Si tratta della biografia del centese Giuseppe Malagodi, che il nipote ricostruisce attraverso testimonianze personali, documenti originali e foto famigliari. Malagodi, come l’autore del volume, lavorò come correttore di bozze presso case editrici e quotidiani, ma fu anche giornalista pubblicista. Come molti giovani italiani, partecipò con convinzione alla Prima guerra mondiale da cui venne congedato come sergente maggiore e insignito di Croce di guerra. Antifascista della prima ora, s’impegnò attivamente nel partito repubblicano come sindacalista e politico e nell’estate del ’42 aderì al partito d’Azione a Milano. Venne arrestato nel dicembre del ’43 e incarcerato nel VI Raggio di San Vittore, a Milano, da cui venne trasferito prima a Fossoli poi a Gries (Bz). Da qui fu infine deportato nei campi di sterminio di Mauthausen e poi di Gusen, dove morì di fatica, sevizie, fame e patimenti il 29 marzo del ’45, a poco più di un mese dalla liberazione di Mauthausen a opera delle truppe americane della terza armata del generale Patton.
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