produzione Conservatorio Maderna-Lettimi di Cesena e Rimini
in collaborazione con Accademia di Belle Arti di Bologna
prima assoluta
durata: 80 minuti
Trent’anni di un progetto che porta i giovani musicisti e cantanti in palcoscenico:
il Conservatorio Maderna-Lettimi festeggia l’anniversario con l’opera che racconta se stessa
Sabato 3 ottobre il Teatro Bonci di Cesena apre la Stagione musicale con l’opera di Gaetano Donizetti Le convenienze ed inconvenienze teatrali, allestita dal Conservatorio Maderna-Lettimi di Cesena e Rimini in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Inizio alle ore 20.30, ingresso gratuito.
La regia è di Alfonso Antoniozzi, la direzione d’orchestra di Paolo Manetti; scene e costumi sono realizzati dal corso di Scenografia – Teatro d’Opera e Spettacolo Musicale dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, coordinato dal docente Marcello Morresi. Sul palco, l’Orchestra del Conservatorio Maderna-Lettimi e gli allievi delle classi di canto dei docenti Alda Caiello, Valeria Esposito e Simone Alberghini.
Un progetto formativo che compie trent’anni: avviato a Cesena nel 1996, coinvolge ogni anno gli studenti in un allestimento lirico completo, dal canto alla musica d’orchestra, dalla scenografia ai costumi, in un percorso che dal Conservatorio porta al palcoscenico professionale del Teatro Bonci. Grazie alla collaborazione con Emilia Romagna Teatro ERT/Teatro Nazionale, che mette a disposizione gli spazi e le competenze della propria struttura tecnica e organizzativa, gli allievi hanno l’occasione di misurarsi direttamente con i tempi e le modalità di lavoro proprie dell’esperienza teatrale.
Dopo il debutto cesenate, lo spettacolo sarà al Teatro Galli di Rimini (il 15 ottobre in matinée e il 16 alle ore 20) e al Teatro Alighieri di Ravenna (il 16 dicembre alle ore 20 e il 17 in matinée).
Rappresentata per la prima volta al Teatro Nuovo di Napoli nel 1827, Le convenienze ed inconvenienze teatrali è una farsa di Domenico Gilardoniche mette in scena il dietro le quinte di un allestimento lirico: i capricci dei cantanti, le rivalità tra prime donne, le pretese delle “mamme” al seguito e il caos delle prove diventano materia di una satira lucida e tagliente, che ride del mondo del teatro con la complicità di chi quel mondo lo conosce dall’interno. Un congegno teatrale perfetto, in cui l’opera si denuda senza pietà, rivelandosi una macchina umana prima ancora che artistica.
Nella visione di Alfonso Antoniozzi la satira di Donizetti è «uno strumento molto più attuale di quanto sembri, perché mostra un sistema teatrale mentre si regola attraverso convenienze, gerarchie, ricatti piccoli e grandi, pretese personali, rapporti di forza. Oggi quelle dinamiche non sono certo scomparse» scrive il regista nelle sue note «ma hanno semplicemente cambiato linguaggio: sono entrate nei modelli produttivi, nei rapporti fra istituzioni e lavoratori dello spettacolo, nelle condizioni economiche del lavoro culturale, nella distanza fra ciò che si annuncia e ciò che si rende davvero possibile».