L’invasione degli Ultracontemporanei: la generazione Z a BOOMing 2023

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Dal 2 al 5 febbraio la terza edizione della fiera dell’arte emergente organizzata nei giorni di ART CITY Bologna e di Arte Fiera intercetta i fermenti e le tensioni delle nuove leve artistiche

BOLOGNA – Contemporanei, anzi, Ultracontemporanei. I giovanissimi protagonisti della sezione GENERATION(Z) appartengono a questo nuovo trend, e raccontano il presente come materia viva e pulsante. BOOMing Contemporary Art Show (2-5 febbraio) apre le porte, più che mai, al cambio generazionale: largo ai giovani nati essenzialmente dal ’90 in poi, quindi Under 33. In comune hanno l’esser cresciuti tra crisi, precarietà e il sentimento di nuova concretezza che porta con sé la caduta di tante illusioni ma anche nuove ambizioni. Digital native, inclusivi, attenti ai diritti sociali e alla tutela dell’ambiente gli “zoomer” sono trainati dalla lettera Z, capolettera di svolta e simbolo di questa edizione, mutuata dallo slang giovanile.

Forse il loro sguardo riuscirà davvero a dare un contributo diverso e (r)innovare l’esistente. L’appuntamento è negli spazi di DumBO, l’ex scalo ferroviario, ora area rigenerata con la cultura: oltre alle proposte selezionate dalle gallerie e presentate in sezione, verrà dato ampio spazio, anzi un intero piano, ai nuovi nomi. Un’occasione per scoprire artisti e artiste rappresentati dalle migliori gallerie emergenti, ma anche collettivi indipendenti, nuove realtà ibride e spazi non profit.

Generation(Z): una sezione speciale della fiera più una mostra al +1

Al piano +1, nelle nicchie di cemento dell’ex deposito del Binario Centrale spicca Generational Trauma, opera emblematica dell’artista georgiana Gvantsa Jishkariani (*1991) che si auto-presenta tramite la galleria The Why Not Gallery di Tbilisi, da lei stessa fondata. Attraverso tecniche come l’arazzo e la combinazione di materiali come vetro, mosaico e metallo, prende le distanze dalla scultura monumentale di matrice sovietica offrendone una interpretazione dissacrante.

Fra le gallerie in sezione Cellar Contemporary di Trento, che forte del know-how storico di Studio d’Arte Raffaelli concentra la ricerca su artisti post-millennial che, nelle parole dei giovani galleristi Davide Raffaelli e Camilla Nacci, “sanno esprimere contemporaneamente l’inquietudine e la saggezza, caratteristiche della loro generazione e del nostro tempo”. Incontriamo così le tensioni ancestrali e i mondi popolati da creature mostruose, spesso antropomorfizzate, del finalista al Premio Cairo Bruno Fantelli (trentino, nato nel 1996), e i volti distorti, le maschere deformate di Solomostry (nato a Milano nel 1988), dallo stile estremamente riconoscibile, che omaggia il popolo della musica, del writing e della notte. Ammiriamo l’attitudine performativa e fotografica di Zana Masombuka (nata a Johannesburg nel 1997), artista e attivista sudafricana che gioca con il travestimento per trasmettere messaggi dalla potenza universale, e ci imbattiamo nel solo show e nei lavori su tela di Margherita Paoletti, marchigiana classe ’90 ben nota al pubblico bolognese e di BOOMing, illustratrice di delicati ecosistemi onirici, abitati dai corpi e dalla natura.

Candy Snake Gallery di Milano propone una selezione che, secondo Andrea Lacarpia, esprime i tratti distintivi della nuova generazione di artisti, che “si focalizzano sul dialogo tra la fisicità della materia, l’iconicità dell’immagine e la fluidità incorporea del mondo digitale.” Ad esempio la scultrice Naomi Gilon (nata nel 1996 ad Arlon, vive e lavora a Bruxelles) si ispira alla fantascienza, il cinema horror e la mitologia per creare chimere umane e animali, che irrompono nella quotidianità con incursioni nell’ambito del design e della moda. La ricerca di Margherita Mezzetti (Siena, 1990) e Andrea Samory (Padova, 1991), presentati insieme al primo piano, è permeata dall’immaginario digitale, traslato in una pratica pittorica e scultorea dalla notevole perizia tecnica in cui viene indagata la frammentazione dell’identità in bilico tra reale e virtuale.

Lo spazio di Gigi Rigliaco Gallery (Lecce) si popola delle opere degli artisti affermati Gianfranco Basso, Fabrizio Fontana, Gianmaria Giannetti e Santa Scioscio poste in dialogo con quelle del neo-diplomato all’Accademia di Lecce Luca Luprano nel progetto More Than Words. Un accostamento di diverse generazioni, ma soprattutto di immagini con elementi testuali che amplificano il messaggio e stimolano lo spettatore ad una più attenta riflessione, sfidando la tendenza ad una lettura rapida e superficiale tipica di un sistema di comunicazione effimero e molto dinamico.

Matteo Bianco, rappresentato da Habitat Ottantatre a cura del giovanissimo Zeno Massignan, si affida a un messaggio cristallino, illuminato al neonVaffanculo light è rivolto alla mercificazione dell’arte, ed è la denuncia di un gioco inesorabile che, per scardinare certe logiche consumistiche, finisce per assecondarle. La parola – in questo caso recitata – è centrale anche nella performance di Sanjeshka – l’artista serba presentata da Contemporary Attitude a cura della giovane Chiara Spagnol, un invito catartico a fuggire dalla tentazione dell’iperproduttività. Con voce ipnotica pronuncia poesie in varie lingue, accenna canzoni, gioca con la ripetizione di parole e concetti in un video che prende forma anche in oggetti scultorei fisici contornandolo con le frasi e le sensazioni più incisive e avvolgendo lo spettatore in una sorta di trance complessiva. Sempre presentata da Contemporary Attitude – a cura di Eleonora Angiolini – Martina Camani propone la serie I WANT, che attraverso il trampolino evoca un moto interiore dell’essere, demistificatorio e liberatorio, e la accosta alla doppia installazione Febbre, che si sofferma sul tifo sportivo come fenomeno sociale e identitario.

Nelle proposte di Marsala Due di Bologna a cura di Antonio Di Falco, l’artista Giulia Sensi rende protagonisti gli oggetti legati al mondo dell’infanzia e a quello adulto del collezionismo, giocando con la serietà e compulsività dell’uno e l’appassionata libertà dell’altro. Il lavoro di Flavio Pacino, attraverso disegno, media scultorei e installativi, indaga invece sul rapporto tra naturale e artificiale: nell’installazione site-specific gli elementi vegetali prendono il sopravvento e comprimono travi e colonne in cemento armato, ribaltando il concetto di rifugio.

I collettivi e gli indipendenti

A BOOMing la dimensione collaborativa – che ha segnato i grandi movimenti del passato – si prende una rivincita sul sistema dell’arte contemporanea, caratterizzato da individualismo e competizione. Due i collettivi presenti: plurale e Borlottee. Il primo, composto da Giulio Ancona, Leonardo Avesani e Chiara Ventura, nasce nel 2020 per esplorare una forma empatica d’esistenza a partire dal linguaggio, dalle falle che si riscontrano nel quotidiano e dalle mille forme che assume la violenza. Borlottee (sì i fagioli) – che firma la nuova immagine coordinata e grafica di BOOMing 2023 – parte dal design per creare opere multimediali e mix media che indagano temi sociali usando l’ironia e la sovversione. Con il progetto Carico riflette sulla tensione tra persone appartenenti a generazioni diverse negli ambiti sociali, lavorativi e politici.

L’identità, invece, è il cuore del progetto portato avanti da Artists For Pride, a cura dell’art sharer Elisabetta Roncati. Tre gli artisti e le voci indipendenti che espongono una delle questioni cruciali affrontate dalla loro generazione. Fabio Orioli esplora la fluidità nella visione del corpo, che riflette la mutevolezza e l’individualità, Federica Sutti ridefinisce il simbolo della sessualità maschile e lo arricchisce trasformandolo in emblema della diversità etnica, sociale, estetica e di genere, Elena Zecchin propone un viaggio nello sguardo e nella sensorialità di una persona neuroatipica.

www.boomcontemporaryart.com