Nota del Sindacato Nazionale Infermieri Nursing Up del 20 dicembre 2021

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De Palma: «Crescono vertiginosamente i contagi degli operatori sanitari, vicini a quota 5mila negli ultimi 30 giorni. Servono screening continuativi»

ROMA – «Salgono vertiginosamente i contagi degli operatori sanitari in Italia. E non possiamo più nasconderci: siamo nel pieno della quarta ondata, con la spada di Damocle della variante Omicron che pende sulle nostre teste.

Secondo il nostro ultimo report, che trae le mosse dalle elaborazioni dei dati di fonte IIS e INAIL, sono 4684 i professionisti della salute che si sono infettati negli ultimi 30 giorni, avvicinandosi inesorabilmente a quota 5mila. Questo significa oggi, sempre tenendo conto delle percentuali INAIL di infermieri che si contagiano rispetto alla totalità del comparto (82%), che si stanno infettando 156 operatori sanitari ogni 24 ore, e di questi ben 128 sono infermieri.

Indubbiamente bene ha fatto la Regione Veneto, ad oggi tra le più esposte ai nuovi contagi, con quasi 6mila casi positivi nella sola giornata di venerdì scorso, ad aumentare la frequenza dei tamponi di infermieri e medici, arrivando a portarla ad ogni 4 giorni rispetto ai 10 iniziali.

Non dimentichiamoci, infatti, che il macigno dei nuovi ricoveri pesa maledettamente sulle spalle degli infermieri italiani. Chi altri? Sono loro, ancora una volta, non solo i più esposti al rischio, i dati dei contagi appena esposti del resto sono inconfutabili, ma soprattutto sempre loro dovranno sostenere il delicato impatto di una occupazione dei posti letti che, per quanto riguarda i malati Covid, è salita ad oggi mediamente del 9% in Italia.

Tutti siamo consapevoli che alla Liguria, Marche, Veneto e provincia di Trento, che hanno subito l’inevitabile ritorno alla zona gialla, presto si aggiungeranno altre regioni.

Così Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up.

«Il nostro sindacato, intanto, si sta attivando con i propri referenti locali, per avviare una nuova indagine interna e comprendere quali sono le criticità di regione per regione, sia per quanto concerne i contagi degli operatori sanitari che le possibili falle, che di certo non mancano, nelle strutture ospedaliere, e che finiscono come sempre per rappresentare un nuovo ostacolo da fronteggiare per i nostri infermieri, a partire da una carenza di personale che sulla base delle nostre inchieste tocca quota 80-85 mila quando i ricoveri raggiungono di nuovo l’acme e quando aumenta, di conseguenza, la necessità di maggiore supporto di nuovi professionisti al servizio della tutela della salute degli italiani.

Ecco la situazione in fase di aggiornamento.

Emilia Romagna: Contagi di operatori sanitari in aumento ma soprattutto ci risulta di Aziende che non hanno saputo far altro che bloccare nuovamente le ferie agli infermieri, che dopo ben due anni di Covid si vedono negare, ancora una volta, il legittimo congedo dal lavoro.

Campania: situazione che si fa sempre più difficile di giorno in giorno, con contagi di operatori sanitari, per fortuna pare tutti asintomatici, al San Giovanni Bosco, dove c’è un cluster in atto e ancora ci dicono contagi in atto all’Ospedale del Mare e a Sorrento. Siamo in attesa di conoscere i dati degli infermieri contagiati, rispetto ai quali le aziende sanitarie come sempre tengono i freni tirati.

Friuli Venezia Giulia: situazione tra le più critiche con 13 operatori sanitari contagiati nelle ultime 48 ore.

Umbria: carenza di posti letto a Perugia dove i pazienti vengono curati nei corridoi dell’ospedale. Cosa succederebbe se solo uno di questi malati fosse positivo al Covid con un assembramento del genere?

A questo punto, continua De Palma, è inevitabile rivolgere, da parte nostra, un appello alla Conferenza Stato Regioni, affinché tutti territori adottino gli stessi criteri, sia in tema di frequenza di tamponi (potrebbe andar bene ogni 4 giorni come ha deciso il Veneto), che in tema di monitoraggio dei livelli anticorpali al personale sanitario.

Non dimentichiamo che la risposta al vaccino dipende da persona a persona, e che tenere in servizio in un reparto Covid infermieri e/o medici con una carente risposta immunitaria, significa mettere a rischio il loro stato di salute e quello di tutti coloro che vi entrano a contatto.

Insomma, è necessario agire organizzativamente: bisogna mettere in sicurezza i sanitari con una scarsa risposta immunitaria, anche se sono stati vaccinati con 2 o 3 dosi.

Perché ancora si tergiversa? Possibile che in una emergenza del genere non si comprenda l’importanza di adottare un provvedimento univoco, che riguardi indistintamente tutte le aziende sanitarie da Nord a Sud?

Non possono essere solo le singole Regioni a presidiare tutto questo. Il Covid non riconosce perimetri, e passa da un territorio all’altro come fosse una palla di ping pong. Occorrono politiche di contrasto uniformi, provveda la Conferenza delle Regioni, impartendo indicazioni valide per tutti: in ballo ancora una volta c’è la salute degli infermieri come sempre i più esposti al rischio e naturalmente la salute collettiva degli italiani», chiosa De Palma preoccupato.