborazione del nuovo progetto che darà nuova sostanza concettuale a un inedito allestimento nel centro storico della città, senza per altro perdere di vista Villa Alvarado per alcune funzioni del Museo che potrà ospitare.