“L’idiota” di Dostoevskij è un principe grottesco
nello spettacolo di Valerio Pietrovita
A Teatri di Vita, Bologna, 6-8 novembre 2026
La frase più celebre del romanzo “L’idiota” di Fëdor Dostoevskij è “la bellezza salverà il mondo”, ciò che tenta di fare, senza successo, il suo protagonista, il principe Myskin, un ingenuo in un mondo feroce, una sorta di Chaplin in una realtà ostile. Lo spettacolo, scritto e interpretato da Valerio Pietrovita, e prodotto da Galleria Toledo, è in scena a Teatri di Vita (piazzetta Sergio Secci 1, ex via Emilia Ponente 485, Bologna; tel. 333.4666333; teatridivita.it), venerdì 6 novembre alle ore 21, sabato 7 alle ore 20 e domenica 8 alle ore 17.
“L’idiota. Circo di voci per attore solo” è presentato nell’ambito della stagione del Centro di Produzione Teatrale Teatri di Vita “L’allegria”, realizzata con il contributo di Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna e Comune di Bologna | Settore Cultura e Creatività.
L’idiota. Circo di voci per attore solo da Fëdor M. Dostoevskij, di e con Valerio Pietrovita, disegno, luci e foto di scena Davide Scognamiglio, datore luci Sebastiano Cautiero , musiche e suoni Simone Ottaviano, Carla Pastore, voce Laura Popescu, elementi di scena Giuditta Papale, collaborazione ai costumi Daniela Montella,Yesey Cappelli, produzione Galleria Toledo in collaborazione con Archètipo | Teatro Comunale Di Antella, con il sostegno di Le Belle Bandiere e del Centro Teatrale Umbro, Manovalanza.
Il principe Myskin è l’idiota immaginato da Dostoevskij, un uomo ancora fanciullo catapultato in un mondo troppo adulto. La frase più celebre del romanzo è Mir spaset krasotà: “la bellezza salverà il mondo”, ciò che tenta di fare, senza successo, il suo protagonista. L’idea del protagonista nasce dalla volontà di dare vita a un alter ego del Cristo, un uomo del tutto buono, gettato nel proprio presente oscuro, fatto di delitti, funzionari corrotti, giovani nichilisti. Eppure, nel romanzo, c’è sempre un risvolto comico, tutto è filtrato da una lente quasi farsesca. Le vicende si susseguono come in un giallo o in una fiaba, ma in questo caso il principe non è ‘azzurro’, bensì povero, malato, goffo, a tratti grottesco, una sorta di Chaplin o Keaton ante litteram. La meta teatralità e i riferimenti all’attualità sono presenti già nel classico russo. E in controluce potrebbe trasparire anche l’attuale situazione dei teatranti, una categoria la cui condizione lavorativa ed economica in Italia non può che far riflettere o lasciare esterrefatti, magari anche un poco divertiti e far sussurrare a mezza voce, sotto i baffi: “idioti”.
Valerio Pietrovita, 33 anni, napoletano, incontra il teatro grazie alla regista Adriana Follieri, che segue come attore e aiuto regista. Dal 2017 lavora con Elena Bucci e Marco Sgrosso, con cui è in scena ne L’anima buona del Sezuan, La canzone di Giasone e Medea, La Romagnola, La casa dei Rosmer. È in scena nello spettacolo La Tempesta di Shakespeare e in I Turcs tal Friùl di Pasolini, entrambi con la regia di Alessandro Serra. Con il suo testo Palazzi di cristallo ha vinto il premio Nuove sensibilità 2.0 per autori campani under 40.
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