Così affermano con forza gli assessori regionali al Lavoro, Giovanni Paglia, e all’Agricoltura, Alessio Mammi, a seguito della vicenda del ‘caporale’ pakistano arrestato a Modena per lo sfruttamento di otto braccianti agricoli connazionali e che nelle prossime settimane saranno sul territorio per individuare possibili strumenti di risposta.
“L’agricoltura è un settore ad alta intensità di lavoro manuale- continuano gli assessori-, in cui è più alto il rischio di irregolarità e di sfruttamento. Come Regione abbiamo sostenuto con convinzione la nascita e lo sviluppo della Rete del Lavoro agricolo di qualità, attraverso la premialità nei bandi di finanziamento dei bandi europei per lo Sviluppo rurale. Ma la Rete di per sé non basta- spiegano- e per questo stiamo lavorando con le istituzioni del territorio, Inps, forze dell’ordine, sindacati e Agenzia regionale per il lavoro, per aprire sportelli sul territorio che siano a diretto contatto con i lavoratori e le lavoratrici e li accompagnino e supportino nella scelta di percorsi regolari”.
Un primo presidio contro lo sfruttamento e il caporalato in agricoltura è stato realizzato lo scorso anno per la prima volta a Portomaggiore, in provincia di Ferrara, un laboratorio di esperienze che può essere replicato anche su altri territori.
L’attenzione è nata dopo episodi di caporalato registrati in quella zona, casi denunciati dai sindacati e che hanno visto la mobilitazione immediata di tutte le istituzioni del territorio e l’avvio di un tavolo coordinato dalla Prefettura di Ferrara, in collaborazione con la direzione provinciale dell’Inps di Ferrara, il Comune di Portomaggiore e la Sezione territoriale della Rete del Lavoro agricolo di qualità, iniziativa che deriva da un percorso condiviso iniziato nel 2022 e finanziato da un bando regionale a contrasto del caporalato (legge 18 del 2016).
A Portomaggiore è stato aperto dallo scorso anno uno sportello fisico dell’Agenzia del lavoro dell’Emilia-Romagna che mette a disposizione anche attività di mediazione culturale e linguistica finanziata con fondi regionali, facilitando la comunicazione con lavoratrici e lavoratori stranieri. In particolare, un mediatore di lingua urdu assiste gli utenti di origine pakistana, promuovendo anche l’accesso ai servizi per le vittime di sfruttamento lavorativo e l’accompagnamento verso il lavoro regolare. Nel centro sono disponibili materiali informativi in italiano, inglese, arabo e urdu sui diritti dei braccianti. Inoltre, è stata avviata una sperimentazione di servizi di trasporto riservati all’agricoltura, il Progetto ‘Agribus’. Gli operatori del Centro per l’Impiego offrono a lavoratrici e lavoratori informazioni, dichiarazione di immediata disponibilità (Did), costruiscono il patto di servizio, oltre a percorsi personalizzati, di orientamento e accompagnamento al lavoro regolare. Allo stesso tempo forniscono alle aziende agricole supporto per pubblicare offerte di impego sulla piattaforma “Lavoro per Te” e organizzare Recruiting days.
Anche a Modena, in particolare, il Tavolo per il lavoro agricolo di qualità è attivo e potrà condurre a iniziative analoghe a quelle che a Portomaggiore stanno già portando a risultati apprezzabili.
“L’esistenza di sezioni particolarmente attive della Rete del lavoro agricolo di qualità costituisce il fulcro per l’avvio di queste azioni- concludono Paglia e Mammi-. L’Emilia-Romagna, con le sue 2.522 aziende rappresenta circa un quarto delle 10.664 aziende italiane complessivamente iscritte alla Rete, costituendo una best practice riconosciuta a livello nazionale. Ma intendiamo fare ancora di più, affinché questo sistema si configuri davvero come una pratica virtuosa ed efficace nel contrastare le sacche di illegalità”.
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