Nidi di Ragno il 17 novembre quarta tappa a Bologna

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BOLOGNA – La prossima è la quarta tappa di Nidi di Ragno, progetto sui sentieri della memoria della regione Emilia-Romagna, un viaggio a piedi sulla topografia degli eccidi della Seconda Guerra Mondiale, cominciato a Monte Sole e che si concluderà il 15 dicembre a Sabbiuno, passando per Villa Emma di Nonantola il primo dicembre.

La quarta tappa è in programma domenica 17 novembre, a Bologna, dalle 9.15. Il trekking urbano parte dal Muro della fucilazione che costeggia la Certosa, dove nel marzo 1944 venne ucciso un gruppo di partigiani; si entra nel cimitero monumentale, per recarsi al Monumento ai partigiani voluto dal sindaco Dozza e inaugurato nell’ottobre 1959. Passando per il Littoriale (stadio Dall’Ara) e per il Villaggio della Rivoluzione fascista, si arriva alla lapide che ricorda Irma Bandiera, staffetta della brigata Garibaldi, Medaglia d’oro al valor militare, nella via a lei dedicata. Tappa finale al Monumento dedicato alle 128 partigiane a Villa Spada, opera del 1975.

Tappe del trekking urbano con la spiegazione approfondita per ciascun luogo

Muro della fucilazione
La lapide ricorda un gruppo di partigiani fucilati in questo luogo nella notte del 30 marzo 1944. Tra gli altri spicca la figura di Edera (Francesca De Giovanni) che, uccisa a soli 21 anni, fu la prima partigiana di Bologna ad essere fucilata dai fascisti. Edera era nata a Monterenzio nel 1923. Prese parte al movimento partigiano e venne catturata il 25 marzo 1944 mentre prendeva contatto con alcuni gruppi locali. Prima dell’esecuzione è stata torturata per non aver rivelato la posizione del fratello e dei suoi compagni. Nella notte tra il 30 marzo e il 1° aprile del 1944 vennero uccisi con lei il suo compagno Egon Brass, i partigiani Ettore Zaniboni, Enrico Foscardi, Attilio Diolaiti (già segretario della Federazione Anarchica Italiana) e Ferdinando Grilli. Il 2 aprile 1944 il Resto del Carlino diede notizia dell’avvenuta fucilazione in un articolo dal titolo Ferma ed energica azione contro le bande terroristiche. Sono tutti sepolti nel Monumento ai partigiani della Certosa di Bologna.

Monumento ai partigiani, Certosa
Inaugurato il 31 ottobre 1959, fu voluto da Giuseppe Dozza, il sindaco della liberazione di Bologna, che diede l’incarico a Piero Bottoni.
La grande originalità architettonica e simbolica di quest’opera è enfatizzata dalle sculture in lamina di bronzo realizzate da Jenny Wiegmann Mucchi e Stella Sas Korczynska. Interpellato su come intendesse realizzare l’opera, Bottoni rispose: andando sotto terra con i morti. Il significato simbolico che Bottoni ha voluto dare al monumento è proprio questo: quei partigiani, morti per noi, dovevano risvegliarsi con il ritorno alla democrazia. E infatti l’opera in cemento e metallo è stata modellata come un tronco di cono con una base sotterranea alla quale si accede da una scalinata. Lungo un muro circolare sono sistemati i cinquecento loculi con i nomi dei partigiani. Al centro c’è una vasca contenente acqua e cinque figure che si proiettano dal basso verso l’alto; lungo il cono ci sono altre statue ed infine le ultime figure in bilico sul bordo dell’imbuto. Nel 1961 nell’ossario sono stati tumulati anche i resti delle vittime del campo di sterminio nazista di Gusen. Una lapide ricorda l’assegnazione della medaglia d’oro al valor militare alla città di Bologna.

Littoriale (Stadio Renato Dall’Ara)
Il 31 ottobre 1926 venne solennemente inaugurato l’impianto polisportivo del Littoriale, definito primo anfiteatro della rivoluzione fascista e monumento della nuova epoca.
Fu lo stesso Benito Mussolini a tenere il discorso di apertura. Il Duce entrò allo stadio a cavallo, seguito da un corteo di gerarchi e vestito con l’alta uniforme di generale della Milizia. La struttura, una delle più grandi e moderne d’Europa, fu edificata a spese del Partito fascista bolognese, dal governo e dal PNF (Partito nazionale fascista). La federazione di Palazzo Fava, guidata da Leandro Arpinati, promosse una colletta tra le aziende cittadine, comprese le residue cooperative socialiste, chiamate a un obolo spontaneo. Il potere di Arpinati in città era enorme, quasi incontrollato: era giunto il momento di un’impresa che suggellasse la vittoria del fascismo e ne mostrasse le grandi capacità anche in ambito architettonico, con un’opera degna degli antichi romani.
Il progetto del grande complesso polisportivo è di Umberto Costanzini, ingegnere capo dell’Ufficio tecnico della Casa del Fascio; un ruolo importante ebbe anche l’architetto Giulio Ulisse Arata. Elemento caratterizzante dello Stadio è la torre di Maratona, inaugurata successivamente, il 27 ottobre 1929, alta 42 metri. Nell’incavo ad arco della torre, proprio di fronte alla tribuna reale, fu scoperta solennemente la statua equestre di Mussolini, mentre sul pennone fu issata una Vittoria alata. Entrambe erano opera dello scultore Giuseppe Graziosi. Dopo la guerra il monumento del Duce a cavallo sarà in parte disperso e in parte fuso da Luciano Minguzzi per le statue dei partigiani di Porta Lame.

Il villaggio della rivoluzione fascista al Littoriale
Nell’area del parco dell’antica villa De Lucca, nei pressi del nuovo stadio Littoriale, venne inaugurato nel 1938 il villaggio della rivoluzione, una piccola città giardino voluta dal segretario federale Cesare Colliva e costruita dall’Istituto delle Case Popolari (IFACP).
E’ destinato alle famiglie dei caduti, feriti e mutilati per la causa della rivoluzione fascista. Il progetto di Francesco Santini prevede 56 alloggi, 11 villette, un asilo nido e un rifugio antiaereo.
Le strade del quartiere dei gerarchi – via delle Camicie Nere, via del Legionario, via dello Squadrista, ecc. – cambieranno denominazione nel dopoguerra, saranno intitolate a partigiani caduti. Alcuni di essi, come Irma Bandiera, Pietro Busacchi, Paolo Martini, saranno uccisi dai fascisti e ritrovati cadaveri proprio nel rione dello stadio.

Lapide Irma Bandiera
Irma Bandiera (Medaglia d’oro al valor militare), staffetta della VII brigata Garibaldi GAP Gianni di Bologna, col nome di battaglia di Mimma, viene catturata dai fascisti a Funo di Argelato il 7 agosto 1944.
Condotta prima a San Giorgio di Piano e in seguito a Bologna, è a lungo torturata e, infine, uccisa il 14 agosto 1944. Il cadavere fu esposto dai fascisti sulla strada per un intero giorno, a poca distanza dalla casa dei genitori, nella via che ora è a lei dedicata e dove è collocata la lapide in sua memoria. In suo onore, nell’estate del 1944, una formazione di partigiani operanti a Bologna prese il nome Prima Brigata Garibaldi Irma Bandiera. È sepolta nel Monumento ai partigiani della Certosa.

Un murale per Mimma
Sulla facciata delle scuole Bombicci in via Turati è stato inaugurato nel 2017 un grande murale dedicato a Irma Bandiera. I fascisti non perdonarono a Mimma, ragazza minuta e fisicamente fragile, il suo coraggio: per una settimana sopportò gli interrogatori più duri e osò resistere alle sevizie senza fare i nomi dei compagni.
Sul murale, realizzato in tre giorni, con la tecnica dello spolvero, dalle associazioni Cheap e Orticanoodles, campeggiano in bianco le parole di Sandro Pertini: La coerenza è comportarsi come si è, e non come si è deciso di essere.

Monumento alle partigiane, Parco di Villa Spada
Il monumento, dedicato alle 128 donne partigiane della provincia di Bologna cadute nel corso della lotta di liberazione, è ospitato all’interno del Parco di Villa Spada.
Si tratta di un’opera del 1975, nata dalla partecipazione dell’amministrazione, degli urbanisti del gruppo Città nuova, del Comitato provinciale per le celebrazioni del 30° anniversario della Resistenza, dell’Udi (Unione donne italiane), degli operai e operaie delle ditte Sabiem, Calzoni e G.D., che vide l’apporto degli studenti di numerose scuole e degli allievi ed insegnanti del Liceo artistico F. Arcangeli.
Il monumento è costituito da un muro che segue la salita del terreno per circa cinquanta metri e che nella sua parte terminale scompare per divenire lo schienale di una gradinata, ordine superiore di un piccolo anfiteatro rivolto verso la città. Nella stessa area erano state poste statue in cartapesta appoggiate ad una griglia di ferro, realizzate dagli studenti del Liceo artistico con i calchi dei loro corpi.
La scelta di materiali deteriorabili era legata all’idea di costruire un monumento da rinnovare nel tempo, come la memoria della Resistenza.
Nel muro sono collocati 128 mattoni ognuno dei quali riporta il nome di una partigiana caduta, inciso dai ragazzi delle scuole.