L’autore, professore ordinario di Storia Moderna presso il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali dell’Università Luigi Vanvitelli di cui, dal dicembre 2020, è direttore, racconta la vita della regina di Spagna prestando particolare attenzione alla formazione giovanile – negli anni del tramonto degli antichi Stati principeschi italiani, le cui corti erano ancora in grado di rappresentare modelli culturali e artistici di riferimento – e inquadrandone la figura in sintonia con la più recente storiografia sulla regalità femminile, l’apporto muliebre alla realizzazione della sovranità monarchica europea e l’influenza delle donne nella costruzione delle corti.
Il cardinale Giulio Alberoni definì Elisabetta Farnese (1692-1766) “scaltra come una zingara”: una regina consorte tutt’altro che passiva e relegata dietro le quinte, in una biografia che va oltre lo stereotipo della “madre ambiziosa” per cogliere i disegni complessivi della sovrana di Spagna, la cui politica internazionale si focalizzò, all’epoca, sul destino della penisola italiana, in un contesto internazionale segnato dal conflitto tra le potenze coloniali di Francia e Inghilterra, dalla crisi affrontata con resilienza dai Paesi mediterranei, dall’affermazione degli Asburgo di Vienna e dal successivo emergere della Prussia come nucleo tedesco alternativo all’interno dell’impero austro-ungarico. In un quadro complesso, si attua l’attenta politica di Elisabetta Farnese volta all’affermazione della dinastia: fu soprattutto grazie al suo operato, energico e non sempre convenzionale, che si diffusero numerose branche della famiglia dei Borbone, destinate a dominare l’Europa, con tratti assai comuni, nella seconda metà del Settecento.
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